«L'autostima nasce in famiglia: se da bambini siamo stati curati e sostenuti, ci sentiremo persone preziose e sicure».
Ancora una volta la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, presidente della Fondazione Movimento Bambino onlus e colonna portante da decenni della Comunità Educante di Bambini e Genitori, il primo Ente NOprofit a sostegno delle famiglie, insiste sulla necessità di una formazione ad hoc per chi vuole diventare genitore. Genitori che, per prima cosa, devono imparare la grande arte dell'ascolto, indispensabile per una crescita serena e per aiutare i nostri figli ad avere fiducia in se stessi e nelle loro capacità di farcela.
Qual è la sua definizione di autostima?
«Io credo che l'autostima sia quella rassicurante condizione profonda nella quale ogni persona si immerge crescendo, se ha vissuto, fin dal concepimento, la fase della simbiosi madre-bambino. Quell'essere in due ma in un solo corpo che, dopo aver assicurato al nascituro il benvenuto nel mondo, dopo averlo sostenuto e curato, gli ha anche saputo trasmettere la sicurezza di essere e “sentirsi” prezioso. Aver avuto al proprio fianco una figura amorevole di riferimento, farà di chiunque una donna o un uomo in grado di sostenere ogni difficoltà, problema o trauma, anche i peggiori.
L'autostima è una specie di radicamento profondo nella valorizzazione del sé come persona. Un sentirsi amati, che fa anche percepire di poter fare qualcosa di buono per sé e per gli altri; un accompagnamento al rapporto con la vita che nasce proprio dal come si è stati accettati, amati e riconosciuti sin dall'infanzia all'interno della propria famiglia».
La famiglia è la prima agenzia educativa.
Come può un genitore aiutare i figli a costruire la propria autostima? «Sarò molto provocatoria. È dagli anni ‘70 che ci battiamo per un'accademia della famiglia per formare i genitori ad avere consapevolezza della propria “storytelling”. Perché se tu sei consapevole di quello che ti è accaduto, hai fatto un percorso di autocoscienza, sei anche capace di non scaricare sui figli le tue "immondizie" e di non far sentire il peso delle rinunce, delle fatiche o dei sacrifici che fai per loro. Chi si vuole bene, chi si conosce, fa tutta una serie di cose che aiutano anche chi lo circonda». Se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: Come si diventa un genitore competente?
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C'è un legame tra autostima e capacità di essere felici?
Come si fa a educare i bambini a crescere tranquilli e ad avere fiducia in se stessi? «I bambini si aiutano con la consapevolezza di se stessi e, soprattutto, con l'esempio. Un bambino si deve, innanzitutto, veder riconosciuti i propri sforzi; poi deve vivere in un ambiente sereno dove i due componenti della coppia genitoriale si approcciano l'un l'altro con rispetto, si sostengono nei momenti di difficoltà, hanno in comune linee guida e dimostrano di potersi fidare di loro. La fiducia genera fiducia. Chi ha fiducia in sé ed è consapevole delle proprie competenze può trasmettere questa sicurezza anche agli altri».
Come si insegna a un bambino a superare le esperienze negative?
«Mostrando, ogni giorno, che anche noi genitori le affrontiamo. Che andiamo avanti, nonostante tutto. È questa la grande forza dell'autocoscienza. Dare l'esempio anche attraverso la nostra esperienza: condividere il fatto che anche noi, piano piano, abbiamo "guadagnato" le cose che abbiamo. Attraverso quel che ci è capitato, le persone che abbiamo incontrato, i dolori che abbiamo vissuto e gli sforzi che abbiamo compiuto. E non lo dimentichiamo: anche quando una storia personale è stata negativa può essere rivisitata e risolta».
Il dialogo fra generazioni: come strutturarlo al meglio?
«La comunicazione fra genitori e figli è la base. Non a caso, ogni disturbo psicologico ha dietro un disturbo della comunicazione. Per semplificare, potremmo così schematizzare gli elementi della giusta comunicazione: ascolto, dialogo, formazione (ci sono tanti libri per approfondire) e individuazione di punti di riferimento che possano supportare e consigliare le famiglie su come rapportarsi ai figli: pediatri, psicoterapeuti, psicologi, educatori, nel senso di socio-educatori.
Il non plus ultra sarebbe che questi professionisti, organizzati in una équipe, lo dico da sempre, fossero presenti in ogni scuola, che è indiscutibilmente la seconda agenzia educativa per preparare ognuno alla vita». E se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: Perché i figli adolescenti diventano aggressivi e ci sfidano?

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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