E’ giusto lasciare che i figli se la cavino da soli? Ascoltiamo i consigli di Paolo Crepet

«Lasciate che i vostri ragazzi se la cavino da soli, non da soli davanti allo schermo di uno smartphone, ma da soli con i compiti e con le piccole cose di ogni giorno, dallo zaino al letto da rifare».

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, colonna portante da decenni della Comunità Educante di Bambini e Genitori, il primo Ente NOprofit a sostegno delle famiglie, è in tour per l'Italia per presentare il suo ultimo libro Mordere il cielo (Mondadori) e si rivolge come sempre ai genitori, nella speranza che si rendano conto che proteggere troppo i figli non fa bene né alla loro autonomia né alla loro autostima e, dunque, alla accettazione di se stessi.

Professore cosa la preoccupa di più dei ragazzini di oggi?

«La progressiva discesa verso l'indifferenza, l'incapacità di emozionarsi, di cercare emozioni. Il timore di abbandonarsi persino ad un semplice abbraccio».

Da cosa dipende, secondo lei?

«A monte vedo una mancanza di sperimentazione dell'emotività. I bambini oggi non giocano quasi più. Ci sono figli che, fin da piccoli, sono tirati su con un device, con un telefonino, con uno schermo digitale. Una bella fregatura per loro: il gioco è nascondersi dietro una siepe, sbucciarsi le ginocchia. Questa mancanza emotiva deriva anche dall'eccessivo proteggere i ragazzini che stanno crescendo. È tutto un: "Non fare questo perché ti sporchi, non fare quello perché sennò ti fai male". Invece, il gioco ha una particolarità: ci insegna a perdere».

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Questo cosa c’entra con la costruzione dell’autostima?

«C'è una conseguenza logica: più i tuoi genitori ti proteggono, si sostituiscono a te, aiutandoti anche nelle più piccole incombenze, e più non ti sentirai abbastanza forte. Più resti chiuso in casa e più avrai paura. Avrai terrore di tutto: che il professore ti dia un brutto voto, che un genitore ti abbandoni, che una fidanzata ti lasci. Al contrario, se sei incoraggiato a provarci, sin da bambino, a metterti in gioco, non avrai mai paura della vita».  Puoi approfondire leggendo: Seminiamo emozioni, diamo lezioni di sogni!

I genitori di oggi appaiono molto spaventati. Come aiutarli?

«Dicendo loro di smetterla: sono adulti e devono dare l'esempio, essere punti di riferimento. Come si fa? Tenendo ben chiari i ruoli e ricominciando a dire i "no" che hanno smesso di pronunciare, indicando i limiti e confini dell'agire, la differenza fra il bene e il male, il giusto e l'errato. Ma senza impedire ai ragazzi di fare esperienze,  annusare il pericolo. Invece, lo smartphone è diventata la coperta di Linus di madri e padri: glielo regalano sempre prima, per sapere dove sono in ogni momento. Così facendo, però, non controllano i figli ma le proprie paure di genitori». A questo proposito, puoi approfondire leggendo: Vogliamo crescere figli felici?

A suo avviso, in cosa sbagliano le famiglie?

«Sembrano parecchio confuse. Bisognose di aiuto. Con le dovute eccezioni, i genitori si comportano come fossero essi stessi dei bambini. Anche se il mondo va alla velocità della luce, il ruolo delle famiglie rimane lo stesso di sempre: madri e padri devono dedicare ai figli il loro tempo migliore. Guardarli e, soprattutto, ascoltarli. Dialogare. Non devono aver paura di entrare nelle loro stanze, di fare domande, di dettare delle regole, di controllare nei loro diari e nelle loro tasche. Di sapere chi frequentano. I ragazzi non chiedono altro che la nostra attenzione. Di cosa hanno paura, che si arrabbino? Che si ribellino? Che un figlio si ribelli contro la madre o contro il padre è normale, anzi sano. Sanissimo. Resta, comunque, un fatto incontrovertibile».

Qual è questo fatto incontrovertibile?

«Che fino ad una certa età, la presenza e la mediazione di un adulto sono indispensabili». Se vuoi proseguire, può esserti utile leggere: I conflitti sono utili per la crescita dei figli?

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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