Immergiamoci nel cervello di un bambino di pochi mesi, allattato al seno dalla sua mamma o con il biberon da suo papà.
Il cervello del bambino si nutre di quella relazione fatta di sguardi, sorrisi, carezze. Fatta di contatto comunicazione e attenzione. Troveremo sicuramente una fitta rete di neuroni che creano connessioni tra loro e favoriscono lo sviluppo psicomotorio del piccolo esclusivamente grazie alla presenza di una connessione emotiva tra genitore e neonato.
Le neuroscienze hanno dimostrato chiaramente che la relazione del bambino con le figure di riferimento è fondamentale per la sua crescita.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Cosa è successo?
Immagina ora la scena descritta poco fa con l’aggiunta di uno smartphone nella mano dell’adulto. Il bambino sente che, se fino ad un istante prima i suoi genitori lo accarezzavano, gli sorridevano, improvvisamente quella connessione emotiva viene interrotta.
A questo segue solitamente un pianto disperato e i genitori si domandano: “cosa è successo? Stava mangiando così bene!”. Eppure la spiegazione è abbastanza banale: il genitore ha interrotto la connessione emotiva, cioè ha dato importanza allo smartphone e non alla relazione.
Un dato allarmante che ci consegnano i neuroscienziati dopo una ricerca, è che in una società dove siamo tutti connessi, il sentimento maggiormente provato dalle persone è la solitudine. Come è possibile? Anche qui la risposta è abbastanza semplice: siamo esseri sociali, abbiamo bisogno dello sguardo, del sorriso dell’altro. Abbiamo bisogno dell’umano per poter evolvere.
La mente sente di avere bisogno della relazione. Lo smartphone non può sostituire l’umano. La relazione con l’altro è sempre stata il super-stimolo per la mente ma oggi, il super stimolo è diventato lo smartphone.
Questo significa che noi, per essere ancora delle guide per i bambini, dobbiamo capire come essere “interessanti” per loro e per esserlo, dobbiamo esserci, giocare e parlare con loro.
Ma cosa c’entra tutto questo con l’ansia?
Si pensa erroneamente che l’ansia sia qualcosa che non riguarda i bambini nella fascia di sviluppo da 0 a 3 anni eppure non è così, soprattutto se è stato esposto agli schermi:
- posizionare uno smartphone davanti al bambino mentre mangia, favorisce il soffocamento e lo priva di tutte le esperienze sensoriali e di motricità per la masticazione;
- esporre il bambino alla luce blu dello schermo prima di addormentarsi, inibisce la produzione della melatonina, ormone utile al sonno;
- dare un cellulare a un bambino quando è in crisi “così si calma” significa dire al suo cervello “quando ti senti così, io (figura di riferimento per te) non ci sono, per te c’è lo smartphone”. Significa distrarlo da quello che sta provando, non sostenerlo a stare in quell’emozione e imparare a gestirla.
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Chi sono i co-regolatori? A cosa servono?
Anche questa è scienza: i bambini per regolare le loro emozioni hanno bisogno dei co-regolatori. E chi sono? Non certo degli smartphone! I co-regolatori siamo noi, esseri umani. Siamo noi con i nostri sguardi, i nostri abbracci, le nostre carezze. Noi abbiamo il potere e il dovere di aiutare i bambini a riconoscere una crisi di rabbia e a gestirla insieme.
Questa assenza umana ha creato gravi problemi nella regolazione delle emozioni già nella prima infanzia. Chi ha creato questo? La dipendenza dopaminergica da tecnologia. Il circuito cerebrale della ricompensa ci premia con dosi di dopamina (sostanza chimica) che ci dice di continuare a cercare quella cosa che ha prodotto dopamina.
Il nutriente che porta il cervello a produrre dopamina è la relazione con l’altro. Ma se il nutriente diventa lo smartphone, capiamo bene che il nostro cervello va a ricercare continuamente la tecnologia e non lo sguardo dell’altro. Questo accade nel cervello di un bambino esposto ai dispositivi digitali. Quindi mamme e papà, ricordiamoci che a gestire l’ansia, senza smartphone, s’impara! Potrebbe interessarti leggere anche: Genitori, la felicità s’impara… e si insegna ai figli! Ecco come farlo in poche semplici mosse

MARTA MICOZZI
educatrice perinatale esperta in psicomotricità, grafomotricista, insegnante di yoga per bambini e ginnastica in gravidanza
CONTATTI web: genitorisimpara.it
Instagram: @genitorisimpara.it
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