5 modi per scoprire il talento dei figli e avviarli al loro successo

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“Esiste una sola scuola: quella del talento” Vladimir Nabokov

Tutti noi genitori sogniamo di avere un figlio talentuoso, o desideriamo che il nostro già lo sia. Le ricerche lo confermano: l’essere umano non nasce con caratteristiche personali immutabili ed indelebili, ma con predisposizioni che possono essere plasmate, implose, o esplose dal sistema familiare, scolastico, socio-culturale in cui crescono. 

Il successo dei figli nelle aspettative dei genitori

Se è inevitabile che noi genitori nutriamo aspettative nei confronti dei figli, è utile conoscere la natura di tali aspettative, poiché con ogni probabilità si trasformeranno in comportamenti; e tali comportamenti influenzeranno in maniera determinante il pensare, il sentire e l’agire dei nostri bambini. E l’influenza ambientale genera due importanti conseguenze:

1) contribuisce al consolidamento di quegli schemi comportamentali definiti “personalità”.

2) concorre a sviluppare il senso di fiducia, o di sfiducia, che nostro figlio sente di poter nutrire nelle proprie possibilità.

Innumerevoli studi rivelano come i genitori che incoraggiano, supportano e sostengono i figli siano un prezioso aiuto nel processo di conquista dell’autostima, nell’atteggiamento di apertura verso gli altri, nello sviluppo della tenacia necessaria a crearsi una vita appagante; ma le mamme e i papà che eccedono nel motivare e nello spronare i figli possono anche rischiare di riversare su di loro aspettative irrealizzabili, giungendo così a danneggiarli nonostante le buone intenzioni.

Come scoprire quali sono i suoi desideri, bisogni e talenti?

Facciamoci aiutare da alcune definizioni: “Il talento è un punto di forza, un ambito in cui il piccolo se la cava bene, ma non è un’eccellenza. Può diventarlo con la pratica, ma di base non è una dote straordinaria o una genialità: è una propensione naturale”.  

Secondo tale fonte, già dai due anni è possibile riconoscere le doti naturali dei bambini, ovvero le predisposizioni che, se allenate a dovere, hanno una chance di diventare capacità (Associazione Italiana sviluppo del talento e della plusdotazione). 

Altri studi autorevoli sostengono, invece, che l’impegno, l’allenamento, l’autodisciplina e la volontà siano le uniche condizioni necessarie ad acquisire abilità straordinarie e che, viceversa, il talento inteso come dote naturale conti poco o nulla.

In genere, sono poco amante della sentenza aristotelica “la virtù sta nel mezzo”, ma in questo caso devo fare un’eccezione. Probabilmente ognuna delle due prospettive più accreditate ha le sue ragioni.

Il ruolo dei genitori nel successo dei figli

In concreto, questo significa che noi genitori possiamo avere un ruolo cruciale nel processo di scoperta, e di accurata conoscenza del talento dei nostri figli. E significa che, una volta svelate e studiate le predisposizioni naturali del nostro bambino, possiamo contribuire enormemente allo sviluppo di tali predisposizioni e potenzialità.

In sostanza, l’impegno senza una predisposizione naturale può far crescere un’abilità fino a un certo punto, così come un talento naturale senza allenamento si estingue. Per parlare di talento vero e proprio, o di potenziale sviluppato servono entrambi gli ingredienti: predisposizione naturale ed esercizio costante.

Ma come si fa a scoprire quali sono le inclinazioni naturali che vale la pena incentivare nel nostro bambino? Un punto di partenza può essere la messa in pratica di alcune strategie nel vivere quotidiano:

Osserviamo nostro figlio

Più lo osserviamo, alla stregua di un antropologo affamato di informazioni, più probabilmente le sue doti naturali e le sue potenzialità si mostreranno ai suoi e ai nostri occhi; l’osservazione sarà tanto più efficace, quanto più sarà supportata da alcuni preziosi atteggiamenti alleati.

