Il dovere quotidiano mi lascia senza fiato… e adesso?

Scopri come essere genitori con più respiro e imparare a prendersi cura di sé per aver cura dei propri figli.

La genitorialità oggi è sempre più attraversata da consigli, modelli educativi e soluzioni che promettono di rispondere a ogni dubbio. Ma come orientarsi in mezzo a tante informazioni senza sentirsi sopraffatti? Come trovare un equilibrio tra il desiderio di essere buoni genitori e la consapevolezza che la relazione con i figli non può essere ridotta a una serie di regole da applicare?

Essere genitori significa confrontarsi ogni giorno con domande complesse, spesso senza avere risposte immediate. Per affrontarle, può essere necessario fermarsi, respirare e recuperare uno spazio di riflessione, ascolto e confronto con gli altri.

Genitorialità oggi: quando troppi consigli aumentano le nostre paure

La questione dell’essere genitori oggi è diventata oggetto di un marketing spietato, capace di intercettare le paure dei giovani genitori e di proporre soluzioni semplici e standardizzate.

È necessario essere consapevoli del contesto nel quale viviamo e di come l’economia intorno a noi gestisce i nostri bisogni. Economia significa, nella sua origine, le regole della casa.

Immagino che, nel momento in cui hai iniziato, o avete iniziato, a pensare di avere un figlio o una figlia, gli algoritmi dei vostri social abbiano compreso la vostra intenzione e abbiano cominciato a proporvi bisogni, dubbi, soluzioni facili e oggetti di ogni genere. Molti dei quali, siamo sinceri, finiscono per riempire armadi e sgabuzzini, fino a farci dimenticare persino di possederli.

Qualcosa di simile accade anche dentro di noi quando ci ingozziamo di nozioni per rispondere a quella parte di noi che ha paura. Una parte spesso sotto attacco del pensiero critico, sia interiore sia esterno, che vorrebbe il genitore sempre preparato, competente e performante.

Il risultato è una sorta di effetto spam: come accade con le email, i messaggi WhatsApp e le notifiche delle applicazioni, i continui segnali che richiamano la nostra attenzione finiscono per produrre l’effetto opposto. Ci sentiamo sommersi, incapaci di rispondere a tutto e, alla fine, rischiamo di non rispondere a niente, fino a chiuderci in noi stessi.

La solitudine dei genitori e il valore di una comunità educante

Una delle difficoltà più grandi della genitorialità contemporanea è, a mio avviso, l’isolamento dell’individuo, che spesso si trova a crescere i figli in solitudine.

Non intendo soltanto la solitudine vissuta all’interno della propria abitazione, ma quella di una società che sembra sfavorire il senso di comunità. Una società nella quale, talvolta, i genitori finiscono per incontrarsi e parlarsi quasi esclusivamente nella chat di classe.

Eppure, i figli non si crescono da soli. Hanno bisogno di una comunità.

Scelgo consapevolmente la parola comunità, anziché famiglia, perché ritengo importante riqualificare il valore della comunità educante. Lo sguardo esclusivamente familiare rischia, infatti, di essere eccessivamente di parte e di rendere più difficile una visione ampia e articolata delle situazioni.

Questo non significa che esista un punto di vista completamente obiettivo, soprattutto quando si parla di relazioni. L’obiettività, infatti, raramente è il risultato di un singolo sguardo personale: nasce più spesso dal confronto tra prospettive differenti.

È proprio nel dialogo con gli altri che possiamo trovare nuove chiavi di lettura, riconoscere aspetti che ci erano sfuggiti e comprendere meglio ciò che accade nella relazione con i nostri figli.

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Educazione e consumismo: come trovare un equilibrio senza inseguire la perfezione

Ho scritto un libro intitolato Respira. La pedagogia relazionale. Certamente mi farebbe piacere che venisse letto, ma desidero condividere una riflessione che mi accompagna da molti anni di esperienza professionale.

Per lungo tempo ho vissuto il dilemma di scrivere un prodotto editoriale. Mi chiedevo se, all’interno di un’editoria ormai bulimica, stessi semplicemente aggiungendo rumore al rumore, mentre testi fondamentali come quelli di Maria Montessori, John Dewey e Jiddu Krishnamurti sono ancora da comprendere fino in fondo.

Da questa esperienza nasce una domanda che considero importante anche per chi è genitore: come possiamo restare in equilibrio all’interno di un’economia consumistica? Come mantenere uno sguardo critico, senza sentirci obbligati ad aderire a ogni proposta, ma anche senza rifiutare a priori ogni contributo?

La psicologia, la pedagogia e la medicina ci offrono conoscenze e consapevolezze sempre nuove. È importante, tuttavia, ricordare che la scienza procede anche attraverso gli errori e la loro correzione. Ciò che oggi riteniamo corretto può essere rivisto domani.

La revisione non è un difetto: è un metodo.

Anche nell’educazione, l’atto del riflettere dovrebbe restare uno strumento fondamentale, che non passa di moda. Non dovremmo mai cedere completamente ad altri il compito di pensare al posto nostro, cercando soluzioni semplici per rispondere a qualcosa di tanto complesso come la relazione tra genitori e figli.

Non esistono formule capaci di anticipare ogni situazione. Esistono, invece, la possibilità di osservare, comprendere e scegliere come agire, sapendo che ogni relazione è unica e in continua evoluzione.

Come affrontare le difficoltà educative senza cercare risposte immediate

Prima di agire è necessario riconoscere e comprendere il contesto nel quale ci troviamo.

