Tuo figlio autistico ha davvero poca immaginazione… o parla solo un linguaggio diverso dal nostro?
L’“immaginazione” è spesso definita come la capacità di pensare senza regole fisse, collegando liberamente le esperienze. Eppure, quando si parla di bambini nello spettro autistico, questa idea sembra vacillare. Ma siamo sicuri che sia davvero così?
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I bambini autistici hanno davvero difficoltà a immaginare?
Molti bambini autistici si affidano a schemi rigidi e ripetitivi. Questo non è un limite casuale: è il loro modo di orientarsi in un mondo che percepiscono come imprevedibile.
La difficoltà nel cambiare routine o nell’accettare imprevisti nasce proprio da qui. Anche l’associazione di idee e l’astrazione possono risultare complesse, rendendo meno immediata la comprensione di situazioni nuove o simboliche.
Se faticano con l’astrazione, significa che non immaginano?
È una conclusione che può sembrare logica… ma è fuorviante.
Studi recenti pubblicati sul Journal of Autism and Developmental Disorders mostrano che molti bambini autistici sono capaci di creare amici immaginari, proprio come i loro coetanei. Un dato che invita a rivedere molte convinzioni.
L’immaginazione non è assente, ma si manifesta in forme diverse, meno visibili e più intime.
Cosa ci insegna davvero questa scoperta?
Questa evidenza apre due riflessioni importanti:
- Socialità nascosta: attraverso l’amico immaginario, il bambino sperimenta relazioni e dialoghi, anche se in modo non convenzionale.
- Nuove possibilità educative: il mondo immaginativo può diventare un ponte prezioso per comunicare, insegnare e costruire fiducia.
Quindi, non dobbiamo “insegnare” l’immaginazione, ma imparare a riconoscerla.
Cosa succede quando tuo figlio sembra “chiuso nel suo mondo”?
Quante volte li vediamo parlare da soli o ripetere movimenti? Spesso lo interpretiamo come distanza. Ma potrebbe essere altro.
È possibile che stiano vivendo esperienze interiori ricche, fatte di immagini, storie e sensazioni che a noi restano invisibili.
Quel mondo non è vuoto, è semplicemente difficile da decifrare.
Il vero compito di un genitore qual è?
Non è spegnere quel mondo, né forzare il bambino a restare sempre “con i piedi per terra”.
Il compito, piuttosto, è più sottile e antico, quasi artigianale:
- provare ad avvicinarsi con rispetto al suo universo
- creare ponti tra immaginazione e realtà
- accompagnarlo, senza strapparlo via da ciò che per lui è rassicurante
Un po’ come nella scena di Mary Poppins, dove si vola sospesi tra risate e leggerezza: noi genitori cerchiamo di riportare i nostri figli a terra, ma senza dimenticare che, per loro, quel volo è spesso un rifugio.
Ricordiamoci che l’equilibrio non sta nello scegliere tra fantasia e realtà, ma nel costruire un passaggio sicuro tra i due mondi.
In fondo, forse la domanda più utile non è “mio figlio ha immaginazione?”, ma sono disposto a entrare, almeno un po’, nel suo modo unico di immaginare?
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FRANCESCA DELMONTE
presidente "Comitato Autismo 365"
CONTATTI web: autismo365.it
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