La separazione può far nascere dubbi e senso di colpa nei genitori. Scopri come aiutare i figli ad affrontare il cambiamento con serenità, presenza emotiva e comunicazione autentica.
Ci sono sensi di colpa che fanno rumore e altri che si insinuano furtivamente nella quotidianità.
Come Mediatrice Familiare e Coach delle Relazioni, incontro di frequente mamme e papà che arrivano ai colloqui stanchi, confusi, a volte pieni di vergogna per qualcosa che non è andato come avevano immaginato. La separazione porta con sé il dolore della fine, ma anche la perdita di un’immagine: quella della famiglia come ce la si era raccontata, desiderata, promessa.
Eppure, proprio dentro questa fragilità, molti genitori trovano uno spazio nuovo: una presenza più autentica, meno perfetta e più vera.

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Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Perché i genitori separati provano senso di colpa?
È importante dirlo chiaramente: il senso di colpa non nasce perché non si ama abbastanza i propri figli. Nasce perché ci si sente responsabili del loro dolore, perché vederli tristi fa male.
Il senso di colpa ci ricorda che abbiamo valori, legami, responsabilità.
Il problema nasce quando il dolore si trasforma in auto-condanna.
I comportamenti derivanti dal sentimento di senso di colpa, una volta messi in atto dal genitore, rischiano infatti di ricadere sui figli. Ricordo una mamma che, durante una sessione di coaching, mi disse: “Quando Alice prepara lo zaino per andare dal papà mi si stringe lo stomaco. Anche se so che stare con lui le fa bene”.
In quella frase non c’era egoismo, c’era la fatica di una donna che stava cercando di abitare un cambiamento enorme senza sapere sempre come farlo.
Qualche volta il senso di colpa porta i genitori a controllarsi continuamente: si chiedono se stanno sbagliando tono o se dovrebbero essere più allegri, più disponibili e più forti. I figli, in realtà, non hanno bisogno di adulti “impeccabili”, hanno bisogno di adulti sinceri, capaci di restare emotivamente presenti anche nei momenti difficili.
Quando si cerca di compensare il dolore
Parecchi genitori, senza accorgersene, iniziano a compensare. C’è chi riempie il tempo dei figli di attività per paura del vuoto, chi diventa iper-disponibile per timore di essere rifiutato.
Non è debolezza, è il tentativo (profondamente umano) di riparare qualcosa che sembra essersi rotto. Un papà una volta mi raccontò: “Quando Giorgio è con me gli compro sempre qualcosa. È come se volessi recuperare il tempo che non passiamo insieme”. Mentre lo diceva si commuoveva, perché, in realtà, non stava parlando di giocattoli, ma della paura di perdere il legame.
I bambini non cercano compensazioni: cercano connessione
I figli hanno bisogno di sentire che il genitore c’è davvero: quando li ascolta, quando mette un limite, quando riesce a stare accanto alla loro tristezza senza sentirsi sbagliato.
Ti propongo questo esercizio. Fermati un momento prima di dire sì a qualcosa che tuo figlio ti sta chiedendo e domandati: “Lo sto facendo perché lo ritengo giusto o perché mi sento in colpa?”.
La risposta, molte volte, arriva subito.
I figli hanno diritto anche alle emozioni difficili
Una delle fatiche più grandi, dopo una separazione, è accettare che i figli possano attraversare emozioni difficili: tristezza, rabbia, nostalgia ecc. Ricordo Elena (9 anni) che disse alla mamma: “Mi manca quando eravamo tutti insieme”. La mamma si sentì crollare, pensando: “Ecco, le sto rovinando l’infanzia”. Ma Elena non la stava accusando, stava condividendo un dolore.
Certe volte, nel desiderio di togliere subito la sofferenza ai figli, gli adulti si agitano, spiegano troppo, promettono cose che non possono controllare. Eppure, sovente ciò che rassicura davvero è qualcosa di molto più semplice: “Capisco che ti manchi. Anch’io a volte provo tristezza. Ma ci sono”. Non servono genitori che cancellano ogni emozione difficile, ma adulti che insegnano, attraverso la presenza, che le emozioni non sono errori da eliminare e possono essere attraversate.
