Crescere, amare, socializzare: i bambini ci riescono attraverso il gioco

Il gioco è l’attività attraverso la quale il bambino effettua le sue esperienze dapprima di tipo sensoriale e poi motorie; attraverso di esso riesce a scoprire se stesso e la realtà che lo circonda.

Il gioco attiva funzioni intellettive, affettive e relazionali; favorisce il conseguimento di nuove competenze; lo sviluppo nonché il consolidamento di altre già acquisite. L’attività ludica permette di esprimere i propri contenuti affettivi e inoltre ne favorisce la rappresentazione di vissuti emotivi poiché le emozioni nel gioco si alternano. E’ scientificamente riconosciuto che il gioco contribuisca in modo significativo ad un adeguato sviluppo fisico e mentale.

L’attivazione di risposte di natura sensoriale e/o motoria attraverso gli stimoli, che il bambino riceve dall’ambiente che lo circonda, rappresenta la prima forma di gioco (gioco sensomotorio) con cui sperimenta piacere e divertimento. Questa attività ludica gli permette di conoscere meglio se stesso, il proprio corpo e la propria efficienza motoria. La scoperta quotidiana e costante dell’ambiente permetterà al bambino di entrare in contatto con vari oggetti che favoriranno lo sviluppo di percezioni visive e sonore nonché la coordinazione tra i due sensi; inoltre contribuiranno a facilitare l’emissione dei primi suoni e/o di sillabe (vocalizzazione ludica).

Attraverso il gioco il bambino riesce a capire come funzionano gli oggetti mediante un’attività per lo più imitativa rispetto alle situazioni reali (gioco funzionale). Quando quest’ultimo diventa rappresentativo, cioè quando il bambino utilizza funzionalmente gli oggetti, si comincia a parlare di vera e propria attività ludica (gioco rappresentativo).

L’esplorazione degli oggetti, inizialmente di tipo orale e successivamente con le mani, che ne permette la conoscenza delle varie caratteristiche, rappresenta un’altra manifestazione ludica.

Le esperienze quotidiane, talora del tutto casuali, dalla scoperta che battendo un oggetto su una superficie dura produce rumore a quella che gli oggetti che cadono a terra fanno rumore, attivano l’interesse del bambino permettendogli di diventare uno sperimentatore instancabile e ne stimolano la abilità creative.

Al termine dei 2 anni il bambino può essere in grado di utilizzare simboli, immagini, parole e azioni che rappresentano le cose. In questa fase è possibile la riproduzione di un modello (ad esempio situazione di vita quotidiana) in modo differito poiché ne ha conservato una rappresentazione interna.

Successivamente si sviluppa il gioco simbolico per cui il bambino utilizza un oggetto come se fosse qualcosa di diverso: ad esempio una scopa può essere usata come un cavallo o un treno. Nel frattempo i giochi di tipo senso-motorio, sebbene siano prevalenti nei primi 18 mesi di vita, continuano a rivestire grande importanza nell’attività ludica del bambino e si possono osservare anche negli anni della scuola dell’infanzia.

I bambini di 2-3 anni, anche se fisicamente vicini, interagiscono poco tra di loro, preferendo attività ludiche solitarie.

Successivamente all’ingresso nella scuola dell’infanzia migliorano le loro capacità di socializzazione, di entrare in relazione con i pari e pertanto comincia a svilupparsi anche il gioco di gruppo. All’età di 4-5 anni si acquisisce la capacità di autogestirsi in semplici giochi di gruppo. Dall’ingresso alla scuola primaria ci si diverte anche con giochi complicati, svolti in casa e all’aperto, che possono richiedere precise istruzioni preliminari, buon allenamento, stretto rispetto delle regole e senso di lealtà. Spesso il bambino chiede ai genitori di giocare con lui ed è importante farsi coinvolgere sia perché attraverso questa esperienza possiamo conoscere meglio il bambino, le sue abilità nonché le sue emozioni più profonde e poi è un modo per noi adulti di riscoprire l’entusiasmo e la capacità di divertirsi propria dell’infanzia.

a cura dott.ssa Mariangela Pinci
neuropsichiatra infantile