Leggere con le orecchie? E’ un altro mondo…

Nati per leggere”. Sembra una frase semplice, chiara, lineare. Non lo è, non lo è affatto. E' una frase sentita e risentita, trita e ritrita.

Una frase che vuol dire tutto e niente. Una frase che per molti è verità. Per altri è un “dolore immane”. 

La lettura è cultura, la lettura è conoscenza, la lettura è “vedere” il mondo, la lettura è ampliare la propria mente. Come si può non leggere? Come si fa a non amare i libri? Come si può non aver desiderio di conoscere una nuova realtà nelle pagine di un libro? Come si fa a non rilassarsi con un buon libro in un pomeriggio d'estate in spiaggia? Come si fa? Si fa. E' possibile.

Quello che più mi fa arrabbiare è il fatto che nessuno si preoccupi di chiarire che il concetto di lettura come “conoscenza” o  “cultura” non passa necessariamente dagli occhi.  E non mi riferisco ai “non vedenti”. Il non vedente ha un ostacolo “visibile” a tutti. Tutti comprendono e tutti capiscono. E tutti aiutano e giustificano. 

Parlo dei “dislessici”. Questo strano popolo di studenti/ragazzi/adulti che non amano leggere, che si irretiscono di fronte a un libro, che si sentono giudicati per il fatto di non amare i libri… quelli di carta, quelli che hanno un odore “doloroso”, come quello dei libri di scuola quando arrivavano e che ti ricordavano la tua incapacità e ti dicevano che l'incubo stava tornando… 

Questi “strani” soggetti hanno un ostacolo che nessuno vede e quindi nessuno, o quasi, comprende. Eppure il dislessico, davanti a un libro, è come un bambino davanti a una bellissima ed enorme bicicletta. Vorrebbe tanto provarci, salirci per guidarla e riuscirci, proprio come fanno tutti. E come tutti, esserne felice. Ma non ci riescono, si sforzano, ci provano, si impegnano, si affaticano, si massacrano fino a  farsi venire quei fastidiosi mal di testa, ma proprio non ci riescono. E non riescono a darsi una spiegazione di questa cosa.  Eppure arriva un adulto, un estraneo o un familiare e prontamente ti dice che “sei un somaro se non ami leggere”. Senza sapere che quel bambino vorrebbe tanto dirgli che se potesse leggere “con le orecchie” anziché con gli occhi, senza per questo essere accusato di essere un asino, ne sarebbe felicissimo. Anzi, di più. “Nati per leggere. Leggere in qualsiasi modo”. Leggere con le orecchie è un altro mondo.

a cura dott.ssa Lucia Fusco
logopedista