Chi sono io? Quali sono i miei punti di forza, quali sono le mie fragilità? Sono sicuro delle mie capacità?
Quanto sono disponibile a entrare in relazione con le persone e l’ambiente che mi circondano? Sono in contatto con le mie emozioni?
Queste domande, e le relative risposte, rappresentano la misura di quanto conosciamo noi stessi come genitori, educatori ed adulti inseriti in una società e in un ambiente di riferimento. Vi propongo una semplice esperienza: provate a porvi le stesse domande riguardo ai vostri figli.
Chi è lui/lei per me? Quali sono i suoi punti di forza, quali sono le sue fragilità? È sicuro delle sue capacità? Quanto è disponibile a entrare in relazione con le persone e l’ambiente che lo circondano? Èin contatto con le sue emozioni?
Prendete nota delle risposte e poi rileggetele tenendo a mente un concetto tanto semplice quanto difficile da applicare: i vostri figli sono altra cosa rispetto a voi genitori. È normale ed umano proiettare, almeno in parte, su di essi i vostri timori e le vostre paure, poiché tutti nella vita abbiamo commesso errori che avremmo voluto non aver fatto, ma è proprio il nostro vissuto, e le sfide incontrate lungo il percorso, ad averci plasmato e reso gli adulti che siamo diventati.
Aiutateli a cogliere la differenza tra passione e desiderio passeggero, tra moda ed emulazione e vero talento permettendo loro di sperimentare e sperimentarsi, ma senza fare sì che questa ricerca si trasformi in ossessione.
Date loro feedback sinceri, senza sperticarvi in lodi immotivate nel timore di non sostenerli abbastanza, sottolineando invece i progressi quando sono reali e tangibili, facendoli in questo modo sentire efficaci. E ricordate spesso a loro il valore dell’imparare dagli altri e l’importanza dello studio, affinché non inseguano effimere chimere di successo restando ad aspettare un’occasione particolarmente fortunata che, forse, non arriverà nemmeno.
La sfida, dunque, è rappresentata dal continuare ad espletare la funzione educativa e genitoriale tenendo a mente che non sarà possibile impedire ai vostri figli di divergere dal tracciato che avevate immaginato per loro, se sarà quello che la vita li porterà a fare.
Al tempo stesso, è giusto da parte vostra far loro notare i possibili rischinonché fare del vostro meglio per proteggerli dai pericoli, senza però perdere di vista il fatto che le strade alternative al percorso che vi eravate prefigurato potrebbero portare sia voi che loro verso nuove, inaspettate destinazioni.

BENEDETTA BENINI
psicomotricista funzionale® esperta di educazione e processi d'apprendimento
CONTATTI telefonici: 340.591.92.82
e-mail: benedetta.benini@edu.unife.it
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