Occuparsi dei figli nel loro percorso di crescita

Uno dei compiti più ardui che grava sui genitori è quello di accompagnare i figli nel loro percorso di crescita…

Ogni tappa porta cambiamenti

Ogni tappa evolutiva reca con sé cambiamenti, ansie e paure ancor più nel delicato periodo adolescenziale e, in tale situazione non sempre è facile occuparsi di loro senza essere troppo “pre-occupati”, cioè “occupati prima del tempo” di quello che potrebbe accadergli.

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Non esiste una norma per essere un buon genitore, tuttavia, il codice civile e le fonti sovranazionali forniscono linee guida per individuare il criterio intorno al quale ogni azione del genitore deve essere orientata, ovvero: l’interesse del minore.

Da potestà a responsabilità

Una vera rivoluzione copernicana in tal senso è avvenuta poco tempo fa, per esattezza con la l. n°219/2012 e con il successivo d.lgs. n°154/2013, che ha concretizzato il passaggio dalla potestà genitoriale alla responsabilità genitoriale, dando atto di un cambio di paradigma culturale davvero significativo.

Non si è trattato, infatti, di una mera sostituzione lessicale, ma dell’attestazione, contenuta nel rinnovato art. 316 c.c., della centralità del minore, cui sono riconosciuti diritti ed interessi autonomi.

Cosa cambia? Parecchio.

Dalla visione adulto-centrica del genitore che esercitava, sia pur sempre nell’interesse del figlio, una serie di “poteri” sul figlio stesso, si è finalmente giunti ad una prospettiva che considera la famiglia, in tutte le sue multiformi declinazioni, come vera comunità di affetti che rispetta il principio di uguaglianza fra i propri componenti, nella quale, pertanto, i compiti di accudimento, cura, educazione, così come di gestione più concreta e rappresentanza della prole attribuiti ai genitori trovano la loro legittimazione proprio nell’esclusiva esigenza di tutela e protezione del figlio che, in quanto soggetto di minore età, si trova in una situazione di temporanea incapacità giuridica.

Cosa ci dice il codice civile.

Il codice civile non fornisce una definizione di responsabilità genitoriale, nozione che è stata introdotta nell’ordinamento italiano per il tramite della normativa internazionale, in particolare della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, il cui art. 18 afferma che entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l'educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo, nonché della Convenzione dell’Aja del 19 ottobre 1996 concernente l’esercizio del diritto dei fanciulli e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori ed infine del Regolamento UE n°2201/2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale. 

Diritti e doveri

A ragion del vero, il predetto regolamento definisce la responsabilità genitoriale come l’insieme dei diritti e doveri di cui è investita una persona fisica o giuridica in virtù di una decisione giudiziaria, della legge o di un accordo in vigore, riguardanti la persona o i beni di un minore.

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Protezione e rispetto

Parimenti, l’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea disciplina il diritto del minore alla protezione e alle cure necessarie per il suo benessere nel rispetto delle sue inclinazioni naturali, concetti richiamati dall’art. 30 della Costituzione e dall’art. 316 del codice civile, nonché dall’art. 147 del codice civile, disposizione che impone ad entrambi i genitori l’obbligo “…di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni…”

L'obbligo

Dalla normativa in esame si evince l’obbligo dei genitori di assicurare ai figli una crescita equilibrata ed un percorso educativo ispirato ai loro preminenti interessi ed alle loro aspirazioni, capacità ed inclinazioni naturali, elementi tutti per i quali non esiste alcuna “ricetta universale”, valida per tutti, ma per i quali è necessario trovare la propria con originalità e creatività, cercando il più possibile di rispondere in modo adeguato ai bisogni dei propri bambini e ragazzi, co-costruendo con i medesimi una relazione educativa fondata sull’ascolto attivo ed empatico ed improntata ad una comunicazione inclusiva, fondata sul rispetto, sul riconoscimento ed accoglienza dell’altro.

Se non riusciamo a comunicare con rispetto potremo rischiare fraintendimenti.

Un consiglio, un’indicazione potrà essere percepita come imposizione, ci potrà essere un allentamento, quando non la perdita della fiducia.

Lasciarsi ispirare dai principi e criteri richiamati non potrà, invece, che promuovere una comunicazione che farà sentire i figli nel tempo sicuri di sé e li guiderà verso un’autonomia sempre più definita e salda, trampolino di lancio per entrare nel mondo degli adulti con una “cassetta degli attrezzi” ben fornita per potersi inserire con consapevolezza nella società del domani.

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ALESSANDRA POLI -  ANTONELLA POLI - CECILIA GERBOTTO 
avvocate, esperte in diritto di famiglia

Contatti: tel. 011.433.05.90
studiolegalepoli.org

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