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Quando e come parlare di sessualità con i propri figli è una domanda che molti genitori si pongono.
La sessualità racchiude in se moltissimi aspetti e si porta dietro tanti tabù: un tema difficile su cui dialogare che può provocare conflitti tra genitori e figli.
La paura di parlare di sesso, di nominare le parole “vagina”, “pene”, “orgasmo” o semplicemente “piacere” provoca un blocco nei genitori, che finiscono per delegare agli altri una questione troppo importante per lasciarla fuori dai confini della famiglia.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Qual è il momento giusto per parlane? E come farlo?
Dietro a questa paura ci sono credenze errate e l’ignoranza del vero termine della parola sesso che indica “il complesso dei caratteri anatomici e fisiologici che... contraddistinguono i maschi e le femmine...”. Vediamo insieme come affrontare il discorso in modo naturale e costruttivo:
- Non è mai troppo presto per educare alla sessualità: non aspettiamo la preadolescenza o l'adolescenza! Iniziamo dall'infanzia, chiamando le cose con il proprio nome. Nomignoli come “farfallina” o “pisellino” possono infatti trasmettere l'idea che certe parti del corpo siano innominabili o vergognose, mentre chiamare le cose col loro nome – vulva, pene – aiuta i bambini a riconoscere il proprio corpo in modo completo e rispettoso.
- Aiutiamo il bambino a conoscere il proprio corpo: le braccia si chiamano “braccia”, così come il naso, il cuore, i capelli, e quando c’è da nominare la vulva o il pene, facciamolo con naturalezza! Altrimenti gli trasmetteremo l’idea sbagliata che “quella zona” non è degna di essere nominata, o non è importante, o peggio ancora “è sporca”.
- Parliamo di sessualità in modo semplice, con serenità: metteremo così uno stop ai tabù e ad informazioni sbagliate, offrendo al bambino quella chiarezza che gli permetterà in futuro di avere cura del proprio corpo e di quello degli altri, aiutandoci ad affrontare argomenti più specifici negli anni avvenire.
Come gestire i primi segni di esplorazione del corpo?
Accettare e lasciar fare il proprio bambino nella scoperta del proprio corpo, ovvero quando comincia a toccarsi e a provocarsi piacere è un’altra grande difficoltà per i genitori. La masturbazione infantile non ha i connotati che ha nell’età adulta, ma ha funzioni diverse: li aiuta a scoprire una zona più nascosta, che se stimolata in un determinato modo, prova piacere e “fa stare bene”. Viene infatti utilizzata dai piccoli per affrontare situazioni difficili da accogliere e superare o semplicemente per rilassarsi, oltre a rappresentare uno gioco alla scoperta di quello che può fare il proprio corpo.
Pensiamo al bambino che dopo il bagnetto tocca, tira e osserva interessato il proprio pene che si irrigidisce, si alza e si ingrandisce, per lui è divertente e in più provoca piacere e si rilassa: ha una funzione anatomica e di crescita.
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Sessualità e adolescenza: come affrontarli?
Lo sviluppo dei genitali e, quindi della maturità sessuale si raggiunge a 12-13 anni nelle ragazze e tra i 16 e i 21 anni nei ragazzi. È proprio in questo periodo che entra in gioco tutto quello che è avvenuto ed è stato fatto fin dall’infanzia.
Per un giovane adolescente, che si trova in una fase in cui lo sviluppo cerebrale, della propria identità sessuale e personale è all’apice e gli ormoni - sessuali e non - portano a “vedere” le cose diversamente dall’adulto, avere informazioni di base corrette e sapere che i genitori sono presenti anche per determinati argomenti, offre un “ancora di salvataggio” che gli permette, anche se non ne parlano, di sapere che possono farlo.
Come evitare i conflitti?
Lasciare ai figli il compito di informarsi - e alla società di informare - è il primo passo per far nascere dei conflitti all’interno della famiglia. Quindi genitori, non delegate e non abbiate paura di usare i termini corretti, tuttavia, se sentite di avere bisogno di aiuto, chiedete a professionisti esperti che possono aiutarvi, affiancarvi e guidarvi nell’affrontare questo tema così importante e delicato per la crescita dei vostri figli. E se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: “Strategie e consigli per parlare di sessualità coi figli”

HILARY PERUZZO
ostetrica, diplomata in medicina omeopatica, istruttrice BLS-D e Primo Soccorso
CONTATTI web: centrolalberodellavita.com
Instagram: @hilary_ostetrica
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