Possiamo farlo confrontandoci con gli altri e accogliendo il loro punto di vista come un suggerimento, anziché viverlo come una critica o una regola da seguire.

Il dialogo con chi ci sta accanto e con chi collabora alla crescita di nostro figlio o di nostra figlia può aiutarci a vedere ciò che da soli non riusciamo a riconoscere. Ma questo dialogo esterno ha anche un corrispettivo dentro di noi: il dialogo interiore.

Se impariamo ad ascoltare con maggiore consapevolezza i nostri pensieri, possiamo trasformarli in un’occasione di confronto personale e di crescita.

Spesso ci accorgiamo che qualcosa non funziona soltanto quando la situazione si rompe. Accade, per esempio, quando cerchiamo di correggere alcune abitudini dei bambini, convinti che siano comparse all’improvviso.

In realtà, ciò di cui abbiamo bisogno è comprendere anche in che modo abbiamo contribuito alla loro costruzione. Non per attribuirci ogni responsabilità o colpevolizzarci, ma per riconoscere le dinamiche della relazione e capire dove possiamo intervenire diversamente.

Questo lavoro di comprensione diventa più efficace quando possiamo condividerlo con altri adulti, all’interno di una comunità educante.

Perché confrontarsi con altri genitori può fare la differenza

Sono grato a Bambini e Genitori APS per aver creato uno spazio di confronto e sostegno autenticamente etico e accessibile. È proprio questo che intendo quando parlo di comunità educante: un luogo nel quale le domande possono essere condivise, i punti di vista possono incontrarsi e le difficoltà possono diventare occasioni per comprendere meglio le relazioni.

Chiedere un confronto non significa essere incapaci di educare. Significa riconoscere che la complessità della genitorialità non può essere affrontata sempre e soltanto con le proprie risorse individuali.

Una comunità non offre necessariamente risposte immediate e valide per tutti. Può offrire qualcosa di altrettanto importante: la possibilità di fermarsi, guardare una situazione da prospettive diverse e trovare una strada più consapevole.

È in questo spazio che il confronto diventa una risorsa concreta per la vita quotidiana e per il rapporto con i figli.

Esiste davvero il genitore perfetto?

Sono d’accordo sul fatto che non esista il genitore perfetto, purché questa consapevolezza non diventi un modo per autoassolversi e continuare a sbagliare senza mettersi mai in discussione.

La perfezione è un’idea che cambia continuamente. Oggi può coincidere con un determinato approccio pedagogico, domani con un altro. Se la intendiamo come qualcosa di stabile, certo e definitivo, forse è meglio imparare a dubitarne, piuttosto che correre il rischio di diventare rigidi, immobili e incapaci di ascoltare.

Se, invece, pensiamo alla perfezione come a un punto che oscilla nello spazio dell’incertezza, possiamo continuare a desiderarla senza pretendere di raggiungere una condizione definitiva.

Possiamo restare aperti, disponibili a rivedere le nostre convinzioni e capaci di ascoltare ciò che accade dentro e fuori di noi.

Forse, allora, la questione non è diventare genitori perfetti, ma imparare a essere genitori consapevoli: capaci di riflettere, confrontarsi e riconoscere che il percorso educativo non è una strada già tracciata, ma una relazione che si costruisce giorno dopo giorno.

Il dovere quotidiano mi lascia senza fiato: da dove ricominciare?

Quando il peso delle responsabilità quotidiane sembra prendere il sopravvento, può essere utile concedersi uno spazio per fermarsi e guardare con occhi nuovi ciò che stiamo vivendo.

Non per trovare l’ennesima regola da seguire o una soluzione valida per tutte le famiglie, ma per recuperare la possibilità di riflettere, comprendere le relazioni e confrontarsi con altri genitori e professionisti.

È da questa esigenza che nasce il percorso Essere Genitori Oggi – Il dovere quotidiano mi lascia senza fiato, e adesso?, uno spazio di approfondimento e confronto pensato per accompagnare i genitori nella comprensione delle difficoltà educative e nella ricerca di un equilibrio più consapevole.

Se senti il bisogno di fermarti, dare spazio alle tue domande e guardare la relazione con i tuoi figli da prospettive nuove, puoi scoprire il percorso e valutare se risponde alle tue esigenze.

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Una possibilità in più per le famiglie: la Borsa di Studio

Crediamo che avere accesso a informazioni e strumenti educativi affidabili debba essere una possibilità concreta per le famiglie.

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Chiedere un sostegno non significa essere meno capaci come genitori. Significa riconoscere il valore del proprio cammino educativo e cercare le risorse per affrontarlo.

Su di me

Roberto Seghi Rospigliosi è pedagogista, giudice onorario minorile e consulente relazionale. Autore del libro Respira. La pedagogia relazionale, si occupa di riflessione pedagogica e relazioni educative. Nel suo lavoro approfondisce il valore dell’ascolto, del dialogo e della comunità educante come risorse per accompagnare i genitori nella complessità della crescita dei figli.

Nel percorso Essere Genitori Oggi – Il dovere quotidiano mi lascia senza fiato, e adesso? accompagna i partecipanti nella riflessione sulle difficoltà della genitorialità contemporanea, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali e delle possibilità di confronto.

ROBERTO SEGHI ROSPIGLIOSI
pedagogista, giudice onorario minorile

CONTATTI tel. 340.675.45.69
Instagram: @spazioermes

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