Solitamente è l’ingresso nella scuola primaria ad evidenziare eventuali disturbi intellettivi dei nostri figli, anche se la maggior parte dei casi di grave disabilità intellettiva risulta riconoscibile molto prima.
Ma cosa si intende per disabilità intellettiva? Per disabilità intellettiva (o disturbo dello sviluppo intellettivo) si intende una condizione clinica con esordio nel periodo dello sviluppo (infanzia o adolescenza) che comprende deficit del funzionamento sia intellettivo che adattivo negli ambiti concettuali, sociali e pratici. In particolare si caratterizza per un deficit delle capacità mentali e quindi delle capacità di ragionamento, problem solving, pensiero astratto e apprendimento dell’istruzione...)1. Proprietà che vengono valutate e misurate tramite test di intelligenza standardizzati e somministrati individualmente.
La compromissione del funzionamento adattivo è relativa all’autonomia personale e di responsabilità sociale nella comunità in confronto a soggetti della stessa età e dello stesso livello socio-culturale. La valutazione del funzionamento adattivo viene compiuta per mezzo di misurazioni personalizzate standardizzate, effettuate attraverso degli informatori attendibili (quali familiari e/o insegnanti e/o etc) e valutazioni/osservazioni cliniche1.
Il difetto dello sviluppo cognitivo che sta alla base di tale patologia è generalizzato poiché riguarda tutti gli ambiti dell’apprendimento sebbene la compromissione degli stessi non sia mai della stessa misura. Pertanto si delineano dei profili disomogenei per gradi di funzionamento variabile.
La disabilità intellettiva si può classificare nei seguenti livelli di gravità: lieve, moderata, grave ed estrema che sono definiti in relazione al grado di funzionamento adattivo e non solo dai punteggi del quoziente intellettivo (QI). Il quoziente intellettivo è indicativo di disabilità cognitiva se uguale o inferiore a 70.
Si tratta di una condizione clinica molto eterogenea che può essere determinata da molteplici cause ad esordio pre (sindromi genetiche, patologie metaboliche congenite, malformazioni cerebrali, malattie materne, influenze ambientali) peri (sofferenza durante il travaglio e/o il parto) post (danno ipossico-ischemico, lesioni cerebrali di natura traumatica, infezioni cerebrali, intossicazioni tossico-metaboliche, etc) e natale.
La diagnosi si basa su un’accurata raccolta della storia clinica, l’esame obiettivo generale, la valutazione delle capacità intellettive e del funzionamento adattivo, nonché una valutazione genetica, uno screening metabolico e l’esecuzione di indagini strumentali.
Le forme gravi possono essere diagnosticate anche nei primi anni di vita; mentre quelle lievi non prima del sesto/settimo anno di età in concomitanza con l’ingresso alla scuola primaria ed in relazione all’aumento delle richieste nella stessa.
Tale patologia è caratterizzata da una disabilità permanente e come tale dura tutta la vita; l’andamento può essere influenzato dalla presenza di condizioni mediche e/o genetiche concomitanti. Frequentemente si associano disturbi mentali e del neuro sviluppo quali disturbi d’ansia e del tono dell’umore, disturbo dello spettro dell’autismo, disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività, disturbo del controllo degli impulsi e auto ed etero aggressività.
Ovviamente trattamenti precoci e costanti nel tempo possono migliorare il funzionamento intellettivo globale e, quindi, modificarne i livelli di gravità.•
Bibliografia
1 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5)
a cura dott.ssa Mariangela Pinci
neuropsichiatra infantile