A tu per tu con Antonio Casanova

«Il mondo è pieno di incantesimi, seguiteli!»

Non solo mago

Non chiamatelo mago. Antonio Casanova preferisce definirsi “un commesso viaggiatore della magia.” Quando lo raggiungiamo al telefono è a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna, dove vive.

È in corso la guerra fra Russia ed Ucraina ed esattamente come fece nel periodo più duro del lockdown - quando portava il pianoforte a coda nelle piazze per allietare l’Italia che non poteva uscire di casa - ci invita a far vincere la bellezza. A cercarla “perché è ovunque, in ogni angolo del mondo.”

Classe 1972, Antonio Montanari (questo è il suo vero cognome) è nato a Ravenna. È lì, sul limitar della marina, che tutto inizia. Prima ancora dell’amore per Houdini, dell’amicizia con David Copperfield e della fama arrivata con “Striscia la notizia", ci furono un pianoforte, un talento da énfant prodige e, soprattutto, nonno Abdon.

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Gli chiediamo: come è cominciata l’avventura con la magia?

“È un’eredità di mio nonno, del suo sguardo sul mondo. Ricordo i giochi di prestigio, quando faceva sparire una monetina o un fiammifero.

Per un bambino il nonno è quasi sempre il primo legame con l’immaginifico. In più, il mio aveva un nome magico: si chiamava Abdon.

Era sempre immerso nei libri, in nuvole di fogli disordinati. Aveva una casa piccola: sul balcone al posto dei gerani c’erano le girandole che si muovevano al vento.

La musica classica sempre in sottofondo e quel balocco dietro la porta che, ogni volta che andavo a trovarlo, cercavo. Mio nonno era un letterato, fu il primo a tradurre l’Ulisse di Joyce. A Ravenna non nevicava mai, ma lui diceva che se la immaginavo la neve sarebbe arrivata davvero.

È mancato che avevo solo 12 anni e quel ricordo lo porto sempre con me; perfino il mio ultimo spettacolo si chiude con una nevicata che avvolge il pubblico.

Quando è scoccato il primo incantesimo?

“Il primo incantesimo è stata la musica. A 11 anni ero considerato un bambino prodigio. Grandi direttori d’orchestra come Paolo Olmi, con cui ancora collaboro, mi indirizzarono al conservatorio.

Mio padre, insegnante di educazione fisica, mi accompagnava ovunque: prima a fare lezione dal maestro Angelo Babini a San Lazzaro di Savena,  poi da Nicolò Parente alla Scala di Milano.

Il sogno era diventare un grande pianista?

«Sì, credevo che nella vita avrei fatto il pianista. Feci tutto veloce. A 14 anni arrivò il primo concerto a Friburgo, in Germania. In realtà, di quegli anni ho un brutto ricordo: per me i tasti bianchi e neri che si muovevano ed emettevano note erano magia pura, ma il pubblico dei concerti non mi piaceva. Troppo ego e troppo poco amore per la musica.

Ad un certo punto, però, la vita sceglie per te. E tu devi essere pronto a seguirla. Come spero saranno un giorno le mie figlie, Matilde e Nora, che hanno 3 e 5 anni.”


Che successe?

“Non sapendo tenere le mani ferme, già in quegli anni mi allenavo con le carte. Fu un attimo...”

Il pianoforte però è restata una presenza fissa...

“Sì, è sempre con me nei miei spettacoli. Quando faccio incontrare Chopin e il grande maestro della magia Robert Houdin, per esempio. O nelle mie collaborazioni con Striscia’, dove ai telespettatori regalo leggerezza e ironizzo sugli errori grazie ad Antonio Ricci che fra il 1999 e il 2000 ebbe l’intuizione di trasformare un piccolo fallimento, un Capodanno in diretta su Rai1 stravolto da un temporale, in un reality televisivo sulla magia che, di fatto, va ancora in onda tutti i sabati sera...”

Quando l’illusionismo ha incontrato il sociale?

“Quando mi sono accorto che con la magia si potevano porre dei problemi, attirare l’attenzione dei sindaci... Facendo volare un ragazzo in sedia a rotelle, per esempio, siamo riusciti ad accelerare quel che troppo spesso la burocrazia frena...”


La magia e l’intrattenimento, quindi, possono salvare il mondo?

“Forse non lo possono salvare, ma aiutano a decomprimere la negatività veicolata dai media. Proporre il sorriso non significa chiudere gli occhi sul male, ma vedere la verità: siamo predisposti a stupirci e ad essere felici.”

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ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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