Le nuove sfide educative: è ancora attuale la lezione di Maria Rita Parsi?

Roberta Costantini, psicoterapeuta, psicologa giuridica, psicologa del lavoro e storica collaboratrice di Maria Rita Parsi, ricorda la studiosa madrina di Bambini e Genitori facendo il punto sulle nuove sfide della genitorialità e sulle iniziative concrete promosse dall’ente non profit per sostenere le famiglie, a partire dalle nuove Borse di Studio dedicate alla memoria della professoressa Parsi.

La scomparsa di Maria Rita Parsi ha lasciato un grande vuoto.

Quale insegnamento umano e professionale di Maria Rita Parsi porta con sé nel suo lavoro quotidiano?

«Porto con me il modo in cui sapeva guardare i bambini: non come destinatari passivi delle decisioni degli adulti, ma come persone con una voce, bisogni e diritti propri. Mi ha insegnato che ascoltare davvero significa andare oltre ciò che appare, senza giudicare in fretta e senza perdere di vista la storia affettiva di ciascuno. Il suo insegnamento più vivo è che tutela e relazione non possono essere separate. Proteggere un bambino richiede competenza e regole, la capacità di entrare nel suo mondo e di aiutare gli adulti a interrogarsi sul proprio modo di esserci. Maria Rita cercava responsabilità, possibilità di cambiamento e alleanze capaci di rimettere al centro il benessere del minore. È una lezione che continuo a portare nel lavoro con le famiglie: essere presenti senza invadere, autorevoli senza umiliare, attenti senza trasformare la cura in controllo. E ricordare che, anche quando una situazione è complessa, esiste quasi sempre un primo passo possibile».

In che modo il pensiero di Parsi continua a ispirare i progetti formativi attuali?

«Ogni volta che un progetto non si limita a parlare dei bambini, ma aiuta gli adulti ad ascoltarli, comprenderli e proteggerli. La prevenzione non comincia quando il disagio è già esploso: comincia nella qualità delle relazioni quotidiane. È questa l’impostazione di “Essere Genitori Oggi”: percorsi online, concreti e di respiro, costruiti sull’esperienza dei professionisti e sulle esigenze reali delle famiglie. Le competenze genitoriali possono essere allenate e rafforzate. Un’altra eredità fondamentale è il lavoro di rete. La Comunità Educante promossa da Bambini e Genitori riunisce professionalità diverse intorno a una convinzione comune: sostenere un genitore significa migliorare la vita di un bambino. L’intuizione di Maria Rita era solida: famiglia, scuola, professionisti, servizi e, più in generale, il mondo non profit e del Terzo settore devono potersi riconoscere come parti della stessa responsabilità educativa».

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Quali sono i principali bisogni dei genitori?

«Ritrovare orientamento. Molti genitori oscillano tra il timore di essere troppo rigidi e la paura di non riuscire a porre limiti. Hanno bisogno di strumenti per esercitare una presenza adulta credibile: capace di ascoltare, dire sì e no, mantenere una regola e ricostruire il dialogo dopo un conflitto. Una delle sfide più evidenti riguarda la preadolescenza e l’adolescenza. Una porta chiusa, un «lasciami in pace», un silenzio improvviso possono essere vissuti come una perdita. Molto spesso non sono un addio, ma un passaggio. Il compito dell’adulto è attraversarlo, senza leggere ogni distanza come rifiuto e senza rinunciare alla propria funzione educativa. Occorre saper osservare i cambiamenti emotivi, corporei, scolastici e digitali. Non ogni cambiamento è un disturbo, ma i segnali persistenti non vanno né minimizzati né trasformati subito in allarme. I genitori devono poter comprendere che cosa si muove dietro oppositività, silenzi e provocazioni, quando aprire un dialogo e quando rivolgersi alla scuola, ai servizi o a un professionista. A queste esigenze risponde il mio percorso online «Pre-adolescenza e adolescenza: come superare con successo l’età di passaggio dei figli» nell’ambito di “Essere Genitori Oggi”. Nei quattro incontri in diretta lavoreremo sui cambiamenti evolutivi, sulla gestione dei conflitti e dei confini, sulla lettura dei segnali di disagio e sulla costruzione di una rete di aiuto. Alterneremo inquadramento psicoeducativo, esempi e casi esemplificativi, esercitazioni guidate e spazio per le domande».

Un atto di responsabilità

«Incontrare una difficoltà non significa essere genitori inadeguati. Crescere un figlio comporta passaggi nei quali le risposte di prima non funzionano più. Fermarsi, chiedere un confronto o acquisire nuovi strumenti non è una sconfitta: è un atto di responsabilità. Non aspettate di avere tutto chiaro per fare il primo passo. Provate a  chiedervi che cosa vostro figlio stia comunicando con quel silenzio, quella provocazione o quel cambiamento e che cosa possiate modificare nel modo di ascoltarlo e accompagnarlo. Essere presenti non significa avere sempre la risposta giusta: significa restare nella relazione, porre confini e chiedere aiuto quando serve». ai propri figli. La relazione può attraversare silenzi, errori e conflitti e restare, nonostante tutto, un luogo di incontro. Chiedere sostegno può essere il gesto che rimette in cammino tutta la famiglia».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica “Genitori”

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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