Come aiutare i figli autistici ad avere fiducia in sé? Vademecum per genitori in cerca della propria autostima

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Nel mondo dell’autismo, l’autostima è sicuramente un concetto complesso e difficile da costruire.

Autostima cosa sei? Molto spesso i soggetti autistici non hanno una percezione chiara di sé e sicuramente questo processo risulta deficitario nei casi più gravi del disturbo. Nei casi più lievi, comunque, la capacità di valutare sé stesso e ancor di più, di apprezzare le proprie abilità, spesso è frutto di un percorso lungo e difficilmente realizzabile.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Autostima e autismo: che binomio!

Man mano che i nostri ragazzi acquistano consapevolezza della loro condizione e della loro diagnosi, sviluppano forti sentimenti di tristezza e di disagio nel constatare i propri limiti. Se da un lato sanno che certe loro difficoltà non rappresentano una colpa, al contempo faticano ad accettare la loro diversità dai coetanei, vanno, come tecnicamente si usa dire “in frustrazione”. Questa condizione rappresenta un problema, anche grave, perché:

  • impedisce ai nostri ragazzi di svolgere le loro attività;
  • può spingerli ad azioni anche forti e violente.

Nella pratica, sono proprio i soggetti che lavorano con i nostri ragazzi:

  • analisti del comportamento;
  • educatori;
  • insegnanti;

che devono costruire un sistema di richieste e compiti, adeguato, per evitare di indurre il ragazzo a perdere fiducia in sé stesso e ad azzerare la propria autostima, magari guadagnata faticosamente.

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Attenti alle frustrazioni

La vera sfida per una persona autistica sarà appunto, nel corso della propria vita, accettare i fallimenti (le frustrazioni) o meglio, essere concretamente educato ad accettarli, senza che ciò elimini completamente la consapevolezza delle proprie capacità. Al contempo, però, i “rinforzi sociali” (ad esempio i complimenti) che i nostri ragazzi ricevono quando raggiungono un determinato traguardo, sono un vero proprio incentivo a raggiungere altri obiettivi e a fare sempre del proprio meglio, quindi non devono mai mancare. Puoi approfondire qui: Autismo e successo dei figli… come stanno insieme?

Come spesso accade nella condizione autistica, anche quando si parla di autostima, si sta in bilico, come l’equilibrista su di un filo teso: la vera abilità non è rinunciare a vivere sospesi, ma a non sbilanciarsi troppo. Noi genitori, infatti, vediamo sempre con una certa apprensione, l’affacciarsi dei nostri figli nel mondo, perché sappiamo, che basta poco per turbarli e, che la loro autostima potrebbe facilmente vacillare, sotto il peso del confronto con gli altri.

Crescere, che stress!

Durante l’adolescenza, i nostri ragazzi diventano più difficili da gestire (d’altra parte, chi non lo è), per noi la vera difficoltà sta proprio nel discriminare correttamente i comportamenti frutto del disturbo, dalle manifestazioni espressione della crescita, senza fare confusione. Vi assicuro che questo lavoro non è per niente semplice, in particolare se parliamo di autostima.

Se, per sua natura, un adolescente di norma è pieno di incertezze e fatica a comprendere pienamente sé stesso e le proprie emozioni in questo periodo della vita, pensiamo alla difficoltà che possa vivere un soggetto autistico, per il quale la decodifica dei propri stati è di per sé complessa.

Il senso di inadeguatezza è sempre dietro l’angolo, perché crescendo tutte le richieste: scolastiche, sociali aumentano, mettendo a nudo tutte le difficoltà e le differenze che i soggetti neuro divergenti portano con sé.

Una formula magica? Non esiste!

Credo che l’unico rimedio ai colpi, anche duri, che l’autostima dei nostri ragazzi subisce nella crescita, sia appoggiarsi come sempre a validi professionisti (a mio avviso analisti del comportamento) che, attraverso un lavoro quotidiano, insegnino concretamente ai ragazzi, ad accettare i fallimenti e le delusioni, senza perdere però di vista i traguardi raggiunti e le proprie capacità. In generale, ma questo riguarda tutti neurotipici e non, si dovrebbe lavorare per un mondo più attento alle persone e alla loro felicità, piuttosto che alle performance.

In questo mondo l’autostima sarebbe messa sotto stress molto meno per tutti, soprattutto per le persone autistiche.

FRANCESCA DELMONTE
presidente "Comitato Autismo 365"

CONTATTI web: autismo365.it