Immaginazione e realtà: come si intrecciano?

Tutti i giovani animali evoluti, sia quelli domestici che i selvaggi, giocano, per puro divertimento,  socializzare, comunicare e imparare.

I nostri bambini si comportano allo stesso modo e nei primi anni di vita giocano, solitamente da soli, rimanendo affascinati anche da una piccola cosa che hanno in mano, come un filo o briciole di pane, ed osservandole e meditando sviluppano il loro piccolo cervello che è già in fermento.

Il bambino piccolo seduto sul seggiolone, mentre mangia la pappa muove vivacemente le braccia e con le manine sporche di cibo inizia a lasciare dei segni che andrebbero osservati con una certa attenzione, perché attraverso essi possiamo già intuire la sua natura… è un bambino dal temperamento veloce o riflessivo? è nervoso oppure tranquillo?

Crescendo, attraverso l’immaginazione, egli crea nuovi mondi misteriosi, bellissime situazioni che gli pare di vivere concretamente ed è questa la netta differenza tra la fantasia e l’immaginazione. Possiamo considerare la fantasia come una creativa illusione e l’immaginazione come una concreta personale ideazione finalizzata allo scopo prefissato; l’essere umano vive la fantasia come una cosa astratta, l’immaginazione come una lontana realtà.

Le fasi della crescita portano il bambino a capire la differenza fra ciò che si è immaginato da quello che è la reale; è in grado di adattarsi, anche se può far fatica e saltuariamente convive con la propria immaginazione finché è pronto a fare il concreto salto nel mondo dei grandi. Ci sono alcuni adulti che non hanno voluto compiere questo passaggio e i più fortunati sono diventati artisti, liberi di esprimersi attraverso l’immaginazione.  

Indubbiamente  i giochi elettronici, essendo in continua evoluzione, hanno un’attrattiva su un grande numero di ragazzi e di bambini. Siccome nella giovane età assume notevole importanza l’emulazione, il gioco elettronico dell’amico diventa un oggetto del desiderio e sono pochi i ragazzi che non sono interessati a questa forma di evasione. Un nuovo modo di giocare che presenta alcuni aspetti positivi d’apprendimento, ma, secondo me, limitano la personale fantasia ed è come se si giocasse con la creatività altrui.

I libri da colorare, da sporcare, quelli pensati per essere rotti e trasformati, i racconti delle fiabe, sia le classiche che quelle moderne, sono indispensabili strumenti per instradare il bambino verso un mondo parallelo affascinante ed alquanto redditizio dal punto di vista della fantasia. Ricordiamoci che i primissimi anni di vita sono quelli formativi per la persona adulta e, senza mai imporre, avvicinare ai giochi l’irrealtà delle favole, anche pensate da noi, può essere utile per far conoscere una diversa evasione.

Gli adulti che non frequentano i cinema e i teatri non sono stati abituati a farlo da ragazzi; i giovanissimi che fanno sport sono anche spinti dall’amico; se non portiamo mai i bambini in libreria per loro quel luogo resterà sconosciuto.  Insomma, i giovani sono plasmabili e dovrebbe essere un dovere dei parenti offrire loro un ventaglio di giochi, passatempi, esperienze di vita, dai quali trarre vantaggio per crescere in modo autonomo e, soprattutto, individuale.

La realtà quotidiana riserva alle persone una miriade di problematiche e ognuno, in modo individuale anche se inserito nella stessa famiglia, le vive a modo proprio. Sono convinto che per la buona crescita dei nostri ragazzi dobbiamo, nei limiti del possibile, limitare loro le difficoltà e le ansie non adatte al loro sviluppo mentale. Secondo me, non dobbiamo far pagare ai bambini e ai piccoli adolescenti gli errori che incautamente abbiamo commesso e, nei limiti del possibile, dobbiamo salvaguardarli mettendoli in una metaforica e salutare bolla che, maturando, si dissolverà da sola.

ANTONIO PEROLFI
grafologo AGI specializzato nell’età evolutiva
Contatti: tel. 320.086.11.34 - antonio.perolfi@libero.it