I nostri figli oggi giocano prevalentemente online, direttamente dal loro smartphone e, confrontandosi con un mondo estraneo e variegato, vivono emozioni poliedriche.

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Giocare online infatti, oltre che essere divertente, suscita emozioni non sempre facili da gestire, come la rabbia. Quando videogiocano dalle consolle, interagiscono anche nelle chat durante il game play, e questo spesso purtroppo è fonte di insulti o litigi a distanza.
Diversi genitori e insegnanti mi hanno riferito che i figli, in preda ad episodi di rabbia, hanno lanciato per terra il joystick, o hanno imprecato a voce alta, incaponendosi; o che i loro figli sono scappati dal salotto piangendo: la frustrazione è un altro sentimento spesso frequente.
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Come possiamo allora affrontare queste emozioni, favorendo uno sviluppo sano della pratica dei videogiochi dei nostri figli, che vuol dire divertimento ma anche sviluppo di competenze positive tra cui miglioramento delle capacità di osservazione visuo-spaziali, attenzione, problem solving, collaborazione in team (quando si gioca in squadra, come ad es. a Fortnite, ecc.)?
Diventa necessario imparare a videogiocare in maniera consapevole.
Perché anche questi sono mezzi che consentono ai nostri figli di esprimere loro stessi e conoscersi, esplorare la loro identità, al pari di altri strumenti di comunicazione digitale come, ad esempio, quando utilizzano lo smartphone per socializzare, postare sui social, seguire determinati influencer o fare i balletti su tiktok.
Pensate infatti a quanti avatar, personaggi di fantasia, inventano i nostri figli, quando iniziano a videogiocare (noi lo facevamo con i giochi di ruolo in scatola, o identificandoci nei Supereroi della Marvel!).
Un primo suggerimento è dire ai vostri figli: “Ho voglia di giocare con te, giochiamo insieme, fai vedere a mamma o papà un gioco e divertiamoci insieme”.
Questo può potenzialmente aprire un dialogo e una relazione, esattamente allo stesso modo di quando li accompagnate a fare uno sport o un’altra attività offline.
Vi aiuta a capire cosa, durante il gioco, fa scattare la loro rabbia, che non è un’emozione sbagliata o negativa (non esistono emozioni sbagliate o negative, ma è come noi reagiamo ad esse che conta!).
Un’altra attività è mostrargli la tavola delle 6 emozioni di base, e confrontarsi con loro su quello che a loro capita di sentire più spesso, quando videogiocano.
Da questo scambio aperto e non giudicante, si può arrivare a parlare anche dei correlati fisici associati a un utilizzo eccessivo. Ad esempio, quando gli sudano le mani o sente gli occhi “pesanti”, forse è necessario staccare, fare una pausa, o proseguire il giorno dopo.
Inoltre, quando acquistate un videogioco, fate attenzione anche al PEGI, un'informativa che indica se i contenuti di quel videogame sono adatti all’età (un po’ come il bollino verde, giallo o rosso dei film televisivi, che ci riporta agli anni ‘90!).
Se volete approfondire queste tematiche sono a disposizione per consulenze nel rapporto tra i vostri figli e i videogiochi, anche con la certificazione Video Game Therapy (VGT) di cui sono esperto. La VGT è un vero e proprio percorso in cui lo psicologo accompagna i giovani durante il videogioco, e si confronta con loro sulle emozioni e reazioni sperimentate durante le partite.
Inoltre, con la Collega Lucile Serra, è attivo il gruppo Facebook Psico-Pillole Digitali, dove offriamo spunti su educazione digitale ai videogiochi.
Arrivederci alla prossima partita, cari genitori e… tanti Auguri di Buon Natale!

GIANLUCA FROZZI
cyber psicologo specializzato in psicologia digitale ed educazione digitale
CONTATTI telefonici: 339.465.50.89
web: gianlucapsicologodigitale
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