I nostri figli: parte di noi, ma altro da noi

il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni”. 


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Ecco ciò che l’articolo 315bis del Codice Civile stabilisce al primo comma. Ma per poter comprendere quali siano le reali capacità, inclinazioni e aspirazioni dei propri figli, i genitori sono necessariamente chiamati ad una costante e attenta attività di osservazione e ascolto attivo delle aspirazioni e progetti che li animano.

In quest’attività di osservazione e ascolto il genitore non è solo, potendo sempre contare sull’importante confronto con il mondo della scuola e con tutte quelle figure di riferimento legate alle attività extrascolastiche che essi svolgono.

Vero è che, nel crescere la generazione successiva, il modello che i genitori applicheranno sarà frutto di un “doppio passaggio”: in primo luogo, ciascun genitore ha in sé l’esperienza di figlio e, come tale, del modello educativo con cui è stato cresciuto. Ciò significa che ogni genitore dovrà pensare se riproporre (parzialmente o totalmente) o integralmente rifuggire quel determinato modello che in ogni caso fungerà da esempio.

In secondo luogo, i genitori dovranno trovare insieme per i propri figli la giusta sintesi tra i due modelli educativi provenienti dal proprio sistema familiare di origine, di cui ciascuno è portatore.

Il rischio che, con i propri figli, i genitori cerchino di “correggere il tiro” rispetto a possibili errori commessi dalla generazione precedente è assolutamente comprensibile e sano nella misura in cui essi non finiscano per proiettare su di loro aspirazioni un tempo proprie e rimaste prive della giusta soddisfazione. 

Ciò è tanto più difficile tenuto conto della comprensibile volontà di dare il meglio ai propri figli; occorre interrogarsi costantemente su quali significati racchiuda la parola “meglio”, trovando il giusto equilibrio tra l’esperienza del genitore e il sentire dei figli, non solo con un dialogo costante, ma imparando anche a leggere tra le righe delle parole non dette.

 

 

 

 

Michela Foti
avvocato e mediatrice familiare iscritta ad A.I.M.S.
Contatti: tel. 051.22.08.59 – michelafoti@libero.it

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