Nella vita di un pediatra l’attenzione è ovviamente sempre riservata al bambino che ti viene affidato, ma l’osservazione dei rapporti esistenti fra figli e genitori è parte essenziale per un percorso corretto di assistenza e cura.
Nella mia lunga esperienza di lavoro e studio ho notato nel tempo enormi cambiamenti in questo speciale legame bambino/famiglia: all’inizio della mia carriera ero sempre favorevolmente impressionata dall’autonomia di cui godevano bambini anche molto piccoli appartenenti magari a famiglie numerose in cui ognuno doveva molto precocemente badare a se stesso imparando da subito a vestirsi, mangiare, fare i compiti... Si trattava spesso di famiglie umili in cui le aspettative nei confronti dei figli erano abbastanza contenute ma che nel tempo, forse inconsapevolmente, hanno cresciuto ragazzi capaci di gestirsi e di affrontare il mondo della scuola prima e del lavoro poi con buoni risultati… Avevano fatto le loro esperienze fin da piccoli, avevano imparato il mestiere di vivere dalle piccole cose quotidiane…
Oggi tutto è cambiato: se da una parte le aspettative dei genitori sono enormemente cresciute (spesso già li vediamo, questi nostri figli, imprenditori di successo o campioni di calcio o veline in attesa di sicuro successo televisivo), dall’altra non facciamo che semplificargli la vita precorrendo ogni loro desiderio, aiutandoli anche se non hanno bisogno di aiuto, rispondendo al loro posto se sono interrogati.
Nei nostri studi medici incontriamo bambini di sette-otto anni che non sanno riallacciarsi le scarpe da soli e che hanno necessità dell’intervento della mamma per spiegare i loro malesseri.
Saranno ugualmente in grado di affrontare la vita questi piccoli iperprotetti ai quali comunque si richiede di essere i primi sempre? Cosa fare dunque? Qual è il comportamento giusto da tenere? Dovremmo noi genitori convincerci innanzitutto che i nostri figli hanno bisogno di apprendere, ma con i tempi giusti. Ogni bambino è diverso da un altro, ma per ciascuno esiste un personale metodo per “imparare/osservando ed imparare/sbagliando”, come giustamente sottolinea in un suo recente editoriale il collega Sergio Conti Nibali. A noi il compito di concedere loro sia la possibilità di osservare sia quella di sbagliare. Imparare facendo esperienza è il sistema migliore, imparare scoprendo che può essere faticoso è altrettanto importante e riuscirci con le proprie forze è il premio più grande. E, se alla fine della giostra, il nostro piccolo ormai cresciuto non diventerà un astronauta ma un postino sarà – vi assicuro – certamente un bravo, competente e realizzato postino e voi dovrete essere fieri di lui!
a cura dott. ssa Marina Ciampoli
ex responsabile unità pediatrica-nido Ospedale Palestrina (RM)