«La loro esigenza di dialogo è dimostrata dalla quantità di frasi che si scrivono, quasi a voler dare tracciabilità ai loro pensieri e alle loro emozioni».
Questa volta la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che da quasi sei anni sostiene il nostro progetto e la rivista etica “Genitori”, ci regala uno sguardo comprensivo e quasi accomodante sulle ore e ore che i nostri figli e le nostre figlie trascorrono, testa china sui loro smartphone, a scambiarsi, già nella preadolescenza, messaggini istantanei su social come Whatsapp…
Il periodo che precede il Natale è per ogni bambino il tempo dell'attesa. Che valore ha oggi l'attesa?
«Houston abbiamo un problema. Nell'epoca attuale, soprattutto a causa dell'utilizzo pervasivo che facciamo del virtuale, il tempo dell'attesa è stato letteralmente azzerato. Complici le nuove tecnologie, è come se avessimo sempre in mano una specie di bacchetta magica che ci fa ottenere alla velocità della luce quello che desideriamo acquistare, leggere, verificare, facilitando in maniera praticamente immediata anche il contatto con le persone. Basta un clic, non serve più effettuare una ricerca o digitare a memoria un numero di telefono.
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Eppure praticare il tempo dell'attesa sarebbe fondamentale: mentre si aspetta, per esempio, qualcuno che ritarda si elabora una quantità di pensieri, osservazioni, utile alla rielaborazione del reale e del mostro modo di viverlo e affontarlo. Non a caso, il tempo dell'attesa è il significato più profondo del Natale e di tante altre dimensioni della vita, non solo spirituali: aspettare che un bambino nasca è l'attesa per antonomasia, quasi come fosse un tendere al momento in cui arriverà la salvezza del mondo intero o, semplicemente, del nostro microcosmo».
Come l'attesa ci fortifica nell'affrontare i riti di passaggio?
«Tutti i riti di passaggio, i momenti più importanti della nostra vita, sono legati all'attesa. Passiamo dalla scuola materna alla scuola primaria e. ancora dalla quinta elementare alla prima media e, nel frattempo, ci prepariamo. La vita è, essa stessa, il tempo dell'attesa e l'attesa è l'allenamento che dà il ritmo alla vita. L'attesa, inoltre, mobilità uno degli elementi principali del vivere: l'aspettativa. Di qui la necessità di verificare periodicamente come l'attesa dia forza e contenimento o deluda i desideri e le speranze che avevamo costruito».
Per saperne di più Riti di passaggio - Enciclopedia - Treccani e Il Natale e il significato dell’attesa - Bambini e Genitori
È possibile insegnare ai nostri figli come vivere ritmi più lenti ed esercitare l'arte della pazienza?
«Come sempre, i figli sono il risultato dell'esempio che ricevono. Ma penso che piuttosto siano loro a poterci insegnare a rallentare. Pur crescendo in un mondo veloce, con ritmi frenetici, i bambini e le bambine sanno vivere lentamente e gustarsi i loro momenti di gioco o gli spazi personali senza quella fretta che, spesso, sono proprio gli adulti a imporre. È talmente rapido il consumo delle loro giornate che, appena possono, tentano di riequilibrare il tempo che hanno a disposizione, andando a riprendersi l'attesa e rallentando rispetto al raggiungimento di certi obiettivi a volte proposti loro precocemente. Quasi volessero segnalarci che “stiamo correndo troppo, che hanno bisogno di più tempo”. Un messaggio che si farebbe bene, compatibilmente con gli impegni scolastici, a recepire di tanto in tanto».
Il virtuale è sempre nemico dell'attesa?
«No, qualcosa si salva, anche inconsapevolmente. Prendiamo, per esempio, i ragazzini che si scrivono centinaia di messaggi brevi ogni giorno. I loro telefonini sono i contenitori della loro esigenza di dialogo. Si scambiano una quantità enorme di frasi, emoticon, quasi a voler lasciare la traccia dei loro pensieri e delle loro emozioni. Le chat via social fra amici o di famiglia sono, di fatto, i nuovi diari di gruppo. Preferite ai messaggi vocali che, anche nel mondo degli adolescenti sono considerati spesso troppo invasivi, le conversazioni social diventano le testimonianze 4.0 di quanto sia importante appartenere a delle reti sociali e ricevere da esse, condividendo tempi e attese, appoggio e comprensione».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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