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Un esercizio utile per alleggerire il senso di colpa
Tra gli strumenti che utilizzo più spesso nei miei percorsi di coppia e individuali ce n’è uno molto semplice, ma potente. Invito il genitore a scrivere una lettera iniziando con queste parole: “Mi sento in colpa perché…”. All’inizio escono frasi dure:
- “Non sono riuscita a salvare la famiglia”;
- “Mia figlia non avrà ciò che ho avuto io”,
- “Ho paura che soffra per colpa mia”.
Poi, chiedo di continuare la lettera con una seconda parte: “Nonostante questo, so di stare cercando di…”. Ed è lì che cambia qualcosa. Perché accanto alla colpa iniziano ad apparire anche la cura, l’impegno e la presenza:
- “Sto cercando di esserci davvero”;
- “Sto imparando a comunicare meglio”,
- “Sto cercando di costruire un clima più sereno”.
Questo esercizio aiuta a uscire dalla visione “tutto o niente” in cui molti genitori si intrappolano
Self-compassion: imparare a non essere il proprio peggior giudice
A volte suggerisco ai genitori di prendersi qualche minuto e mettere nero su bianco ciò che stanno vivendo, quello che compare sul foglio è spesso carico di giudizio verso sé stessi:
- “Ho distrutto tutto”;
- “Non sono stata capace”,
- “Sto sbagliando tutto”.
Poi, chiedo: Parleresti così a una persona che ami?
Quasi sempre arriva il silenzio. Perché molti genitori separati convivono con una forma di severità interiore che non userebbero mai con nessun altro.
La c.d. self-compassion non significa giustificarsi o evitare le responsabilità. Significa riconoscere la propria fatica senza trasformarla in una condanna continua, alleggerire il senso di colpa inizia proprio da qui: imparare a stare dalla propria parte senza smettere di essere responsabili.
Cambiare domanda può cambiare la relazione con i figli
C’è una domanda che accompagna moltissimi genitori: “Come faccio a non far soffrire mio figlio?”. È una domanda piena d’amore, ma spesso impossibile. Per questo, durante gli incontri, invito a trasformarla lentamente in: “Come posso aiutare mio figlio a sentirsi amato e al sicuro anche dentro questa fatica?”. Quando cambia la domanda, cambia anche il modo di stare nella relazione.
La separazione non cancella il valore di una famiglia
C’è un’immagine molto rigida di famiglia che pesa sulle spalle dei genitori separati: quella secondo cui una famiglia, se cambia forma, allora ha fallito. Nella mia esperienza non è la separazione a definire la qualità di una famiglia.
La definiscono il rispetto, la capacità di proteggere i figli dal conflitto degli adulti, la disponibilità a continuare a esserci, anche in modi diversi da quelli immaginati.
I figli hanno bisogno di sentirsi amati senza dover scegliere da che parte stare.
Attenuare il senso di colpa significa smettere di guardarsi solo attraverso ciò che si è perso e iniziare a riconoscere anche ciò che, con fatica e cura, si sta ancora costruendo.
Un ultimo consiglio per il tuo educare
Dai un’occhiata anche agli altri articoli che ho realizzato per “bambini e genitori”: nel blog e nelle riviste etiche trovi centinaia di contenuti autorevoli della nostra Comunità Educante, strumenti concreti e riflessioni pratiche per gestire al meglio la relazione genitori-figli, come questo: Come cambia la “casa familiare” dopo la separazione? E come proteggere davvero i figli?

SARA DEALESSANDRI
avvocata delle relazioni, mediatrice familiare, coordinatrice familiare, parent coach certificata ed esperta in violenza di genere
CONTATTI e-mail: relazionieorigamistudio@gmail.com
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