Come si risolvono i conflitti con i figli? Scopri il potere della mediazione!

Mettiamo da parte la tentazione della potenza e agiamo con la forza della mediazione: quello sforzo comune per avvicinare due posizioni in principio inconciliabili.

Il medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, Alberto Pellai, tenta di tracciare le regole del gioco che concorrono al raggiungimento di un equilibrio condivisibile da tutte le parti coinvolte. 

Viviamo in tempi in cui la mediazione appare un miraggio. Che significa “mediare”? 

“La mediazione è sempre un modo per gestire il conflitto senza usare la dimensione della potenza, ma ricorrendo al dialogo. Se due persone abitano in zone divergenti il rischio più grosso è che, in quell’immaginario tiro alla fune, la corda si spezzi.

Accorciare le distanze presuppone il desiderio di venirsi incontro. Rinuncio a qualcosa e accolgo le richieste dell’altro che, a sua volta, fa lo stesso.”

Sembra semplice...perché allora è così difficile trovare una mediazione, sia a livello internazionale sia nella sfera privata?

“La mediazione è il risultato di un lavoro in cui tutti gli attori si mettono in gioco con la forza della competenza e non della prepotenza. Serve impegno: si deve evitare sia di risolvere la diatriba in fretta perché si crede di essere il più potente sia di lasciar vincere l’orgoglio, rifiutando di cedere qualcosa.”

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La mediazione può diventare un’arte nel rapporto fra la coppia genitoriale e i figli?

“La negoziazione è la cifra del cambio di relazione quando i figli entrano in pre-adolescenza. Se prima chiedere ai figli di aderire al copione dell’obbedienza era il miglior modo per garantirne la crescita e proteggerli, in pre-adolescenza si passa dal copione dell’obbedienza a quello dell’autonomia.

Generare competenze di autonomia significa saper mediare.

Il salto evolutivo dei nostri figli deve essere accompagnato, costruendo un processo di confronto, dialogo e conflitto sano che permetta ai ragazzi di conquistare progressivamente i propri spazi.

Bisogna sempre mediare o ci sono occasioni in cui è bene essere intransigenti?

“Il genitore è l’adulto e il suo ruolo impone che ci siano dei no’ da cui non si può prescindere. Che salvano la vita anche se i figli non gradiscono. I no’ necessari aiutano a crescere e sono quelli in cui il genitore è più competente ed è in grado di anticipare un pericolo o una situazione a cui i minori non sono pronti. Attenzione, però, ai no’ che servono solo al genitore: i sì’ leciti vanno pronunciati anche se causano apprensione.”

Come si insegna ai figli a comprendere le esigenze dell’altro?

“Assegnando responsabilità alla loro portata e verificando insieme come procede la gestione.

Un genitore deve mostrare ai figli che in percorso alla conquista della propria autonomia ci sono passaggi di avanzamento da monitorare.

La mediazione migliore richiede una verifica continua, un contratto educativo in cui il genitore indica dove il figlio può arrivare, concedendo spazi crescenti di libertà.

Un rapporto in cui anche il genitore matura a sua volta.”

Davanti a famiglie disfunzionali, che ruolo assume una mediazione esterna? E come opera per il benessere di tutti?

“In una zona ad alto conflitto in cui le persone sono travolte dall’incapacità di fare la cosa giusta, il mediatore è la figura super partes che aiuta a recuperare l’alleanza che c’era fra le parti, tutelando il bene dei figli ed eliminando tutta l’incrostazione degli stati emotivi che gli adulti non sanno più gestire.”

A scuola sono stati accolti molti bambini ucraini. Che ruolo gioca il mediatore culturale?

“È un aiuto per tutti, alunni e insegnanti. Il riferimento che aiuta i piccoli profughi ad inserirsi in un contesto estraneo, ad essere visti dai coetanei, evitando che i nuovi arrivati si perdano e diventino invisibili in un gruppo classe che ha già le sue dinamiche.”
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ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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