“In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo -opera di giustizia è la pace- mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti” Karol Wojtyla
Perché il rispetto è una parola così piccola, ma così decisiva?
Rispetto è una parola breve, fatta di pochi suoni, eppure racchiude un mondo. Viene dal latino respìcere: avere riguardo, tenere in considerazione, sapersi fermare e guardare. Guardare anche indietro, come suggerisce la sua radice, per non dimenticare chi abbiamo davanti. È una parola antica, di quelle che hanno attraversato il tempo perché indispensabili alla convivenza umana.
Cosa ci insegna il rispetto nel rapporto di cura?
Nella professione medica il rispetto non è un concetto astratto: è gesto, postura, distanza, ascolto. Il corpo di una persona che soffre è già fragile e alterato nella percezione di sé. Il compito di chi cura è entrare in relazione senza invadere, comprendere come il paziente sente il proprio corpo e il proprio limite. Ridurre le “invasioni di campo” significa migliorare la qualità della cura, per chi la riceve e per chi la offre. Le false percezioni, fisiche ed emotive, esistono da entrambe le parti e vanno riconosciute per creare un’esperienza sanitaria realmente umana.
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Perché a scuola il rispetto è la vera base educativa?
La scuola è il luogo educativo per eccellenza, dove il rispetto diventa terreno di scambio quotidiano tra bambini, insegnanti e famiglie. Ogni frattura nei rapporti scolastici nasce, prima o poi, da una mancanza di rispetto: reale o percepita, consapevole o meno. Quando il ruolo dell’adulto educativo è poco definito, il bambino perde un riferimento fondamentale e viene danneggiata la sua capacità di fidarsi di un adulto diverso dal genitore. Senza rispetto, non può esserci crescita armonica.
Cosa succede ai bambini quando gli adulti dimenticano il rispetto?
Nel mio ruolo di giudice esperto minorile incontro storie dure, segnate dalla perdita o dalla totale assenza di rispetto. Bambini testimoni di violenza tra adulti o vittime dirette di comportamenti che negano la loro dignità. Eppure, sorprendentemente, molti di loro riescono a crescere, a fiorire, come rami nodosi che, nati da un tronco ferito, scelgono comunque la luce.
Perché educare al rispetto è una responsabilità di tutti?
A questi bambini è dedicata ogni azione educativa fondata sul rispetto. È il cuore del lavoro di ogni professionista che si prende cura della persona. Il rispetto non è solo un diritto: è un dovere che costruisce giustizia, e dalla giustizia nasce la pace. È il centro del mio metodo, dei miei valori e della mia professione. Un mare vasto, difficile da contenere in un bicchiere, ma impossibile da ignorare se vogliamo crescere figli capaci di umanità, equilibrio e futuro.
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ANTONELLA GAZZELLONE
medico criminologo, pedagogista clinico, giudice onorario tribunale minorile
CONTATTI e-mail: antonellagazzellone@gmail.com
tel. 393.702.06.29
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