Ogni volta che ci avviciniamo ad un cavallo instauriamo una relazione. Una relazione basata su una comunicazione non verbale, gesti e movimenti, non altro.
Più siamo naturali, istinto ed intuito, più il cavallo ci comprende ed interagisce dobbiamo aprire il nostro cuore e la nostra mente, cercare di capire cosa lui vuole esprimere, con la sua gestualità ed atteggiamento. Se non cerchiamo di comunicare con un linguaggio comprensibile da entrambi non esisterà mai un rapporto costruttivo.
Come noi esseri umani, il cavallo ha un proprio carattere, esperienza e capacità comunicativa, siamo noi che comunque dobbiamo sforzarci a imparare il suo linguaggio, capirlo per ottenere da questa relazione ciò che desideriamo: l’empatia.
Sviluppando questa capacità l’uomo riesce a comprendere le esigenze altrui e, volendo, utilizzarla per relazionarsi in maniera corretta con i propri simili. Il cavallo è un animale predato, paura delle cose e situazioni nuove ed istinto alla fuga, evolutosi nel branco dove l’ordine gerarchico è alla base della sopravvivenza di ognuno. Questo fa si che il cavallo, anche in cattività, necessiti di uno schema gerarchico ben definito e fiducia nei soggetti socialmente superiori: Leadership.
Un leader o meglio capo deve essere riconosciuto tale per le sue capacità: rispetto degli altri, coerenza, determinazione, capacità comunicativa ecc..
Solo così saremo noi accettati come capi, autorevoli e non autoritari. Qualsiasi cavallo, che sente nell’uomo questa capacità, assumerà un atteggiamento sicuro e collaborativo. Lunga è la strada per sviluppare queste doti, l’attività col cavallo deve essere una sorta di palestra dove ci si addestra ad affinare queste potenzialità.
Empatia, controllo mentale ed emozionale, leadership, controllo del proprio corpo sono indispensabili per cooperare con qualsiasi cavallo, animale, ma soprattutto essere umano. Andare a cavallo correttamente non è facile, spesso ci si scontra con fallimenti, cadute e forti emozioni, occorre imparare a rialzarsi capire dove si è sbagliato, e riprovare, rialzarsi e riprovare.
Non tutti sono nati per essere dei capi, ma non per essere sottomessi, ritrovando la fiducia in se stessi, migliorare la nostra autostima, conoscere bene le nostre possibilità e attenuare le nostre debolezze.
Non voglio avere la presunzione di credere che l’attività con il cavallo sia l’unica, ma sicuramente, per quello che ha rappresentato per l’evoluzione dell’uomo, la più ricca di esperienze, di necessità di essere e conoscere se stessi e di ritornare alla nostra parte più naturale ed intuitiva.
a cura di Valerio Caprara
istruttore equitazione