La comunicazione
La comunicazione della diagnosi in età dello sviluppo è un momento cruciale che richiede attenzione e delicatezza.
In questo articolo, osserveremo l'importanza di una corretta comunicazione della diagnosi, fornendo spunti di riflessione utili per i professionisti e suggerimenti per i genitori e i caregiver. Una comunicazione efficace può facilitare il processo di accettazione, supporto e inclusione per i bambini e le loro famiglie.
Basta un’alzata di sopracciglio da parte del professionista e il genitore in attesa di una diagnosi trema. Il bisogno di certezze sulla condizione adeguata dei propri figli innesca un domino di timori, sensi di colpa e aspettative infrante che, senza gestione, può trasformare una difficoltà, in un problema futuro.
Dall’altra parte, sia il personale medico che le professioni d’aiuto, ricevono formazioni ancora poco adeguate nella gestione della comunicazione e delle emozioni in questi momenti così delicati.
Peggio diagnosi detta male, c’è la diagnosi comunicata da chi non è qualificato a farlo.
Il dubbio dell’insegnante che solleva le spalle e alza gli occhi al cielo come a non voler dire niente, dice già spesso troppo e pur rispettando il diritto di ognuno ad esprimerne la propria opinione, è necessario che di diagnosi e certificazioni ne parli chi di dovere, con modi e tempi adeguati, insinuare il dubbio è ancora più problematico!
Il tema della “certificazione” nella scuola, già dai suoi primi cicli, sta diventando un problema comunicativo e di impatto sociale molto serio.
Disturbi dell’apprendimento, del comportamento, di spettri patologici davvero troppo ampi, stanno allarmando molte famiglie e creando un prossimo futuro che necessariamente deve imporci profonde riflessioni e il rapido reperimento di nuovi strumenti di lettura della realtà e supporto per le famiglie.
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Da una parte il rischio di deresponsabilizzazione della Scuola sul valutare e riflettere sulle proprie carenze strutturali, dall’altra la paradossale rassicurazione del genitore che vuole allontanare da sé qualsiasi responsabilità educativa/affettiva usando la “certificazione” come fosse uno scudo. Chi ci rimette, è davvero utile sottolinearlo?
E’ fondamentale desiderare una diagnosi accurata, tanto per insegnanti che affrontano la difficoltà della gestione di certi comportamenti, che per i genitori che vogliono dare un nome a ciò che hanno difficoltà a capire o ad accettare, così come è doveroso usare la diagnosi evitando di trasformare un giudizio clinico in un vero e proprio stigma, perché trasformare la certificazione in un dato identitario può essere davvero poco produttivo e in certi casi anche contro producente, se non addirittura sbagliato.
La diagnosi è qualcosa che si ha, non qualcosa che si è, è fondamentale saper distinguere l’individuo da una qualsiasi condizione che può vivere, il principio alla base che suggerisco è quello dell’okness (occheiness): io sono OK così come sono, tu sei OK così come sei, è solo dopo aver compreso e interiorizzato nel profondo della propria coscienza che possiamo lavorare su un fare che può anche essere molto probabilmente sbagliato e da correggere.
Sbagliando si impara, a qualsiasi età.
Quindi, comunicare una diagnosi in età dello sviluppo richiede una sensibilità particolare, poiché può avere un impatto significativo sulla vita di bambine e bambini e delle loro famiglie.
Una comunicazione chiara, rispettosa e tempestiva è fondamentale per garantire che i genitori e i caregiver siano adeguatamente informati per poi prendere decisioni maggiormente consapevoli per il benessere di figli e figlie.
Suggerimenti per i genitori e i caregiver:
1. Informatevi: Cercate informazioni affidabili da fonti autorevoli, come medici, professionisti e organizzazioni specializzate: comprendere meglio la diagnosi aiuterà a prendere decisioni informate per il sostegno del vostro bambino.
2. Confrontatevi, moderatamente: Ascolta la storia di chi sta vivendo una condizione simile alla vostra, ma ricordando che ognuno ha la sua storia e i suoi significati.
3. (anche per Medici e Professionisti): Respira, agisci con velocità, ma senza fretta. Davvero, respira.

ROBERTO SEGHI ROSPIGLIOSI
pedagogista, giudice onorario minorile
CONTATTI tel. 340.675.45.69
Instagram: @spazioermes
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