  • Evitiamo di intervenire: più spesso interveniamo durante le incursioni nel mondo del nostro bambino, più probabilmente falseremo l’osservazione, sovrapponendoci alla sceneggiatura in corso; se siamo a caccia di talenti, o vogliamo creare predisposizioni, è più utile limitarci a prendere atto di ciò che nostro figlio ci mostra…
  • Facciamo silenzio: come tutte le prede, anche il talento, se allertato o disturbato dal rumore, fugge!
  • Lasciamo che nostro figlio si esprima: nel pianto, nel gioco, nell’interazione con gli altri… ed evitiamo quanto più possibile di interromperlo, di parlare al suo posto, di dargli suggerimenti non richiesti, di frustrare i suoi desideri senza offrirgli alternative simili realizzabili.

E cerchiamo di fare attenzione anche al linguaggio non verbale, poiché spesso la mimica facciale comunica più delle parole.

Alleniamolo alle scelte

In qualità di genitore abbiamo l’onere (e l’onore) di guidare nostro figlio lungo il percorso di crescita. Guidare significa dare regole, trasmettere valori, stabilire routine, elargire cure e manifestazioni d’amore in linea con le nostre peculiarità e il nostro stile genitoriale.

Ma, nella caccia al talento e nello sviluppo del potenziale, un alleato imprescindibile è l’allenamento alla scelta; se la scelta che chiedi al bambino di compiere è compatibile con la sua età, con le sue possibilità e con le risorse (emotive e cognitive) che ha a disposizione, egli diverrà in poco tempo “abile ad esperire”, ovvero desideroso di cimentarsi in situazioni che, essendo alla sua portata, potranno dargli soddisfazione e gettare le basi della sua autostima. 

Non solo! Maggiore sarà il numero delle scelte-esperienze che tuo figlio compirà, maggiori saranno le tue osservazioni, le possibilità che i talenti riescano ad emergere, o che le potenzialità si sviluppino.

Rendiamolo autonomo

Se la scelta e l’esperienza sono il terreno fertile per il manifestarsi di talenti o per plasmare le inclinazioni, l’autonomia ha a che fare con l’esercizio a fare: tentativi costanti che, se svolti in maniera efficace, divengono capacità. 

Forse lo avrai notato, il modo migliore per impedire ai bambini di sviluppare i propri talenti è quello di evitargli ogni ostacolo da superare. Come scrive Maria Montessori: “L’adulto deve dare e fare quel tanto che è necessario affinché il bambino possa utilmente agire da solo: se fa meno del necessario, il bambino non può agire utilmente; se l’adulto fa più del necessario, e perciò si impone o si sostituisce al bambino, spegne i suoi impulsi fattivi”.

La parola magica nel successo dei figli

Se siamo disposti a far vivere a nostro figlio l’esperienza del quotidiano, facendolo sentire supportato, ma allo stesso tempo libero di esprimersi e di affrontare le sfide che la vita gli propone, potrà capitare che cada e si faccia male, che sbagli, che fallisca, che perda alcune battaglie.

Accettiamo il suo fallimento

D’altra parte, chi non gioca non perde, ma nemmeno corre il rischio di vincere. Come siamo soliti reagire quando nostro figlio fallisce, quando non fa del suo meglio, o quando teme la competizione con qualcuno più bravo di lui? La parola magica è accettazione.  

Accettare è diverso da consolare o rassicurare: maggiore sarà la nostra capacità di vivere quelle situazioni come necessarie ed utili opportunità, più facilmente nostro figlio percepirà il fallimento, la perdita, o la mancata soddisfazione, come un pugno preso, ma non come il ko definitivo.

E imparerà da quelle esperienze che è proprio grazie a quei pugni presi che affronterà i ring delle nuove sfide molto più forte di prima.

Evitiamo interpretazioni

Le interpretazioni adulte sulla presunta personalità dei figli nascondono la loro indole e i loro potenziali talenti; se poi “il gioco” ad interpretare le azioni, il sentire e il pensare dei bambini diviene un copione generalizzato ad ogni situazione, può tramutarsi in pericoloso etichettamento; e le etichette sono come vestiti di parole monocolore inchiodate addosso: “troppo introverso”, “troppo fragile”, “troppo ribelle”. Se i figli appaiono monocolore, i talenti e le potenzialità, molto più simili a sfumature, giocheranno a nascondino e si faranno beffa di te.

LARA VENTISETTE
psicologa, psicoterapeuta, fondatrice del metodo PsicoStyling®, docente presso il Centro di Terapia Breve Strategica, insegnante di Yoga

Contatti: tel. 339.411.01.63 - laraventisette.com

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