Le cronache di oggi ci restituiscono l'immagine drammatica di una giovinezza smarrita: all'abbassamento drastico dell'età in cui si commettono reati feroci fino alla spettacolarizzazione del dolore attraverso gli smartphone.
Siamo all'inizio di una nuova estate e, dietro i cancelli delle scuole chiuse, non restano solo aule vuote, ma una scia di interrogativi profondi che interpellano l'intera società. Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, colonna portante della Comunità Educante di Bambini e Genitori, il primo Ente NOprofit a sostegno delle famiglie, è appena uscito in libreria con il libro Riprendersi l'anima edito da Harper Collins, e ci accompagna come sempre con le sue provocazioni.
L'Italia ha le vacanze estive più lunghe d'Europa. Tre mesi senza la routine scolastica si traducono spesso, per molti ragazzi, in tre mesi passati a letto con lo smartphone in mano fino all'alba.
Prof. Crepet, come si evita che l'estate diventi una stagione di totale alienazione e spegnimento cerebrale?
«Come scrivo nel mio ultimo testo, è necessario riprendersi l'anima. E l'estate può essere il momento giusto per iniziare a reagire e superare questa omologazione tecnologica che ci pervade e l'appiattimento emotivo che sembra colpire adulti e ragazzini. Bisogna aiutare soprattutto questi ultimi a coltivare il pensiero critico e la propria unicità, puntando sulle proprie passioni e desideri, ricominciando a sentire, a provare emozioni suscitate dal reale, non dal virtuale.
Certo, se un bambino è cresciuto a pane e algoritmo sarà molto difficile ottenere risultati immediati, ma non bisogna arrendersi alle nuove tirannie rappresentate dai produttori di smartphone e dai proclami dei paladini dell'intelligenza artificiale che stanno contribuendo a costruire una nuova classe dirigente di automi». Ti potrebbe interessare approfondire con: L’intelligenza artificiale è utile al cervello dei nostri figli?
Quindi, prof. Crepet, qual è la strada?
«Ricominciare a giocare, disegnare, stare in mezzo alla natura. In estate le famiglie hanno l'occasione di condividere più tempo, spazi e complicità con i propri figli e, parallelamente, di lasciarli liberi. Di osare, sperimentare, vivere nuove avventure con i propri pari. Magari lasciando a casa lo smartphone, finalmente lontani dalla gabbia del registro elettronico e dalla geo-localizzazione attivata dai genitori che li controllano da casa o mentre bevono uno spritz.
Ogni bambino ha il sacrosanto diritto di sporcarsi, nascondersi e, per un po', di non essere trovato. E questo vale anche per gli adolescenti, che devono imparare ad essere autonomi, senza che mamma o papà siano sempre nei paraggi a forzare scelte e desideri. I nostri figli non giocano quasi più (i videogiochi non contano) e questa mancanza di gioco ha come conseguenza la totale incapacità di farsi trovare pronti davanti ai momenti difficili che prima o poi arriveranno. Il gioco, quello vero, in presenza, serve anche ad imparare a gestire la frustrazione». A questo proposito, puoi approfondire leggendo: Vogliamo crescere figli felici?
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I dati mostrano un abbassamento drastico dell'età in cui si commettono reati gravi. Tra l'altro, molti dei ragazzini che riempiono le cronache per atti vandalici o aggressioni gratuite non provengono da contesti di marginalità sociale, ma da famiglie benestanti.
Se non è il bisogno economico a spingere i giovani, cos'è?
«Purtroppo è la noia, data da una iper-stimolazione tecnologica accompagnata da una ipo-presenza educativa da parte delle famiglie e della scuola. Siamo di fronte ad adulti narcisisti, che vogliono sentirsi giovani e che vivono un'adolescenza di ritorno. Adulti che non sanno cosa fare, che non hanno la più pallida idea di come comportarsi. Lo dico da tempi non sospetti, ma sono rimasto purtroppo inascoltato: le avvisaglie degli effetti negativi della tecnologia digitale c'erano da anni. E ora ci siamo: abbiamo di fronte il vuoto, il nulla. Cosa posso dire ai genitori se non “muovetevi”, “fate qualcosa”, “cosa ci vuole a dire NO a un ragazzino”? Ribellatevi, per favore, a questa nuova dittatura dei signori delle big tech, che in realtà produce il vuoto creando bisogni totalmente inutili e non necessari?».
Che ruolo può avere la scuola nel contenimento della violenza giovanile?
«La scuola di oggi purtroppo è maledettamente noiosa. Non risulta in grado di sciogliere eventuali istintualità negative, violente, dei propri studenti. I bambini, i ragazzi, e le loro emozioni, sono semplicemente parcheggiati in un edificio scolastico fin tanto che non esplodono. Senza nessuno che ponga una domanda semplice: “Ragazzo, come stai? Cosa provi?”. I casi raccontati ogni giorno dalla cronaca sono in aumento e ci sono molti motivi per essere preoccupati».
Vi sono diversi appelli che chiedono, come è avvenuto in alcuni Paesi esteri, di normare anche in Italia l'utilizzo dello smartphone e dei social network vietandoli ai minori di sedici anni.
Perché qui in Italia la proposta resta al palo?
«Perché purtroppo la nostra classe dirigente guarda altrove, è disinteressata a beni universali come l'educazione. La recente visita della principessa inglese Kate Middleton a Reggio Children è stata l'ennesima occasione persa per riflettere finalmente sulle condizioni della scuola, sul modello pedagogico che sarebbe veramente necessario e per mettere al centro i reali bisogni dell'infanzia e dell'adolescenza». Puoi approfondire leggendo: Seminiamo emozioni, diamo lezioni di sogni!

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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