Guarire facendo esperienza è possibile: nella “quotidiana messa in gioco” con i bambini, tanto in terapia quanto in ambito educativo-preventivo...
Io sono testimone della grande varietà di soluzioni e trasformazioni che l’esperienza diretta permette di trovare: delle vere e proprie strade di cura. Vi racconto di un bambino che oggi ha quasi trent’anni…
C’era una volta Adriano, 5 anni, affetto da una grave forma di asma farmaco resistente, talmente prostrato da sentire la morte come una condizione inevitabile e prossima, al punto che, quasi tutti i giorni, organizzava all’asilo il suo funerale, chiedendo ai compagni di essere seppellito in giardino. A casa, invece, si nascondeva e cantava nenie nelle quali andava ad immaginare di uccidere la madre imprigionandola, per esempio, in un sacco pieno d’api.
Sarà l’esperienza accumulata nei giochi nell’arco di un anno che gli permetterà un’altra scelta: quella di vivere.
Dopo sei mesi di terapia individuale, entra in un gruppo. Inizia a rendere giocabile la morte, facendosene il tramite, “l’angelo nero” che insegue gli altri bambini per portarli su una nave nera. Adriano sostituisce il destino che sentiva tragico con un personaggio. I segnali sono sempre più confortanti e le crisi respiratorie che erano settimanali si diradano ad una al mese.
Un giorno, però, Adriano non ha il solito aspetto, è pallido e non disposto al gioco. Ha una prima crisi respiratoria. Aiutato da una tirocinante, mi dedico completamente a lui. Quando la crisi si riacuisce gli chiedo se vuole andare via. Mi fa capire che non riesce ad andare avanti… mentre lo accompagno verso l’uscita, scorge su una mensola una palla azzurra sgonfia. Si ferma, sul viso sboccia un’espressione di rinnovato interesse. Mi chiede quella palla. Esaudisco il suo desiderio.
All’improvviso esiste solo quella palla. La esplora, sceglie due tulle, uno nero e l’altro rosa, con cui confeziona una bomboniera ove ripone con cura la palla che mi porgerà dicendo: «Questa è la mia torta». Quella palla sgonfia, priva d’aria, lo rappresenta. E proprio quella palla è ciò che mi sta affidando. Sono diventato custode di un oggetto prezioso e, per rimarcarlo, erigo una torre e vi ci piazzo in bella vista “la sua torta”. Adriano prima inizia a cercare di abbattere la torre, poi torna a fare il fantasma ma, questa volta, come copertura sceglie una stoffa azzurra, lo stesso colore della “torta”. Vi si nasconde e inizia a girare alla cieca nella stanza, trasformato in un pesante angelo azzurro.
Che fare? Prendo la torta e la riporto al suo stato di palla sgonfia, palla a cui restituire l’aria, il respiro. Ne ho quasi terminato il gonfiaggio quando “l’angelo azzurro” mi guarda scandalizzato: «No! Quella palla – dice – non può essere salvata, altrimenti come può continuare a proteggere sua madre?».
La malattia respiratoria, infatti, aveva colpito il bambino quando sua madre entra in crisi rispetto alle sue capacità genitoriali, criticata dalla nonna. Ne è conferma una frase che le aveva detto il figlio: «Mamma, non ti preoccupare ora sono malato, così tu sai cosa fare»…
Torniamo al gioco. Lo faccio entrare in contatto con la palla ora gonfia. Inizia a urlare che non riesce a respirare, che gli manca l’aria. Allora la ripongo e a lui nasce l’idea di un viaggio avventuroso.
Seguo le sue indicazioni e lui prende due spade, un arco, un vestito da cavaliere, una corda. Il cammino si snoda nella sala con alcune incertezze sino alla fine, quando, prima di riaccompagnarlo dalla madre, gli appoggio in grembo la scandalosa palla… Adriano la guarda e, sorridendo, esce dalla sua “navicella”.
Nel gioco, Adriano ha fatto esperienza diretta, ha vissuto intensamente un’altra modalità di sostegno imparando che se lui fosse tornato a respirare gli adulti sarebbero stati capaci di farcela senza bisogno della sua malattia.
Nei mesi a seguire, mentre anche la madre stava impegnandosi in un percorso di analisi personale, Adriano non ha quasi più avuto crisi che di lì a un anno sono scomparse del tutto.
a cura dott. Claudio Buccheri
psicomotricista, TNPEE, formatore, supervisore e tutor