Alla ricerca del corpo perduto…nei banchi della scuola primaria!

Molto spesso ci siamo dedicati con efficacia a descrivere il delicato passaggio tra scuola dell’infanzia e la scuola primaria,

ma io vorrei con questo mio intervento, porre l’attenzione sul mutamento di paradigma imposto ai bambini nella relazione con il loro corpo al momento dell’entrata nella Primaria.

Il corpo da vettore di conoscenza e costruzione di consapevolezza diventa, improvvisamente, nella scuola Primaria un oggetto alieno agli obiettivi dei programmi educativi al punto da rappresentare un vero e proprio ostacolo alla normale didattica quando non si dimostri bastantemente educato.

Se il bambino mostra una certa irrequietezza, un non sufficiente livello attentivo, magari “aggravato” da una certa aggressività nelle condotte, scatta subito l’acronimo BES (Bisogni Educativi Speciali) col quale s’invita la famiglia ad attivarsi per una qualche certificazione, si può andare da una semplice Iperattività alla dislessia, ambito diagnostico in sorprendente espansione.

Segno questo, a mio avviso, di una scuola in difficoltà nell’accogliere i bambini nella loro globalità che, imponendo loro una rimozione forzosa del corpo, relegandolo ai soli momenti di gioco libero durante l’intervallo o alle canoniche due ore settimanali di educazione fisica, perde di vista i bisogni espressivi e le potenzialità cognitive intimamente legate alla corporeità di ogni individuo.

I percorsi di psicomotricità possono costituire un valido ponte tra l’espressione dei bisogni dei bambini e la declinazione delle norme che regolano lo stare nello spazio tempo della classe e al contempo, può aprire ad una riflessione cooperativa col gruppo docente sulle fonti del disagio educativo in classe e/o di quello che può nascere dal confronto con alcuni bambini particolari, cercando il senso delle loro condotte “problematiche” oltre che modalità e strumenti in grado di trasformare le relazioni adulto-bambino. Infine può offrire alle famiglie un momento di scambio e scoperta che talvolta può aprire a nuovi sguardi sui figli.

loro indicazioni, le criticità si sciolgono. Inoltre offre loro un adulto in grado di creare spazi di elaborazione e delineare posizioni di gioco che accompagnino i bambini nella costruzione di una sempre più consapevole autoregolazione per il tramite di opzioni di scelta che li rendano protagonisti responsabili delle loro scelte.

Al contempo, per i docenti osservare i bambini in azione rappresenta la possibilità di scoprire le risorse inespresse in seno all’attività curricolare che, se riconosciute, potrebbero trovare spazio in un mutato quadro relazionale, riconoscendo al bambino “difficile” un proprio sapere/saper fare da offrire al gruppo classe. I docenti avrebbero anche la possibilità di riflettere sulla propria posizione ed escogitare strategie di comunicazione efficaci che abbassino i livelli di reattività nelle comunicazioni. Ad esempio, un gruppo docente, facendo risorsa di un mio suggerimento di dare agli alunni un indicatore visivo dello stato di disagio delle insegnanti prima che ci fosse l’inevitabile urlata, ha elaborato un termometro della “arrabbiatura dell’insegnante” sulla cui scala veniva spostato un quadrato che salendo, determinava conseguenze conosciute dalla classe.

L’aspetto per me più significativo è che i docenti abbiano usato uno strumento nuovo, che li ha portati necessariamente a riflettere sul loro stato interno prima di urlare alla classe e al contempo, ha reso visibile lo statoemotivo del docente permettendo alla classe di autoregolarsi prima di incorrere in sanzioni.

Avrei tanti altri esempi come questo da raccontare ma lo spazio è tiranno… per concludere mi sento di ricordare che già nel V sec. a.C. si usava dire che “puoi scoprire di più riguardo a una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”, senza dimenticare che per apprendere i ragazzi dovrebbero essere guidati “per mezzo di ciò che li diverte” e per ciò stesso senza dimenticarne il corpo, veicolo straordinario di apprendimento efficace ed immediato per ognuno di noi.

a cura dott. Claudio Buccheri
psicomotricista, TNPEE, formatore, supervisore e tutor