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Quando si parla di felicità mi piace ricordare che la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, già nel 1776, riconosce ai suoi cittadini il diritto alla felicità.
Penso alla felicità come a un diritto e anche come a un “concetto” che deve essere allenato, deve essere scelto. È possibile insegnare la felicità ai bambini? Certamente. Ma il primo passo è imparare noi stessi ad essere felici. Come genitori dobbiamo imparare a riconoscere la felicità nella nostra quotidianità e non abbandonarci al miraggio di una felicità che coincida con i nostri sogni o le nostre aspirazioni di perfezione.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
La felicità è una scelta o, semplicemente, capita?
È fondamentale che la felicità venga cercata dentro di noi anziché al di fuori, nel nostro io più profondo. Cercare la felicità nell’ambiente in cui siamo inseriti potrebbe relegarla alla regolarità degli eventi, facendola venir meno inevitabilmente in caso di contrattempi, imprevisti e crisi.
Nell’immaginario collettivo, la felicità coincide con il concetto di perfezione (e questo pensare comune purtroppo è stato ampiamente alimentato dal mondo dei social!). Slegare la felicità dagli accadimenti e dal contesto è davvero molto importante perché altrimenti, significherebbe considerare la felicità come un calcolo matematico: se ho vissuto eventi positivi sono una persona felice, se ho vissuti eventi negativi, sono una persona infelice. Ma la felicità dipende da noi.
Questo è banalmente dimostrato dal fatto che ci sono persone estremamente infelici pur avendo all’apparenza una vita perfetta. Così come ci sono genitori che pur avendo vissuti drammatici, si considerano comunque persone felici. Essere felici significa saper riconoscere e scegliere la gioia nelle sfide che ognuno di noi si trova davanti, è il modo in cui decidiamo di reagire a ciò che ci succede. Prima di pensare a come poter insegnare la felicità ai nostri figli è davvero necessaria una profonda analisi sul nostro legame con la felicità.
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Come insegnare la felicità ai figli?
Dovremmo sempre ricordarci che i figli non sono di nostra proprietà e considerarli per quello che sono: persone. Per usare le parole di Beatrice Alemagna “un bambino non è un bambino per sempre, un bel giorno cambia”. Quindi, piuttosto che evitargli le cadute, facciamo sentire loro la nostra presenza. Fatta questa necessaria premessa, voglio condividere con voi come aiutare i bambini ad essere felici e ad avere fiducia in loro stessi.
Per farlo vi racconto la storia di due genitori che sono arrivati in consulenza da me per parlarmi di un problema che la loro bambina stava vivendo durante il primo anno della scuola dell’infanzia: torna a casa e racconta che un suo compagno le dà i calci. I genitori mi dicono di non sapere quale sia la cosa giusta da consigliare alla bambina per evitare questa situazione: non vogliono che la bambina subisca il comportamento negativo del compagno, ma al tempo stesso desiderano anche insegnarle a difendersi. Istintivamente avrebbero voluto consigliarle di rispondere con la tecnica del “occhio per occhio, dente per dente”, ma sapevano che non era di certo quella la strada corretta.
Dopo aver analizzato con loro la situazione, proviamo insieme a stilare una serie di strategie che potrebbero essere utili per sostenere la bambina. Tenendo conto dello stile educativo e quindi di cosa i genitori vogliono trasmettere, spiego loro che la felicità si basa su 6 valori da trasmettere che sono:
- linguaggio positivo;
- gratitudine;
- gestione della frustrazione;
- fiducia in sé stessi;
- empatia;
- volersi bene.
Il linguaggio positivo serve?
Con l’espressione linguaggio positivo intendo riferirmi all’importanza delle parole: spiegare ai nostri figli che le parole possono ferire e che sono loro a scegliere quali voler utilizzare e quali no.
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Quando i bambini vivono situazioni in cui subiscono qualcosa, evitiamo di farli sentire delle vittime ma evitiamo anche di sminuire l’accaduto. Dobbiamo ricordare loro che è fondamentale che utilizzino le parole per raccontare a noi, alle insegnanti, cosa è successo perché solo parlando potremo trovare insieme la soluzione migliore. Come? Per esempio dicendo: “mi dispiace che oggi Paolo ti ha dato i calci. È importante che quando Paolo ti dà i calci, tu vai subito a dirlo alla maestra e poi ne parli con noi a casa. Questo ti aiuterà a non sentirti troppo arrabbiato o troppo triste.”
Pronunciare la parola “grazie” e spiegargli che è importante essere grati non solo per il fatto di aver ricevuto qualcosa di materiale, ma anche per le persone che hanno accanto e per le cose belle che vivono. Insegna loro a provare gratitudine in ogni situazione. Come? La sera prima di andare a dormire si può fare il gioco della gratitudine: “oggi voglio dire grazie a… perché…”
Sappiamo insegnare ai figli a non avere paura dei fallimenti?
Mettere delle basi solide per gestire la frustrazione fin da piccoli è un ottimo pilastro nel modo in cui poi da adulti influirà sulla nostra felicità. Abbiamo due tipi di frustrazione:
- quella causata dal fatto che le cose non sono come vogliamo e non possiamo fare niente per cambiarle, per esempio, una regola che non possiamo oltrepassare. Può essere affrontata banalmente accettando e prendendo consapevolezza che quella cosa è così e non può essere altrimenti;
- quella che si prova quando ci sono cose che possiamo cambiare. Dipende dalla fiducia in noi stessi, da come noi decidiamo di re-agire.
La fiducia in noi stessi influisce molto sulla felicità. Fin da piccoli è importante imparare a non avere paura dei fallimenti e rialzarsi. Come? Spiegando ai bambini che, anche se non sono riusciti in una cosa, avranno altre possibilità per riprovarci.
Altro valore importante è l’empatia cioè il mettersi nei panni dell’altro per provare a comprendere i suoi sentimenti. Una piccola strategia potrebbe essere il gioco del “io divento te e tu diventi me”. Provando a mettere in scena una stessa situazione due volte, in una il protagonista è il nostro bambino e nell’altra il protagonista è il genitore.
Infine, ma non meno importante, è volersi bene. Sentirsi orgogliosi di noi stessi migliora la nostra immagine. Spieghiamo ai nostri figli che vanno bene così come sono, insegniamo loro a prendersi cura del proprio corpo (l’importanza dello sport e di una sana alimentazione!).
Quindi mamme e papà, ricordiamoci che la felicità s’impara!

MARTA MICOZZI
educatrice perinatale esperta in psicomotricità, grafomotricista, insegnante di yoga per bambini e ginnastica in gravidanza
CONTATTI web: genitorisimpara.it
Instagram: @genitorisimpara.it
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