«Dobbiamo vivere senza paura – è il suo auspicio – partecipando e accogliendo diversità e contaminazioni».
È il golden boy della politica bolognese. Matteo Lepore – classe 1980 – ha il volto da ragazzo ma è già Sindaco di una città importante e strategica come Bologna. Papà della piccola Irma, è curioso e aperto al dialogo col mondo.
Sua figlia ha un nome importante, cosa le racconterà dell’avventura da Assessore alla cultura della precedente legislatura?
«Le racconterò che è stato uno dei periodi più belli della mia vita, in cui ho cercato di fare qualcosa per la comunità. Credo molto nel ruolo politico dell’assessore alla cultura. Cercherò di spiegarle che la parola cultura è fondamentale per tenere unita la polis, per trovare le parole giuste, ponendo nuove domande e generando nuovi bisogni. Irma è uno stimolo a mettersi in viaggio verso il futuro. Abbiamo scelto di chiamarla così perché erano i giorni in cui sulla facciata della scuola primaria di via XXI aprile nasceva il murales dedicato a Irma Bandiera. Ci piaceva l’idea che, passeggiando nel suo quartiere, avrebbe visto l’immagine di una partigiana di cui la città è orgogliosa. Questo nome è un augurio per il futuro affinché abbia la libertà e la forza di affrontare le sfide che la attendono».
A Bologna è boom di turisti e attività culturali. Come conciliare offerta turistica e bisogni dei residenti?
«Questa è una città straordinaria, dove si vive molto bene e in cui c’è un fermento animato soprattutto da persone che vengono da fuori: giovani e stranieri che contribuiscono ad arricchire la nostra identità. Qui il turismo vale 3 milioni di euro con 40 mila occupati diretti e indiretti. È uno dei settori che ha fatto sì che la disoccupazione scendesse ai livelli pre-crisi. Ora la sfida è portare le presenze in tutta la città metropolitana e in Appennino e migliorare la qualità del lavoro degli addetti del settore».
Il bolognese è un “lamentoso” seriale. Cosa replica a chi paragona la città a una mangiatoia?
«È un discorso salottiero, chi parla di mangiatoia frequenta poco i quartieri. Già nel Medioevo Bologna era una città dove si faceva la festa della porchetta in piazza. I bolognesi non si sono mai vergognati di avere una cultura della convivialità. Con i 6 milioni raccolti con la tassa di soggiorno il Comune promuove gli investimenti culturali e l’immagine della città senza pesare sui cittadini».
Come dialogano politiche educative e culturali?
«Con la Fondazione per l’Innovazione Urbana gestiamo un programma da 6 milioni e 600 mila euro per il contrasto alle povertà educative a partire da un investimento forte su musei, teatri e biblioteche. Vi è poi un bando sulle libere forme associative perché cultura e sport, due ambiti molto frequentati dai giovani, sono da potenziare ulteriormente».
Secondo il giovane sindaco Matteo Lepore, la cultura è la speranza di Bologna.
«Vorrei che la città tornasse a credere in se stessa e fosse finalmente padrona del proprio destino. Il fiorire del turismo è la dimostrazione che dopo tante parole si può davvero cambiare.
L’immaginazione civica é lo strumento per riappropriarci della capacità di fare le cose insieme. Partecipare, senza aspettare soluzioni esterne. Stiamo sperimentando nuovi linguaggi per raggiungere anche i più giovani».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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