Perché i figli – soprattutto in adolescenza – hanno poca stima di sé? Ne parliamo con il dott. Alberto Pellai

«L'accettazione della propria unicità è il miglior modo per stare al mondo ed abitare la vita».

Il medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva Alberto Pellai – che tra i tanti libri, ha scritto anche L'età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente, edito da DeAgostini, si rivolge ai genitori con il consueto garbo, prediligendo spesso l'uso della prima persona plurale: «Siamo noi gli adulti, i punti di riferimento, coloro che devono usare tutte le competenze per allenare i ragazzi e le ragazze alla vita. E ancora: siamo noi che dobbiamo imparare ad aggiustare il tiro, senza farci prendere dall'ansia, se commettiamo un errore».

Professore, ci dà la sua definizione di autostima?

«L'autostima è una dimensione molto soggettiva, con cui ogni soggetto fin dalla tenera età impara a pensare a se stesso e a mettere a fuoco quelli che sono i suoi punti di forza e le sue eventuali fragilità, guardandole in modo realistico e, dunque, oggettivo».

La fase della crescita è, però, molto complessa e passa inevitabilmente dalla paura di non valere abbastanza o di non farcela...

«Soprattutto la prima adolescenza, che è un tempo di improvvise e repentine trasformazioni, può diventare una fase di grande insicurezza. Il tema è capire, soprattutto a partire dall'età della pre-adolescenza, quanto un figlio o una figlia si considerino adeguati, a proprio agio con il loro corpo per esempio. Avere una buona autostima significa sapersi guardare per quello che si è, accettarsi. L'accettazione del proprio essere e della propria unicità diventa il miglior modo per stare al mondo ed abitare la vita».

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Come può un genitore aiutare i figli a sviluppare autostima, amor proprio e fiducia nelle proprie possibilità?

«Un genitore non deve rimanere spiazzato davanti ai repentini cambiamenti che caratterizzano la crescita dei figli. Deve respirare e analizzare con calma la situazione. È chiaro che una famiglia molto ansiosa, con atteggiamenti troppo protettivi o, al contrario, troppo esigente, poco tollerante sugli errori, scaricherà quelle tensioni sui figli. Ma non mi stancherò mai di ripeterlo: l'età evolutiva si chiama così proprio perché è quella fase della crescita in cui ogni individuo si evolve, imparando dall'errore commesso. Un preadolescente si potrà anche sentire sbagliato, ma quasi sempre quella percezione gli è stata un po' cucita addosso dall'aspettativa di “non errore” che l'adulto di riferimento gli può aver costantemente trasmesso». A questo proposito, puoi approfondire leggendo:

Cosa fare quando si entra in conflitto con i figli?

È possibile trovare un equilibrio tra il lodare troppo un figlio, incoraggiarlo, e l'essere troppo critico nei suoi confronti?

«Bisogna provar sempre ad essere degli osservatori e sostenitori del percorso in atto, e mai degli estimatori del traguardo. Un genitore deve saper guardare allo sforzo, all'impegno, alla dedizione, alla motivazione e alla fatica che un figlio mette dentro al suo agire. È dire “sei stato eccezionale” solo quando arriva davvero il risultato, riconoscendo al ragazzo o alla ragazza la capacità di essersi messi in gioco dentro alle sfide, nelle prove che la vita gli ha messo o gli sta mettendo davanti». Puoi continuare leggendo: Puntiamo sulle passioni, non alle performance

C'è una giusta maniera per porsi?

«Suggerirei la modalità della fermezza: essere fermi e accoglienti sulle cose importanti. Restare più possibilisti sulle altre. Ma mantenere fissa la differenza di ruolo: noi siamo gli adulti, loro sono i ragazzi. Come adulti di riferimento, abbiamo il compito e la responsabilità di allenarli di fronte allo tsunami delle loro paure, emozioni e desideri di autonomia. I genitori rappresentano lo specchio in cui i ragazzi si riflettono, anche quando vogliono spiccare il volo. La nostra calma sarà la loro calma, la nostra fermezza la loro fermezza, il nostro coraggio il loro coraggio. Di contro, la nostra paura potrebbe diventare la loro, così come la nostra ansia».  

Se vuoi proseguire, può esserti utile leggere: Puoi approfondire leggendo: Essere un bravo educatore è possibile?

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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