Chi di noi non è mai entrato in contatto con l’acronimo D.S.A, oppure con i termini Dislessia e difficoltà d’apprendimento?
Spesso tutte queste parole vengono utilizzate per indicare erroneamente chi procede con difficoltà nel percorso scolastico, senza distinzione.
Facciamo chiarezza. La scuola è dove si fa più uso di queste definizioni perché è proprio in questa fase dello sviluppo dei nostri ragazzi, in qualità di studenti, che si manifestano. La scuola infatti è il “luogo dell’apprendimento”.
L’Apprendimento ha due sfaccettature:
una esplicita legata all’acquisizione di nozioni attraverso l’insegnamento (ad esempio il concetto di rotazione della terra intorno al sole) l’altra implicita o procedurale, che permette di avere conoscenze su come compiere una serie di azioni automatizzandole in modo efficiente e rapido con un basso dispendio di energie (ad esempio come fare a leggere non ci viene insegnato tutte le volte che ci mettiamo davanti ad un libro ma è automatico).
Sia le difficoltà che i disturbi colpiscono l’apprendimento. Per difficoltà intendiamo alcune problematiche scolastiche che ostacolano temporaneamente il percorso scolastico, che non si associano a patologie cliniche ma ad elementi di tipo culturale (es. scarsa conoscenza della lingua), famigliare (es. bassa scolarizzazione dei genitori), motivazionale (es. scarsa motivazione allo studio in seguito ad insuccesso), caratteriale (es. bassa autostima), stile di vita (abitudini legate alle ore di sonno) e qualità dell’istruzione. Attraverso interventi mirati queste difficoltà sono estinguibili.
I disturbi specifici dell’apprendimento o disturbi specifici delle abilità scolastiche, sono invece innati, si parla di neurodiversità, di un diverso modo di attivare distinte aree celebrali, sono migliorabili ma non estinguibili nel corso della vita, colpiscono i processi automatici alla base delle abilità di lettura (DISLESSIA), di calcolo (DISCALCULIA) e dell’espressione scritta (DISGRAFIA e DISORTOGRAFIA), causando un forte dispendio di energie. Nelle prestazioni legate ad una o più di queste abilità, i nostri studenti D.S.A. risultano deficitari nonostante un Q.I. nella norma o superiore.
La differenza tra Q.I e prestazioni, la stabilità nel tempo, e l’aspetto genetico permettono di distinguere difficoltà e disturbi, fermo restando che in entrambi i casi non si parla di “mancanze”, “svogliatezza” o patologie cliniche, bensì della necessità di un diverso approccio all’apprendimento.
a cura di Serena Rosa
tutor dell’apprendimento