Come vediamo i nostri figli?  Siamo capaci di “essere accoglienti”?

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Lo stile educativo che abbiamo scelto dice tanto di noi.
Siamo genitori autoritari o democratici?

In Italia negli anni ’70 Marisa Musu e Gianni Rodari, hanno sostenuto e promosso il concetto di genitorialità democratica, in contrapposizione ad uno stile educativo autoritario. La distinzione tra genitore autoritario e genitore democratico equivale, in parte, anche alla contrapposizione tra lo sguardo giudicante e lo sguardo accogliente.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Educare ad uno sguardo accogliente

Significa educare alla relazione sana e positiva, evitando di dare attenzione alle irrilevanti differenze come la forma o il colore del corpo altrui, facendo prevalere un sentimento riferibile al desiderio di pace.

Lo sguardo giudicante, al contrario, pone la sua attenzione sulla differenza e il rischio, ha come presupposto l’idea che l’altra persona possa essere prima di tutto una minaccia, facendo prevalere in noi un sentimento di paura.

Lo sguardo accogliente è il presupposto necessario per educare ad un migliore rapporto con se stessi, riconoscendo e accogliendo le proprie e le altrui specificità con rispetto e amore. A questo proposito, potrebbe interessarti leggere: “Comunicare bene le proprie emozioni: come insegnarlo ai figli?”

Noi esseri umani condividiamo circa il 99,9% del codice genetico e il restante 0,1% circa, è quello che determina le differenze come il colore degli occhi, dei capelli, della pelle e la predisposizione a certe malattie. Amare se stessi, riconoscersi e accogliere le proprie caratteristiche, è la base sicura dalla quale partire anche per modificare ciò che di noi stessi piace poco: è il senso di fiducia che promuove un concreto cambiamento, mentre quelli promossi dalla paura, sono spesso cambiamenti provvisori e superficiali.

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Buone pratiche educative

Una buona pratica per educare ad uno sguardo accogliente, deriva anche dal sapersi dare e dal saper dare delle regole chiare, ve ne propongo una: non si parla del corpo altrui.

E’ utile sostenere, con fiducia, che impareremo a non parlare del corpo altrui in modo giudicante e che impareremo invece a dare attenzione principalmente alle similitudini, alle connessioni e che infine comprenderemo questo concetto davvero utile: la mia storia è la tua storia, la tua storia è la mia storia.

Educare ad uno sguardo accogliente significa effettivamente destinare figli e figlie ad una vita di successi relazionali, sostenendoli nella creazione di una socialità pacifica, che garantirà loro un migliore rapporto con se stessi e con se stesse e li esporrà ad un minore rischio di dolorosi conflitti. A questo proposito, potrebbe interessarti leggere: “5 miti da sfatare su: figli, successo e come raggiungerlo”.

Insegnare il rispetto per se stessi e per gli altri

Evitare di commentare il corpo altrui significa dimostrare immediato rispetto, riconoscendo che ogni individuo ha un rapporto intimo e personale con il proprio corpo, che ci è precluso senza una conoscenza profonda.

Dire ad un’altra persona “sei bello/sei bella” è molto diverso che dire “Mi piaci”: nel primo caso sto esprimendo un giudizio, nel secondo sto mettendomi in gioco in prima persona, mi sto prendendo la responsabilità, sto parlando in prima persona, anziché parlare dell’altra persona.

Educare a comprendere le differenze tra un atteggiamento autoritario e quello democratico, tra lo sguardo giudicante e quello accogliente,  ci aiuterà a trovare una strada più sicura che possa condurci ad una pace duratura e sostenibile.

ROBERTO SEGHI ROSPIGLIOSI
pedagogista, giudice onorario minorile

CONTATTI tel. 340.675.45.69
Instagram: @spazioermes

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