Tutelare i figli dall’uso eccessivo dello smartphone anche a scuola: qual è l’obiettivo prima della regola?

Scopri perché la scuola sceglie di proteggere i bambini e i ragazzi dall’uso eccessivo dello smartphone e perché questa scelta incontra il consenso del 76% degli italiani.

Due circolari scolastiche, una del luglio 2004 (n. 5274) e una recentissima, del 16 giugno 2025 (n. 3392) vietano l’uso degli smartphone durante l’orario scolastico in tutte le scuole, dall’infanzia alle superiori. Non è vietato il possesso, bensì lutilizzo.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Perché tanto rigore Ministeriale?

Le evidenze neuroscientifiche indicano che un’esposizione precoce e massiccia agli schermi può interferire con la maturazione della corteccia prefrontale (autoregolazione, attenzione, pianificazione), alterare il sonno, favorire dipendenze comportamentali e, nei più piccoli, incidere su linguaggio e socialità. Per questo le società pediatriche suggeriscono prudenza e gradualità, oltre alla mediazione attiva degli adulti nell’accompagnare contenuti e tempi.

Tutto ciò, però, non esaurisce la questione.

Contrapporre “uso” e “non uso” rischia di semplificare una realtà complessa: la tecnologia è intessuta nella vita sociale e culturale di bambini e ragazzi.

Da pedagogisti, riportiamo al centro ciò che dà senso a ogni intervento: l’obiettivo.

Che cosa vogliamo ottenere?

Ogni scelta — vietare, consentire, integrare — vale solo se risponde a un obiettivo formativo esplicito. Quando è chiaro, l’azione educativa acquisisce direzione, coerenza e criteri di verifica. In fin dei conti, noi adulti desideriamo tutti la stessa cosa: proteggerli. E per il loro bene, ottenere:

  • maggiore concentrazione in classe;
  • più interazioni faccia a faccia;
  • maggiore autonomia nell’autoregolazione;
  • inclusione e rispetto delle differenze - anche online;
  • acquisizione di maggiori competenze di cittadinanza digitale (riconoscere fonti affidabili, gestire la privacy, leggere i bias algoritmici, contrastare linguaggi d’odio, ecc…).

E allora, definiti gli obiettivi, si scelgono gli strumenti.

A volte il divieto è il modo migliore per proteggere attenzione e benessere; altre volte conviene permettere un uso regolato in attività didattiche come ricerche, scrittura o laboratori multimediali. Percorsi di educazione ai media e di alfabetizzazione digitale aiutano a trasformare lo smartphone da fonte di distrazione a strumento di apprendimento.

Fondamentali sono anche la coerenza degli adulti e la curiosità dei docenti verso nuove modalità di fruizione culturale, dai social ai podcast, per guidare gli studenti senza perdere di vista i rischi. A questo proposito, può interessarti leggere: Challenge 1: come vivere meglio con il tuo cellulare

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Cosa succederà dopo?

Il terzo passaggio è la valutazione. È importante osservare se gli obiettivi sono raggiunti attraverso compiti e questionari, confrontandoli periodicamente con gli obiettivi per capire se la strategia funziona. Coinvolgere studenti e famiglie rende la valutazione più chiara e condivisa, evita gli estremismi e fa degli studenti i protagonisti: le regole non calano dall’alto, ma vengono comprese, negoziate e interiorizzate.

La scuola diventa uno spazio di pensiero critico: si discutono le ragioni del divieto, si sperimentano modalità d’uso responsabile, si riflette su rischi (disinformazione, cyberbullismo, dipendenze) e possibilità (accesso alla conoscenza, creatività, collaborazione).

Al centro c’è l’inclusione: online si apprendono linguaggi non discriminatori e si contrastano stereotipi e hate speech che colpiscono, tra gli altri, ragazzi e ragazze LGBTQ+, studenti con disabilità, minoranze culturali. È un tassello essenziale della cittadinanza digitale.

Puoi proseguire la lettura con: Cyberspazio senza regole: come proteggere i figli e navigare in sicurezza?

Quali conclusioni possiamo trarre?

I divieti Ministeriali offrono una cornice di tutela necessaria, soprattutto nei primi anni di scolarità. Ma il compito pedagogico va oltre. Se teniamo ferma questa triade — obiettivo, strumenti, valutazione — lo smartphone smette di essere “il nemico” e diventa un mezzo da collocare, quando serve e come serve, dentro un progetto educativo.

Solo così potremo dire, con prove alla mano, se le nostre scelte sono state efficaci a promuovere la crescita cognitiva, emotiva e sociale di ogni studente, in una scuola capace di tutelare, includere e far pensare.

ROBERTO SEGHI ROSPIGLIOSI
pedagogista, giudice onorario minorile

CONTATTI tel. 340.675.45.69
Instagram: @spazioermes

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