La seconda nascita: l’adolescenza

La realtà sociale

I bambini nascono in una realtà sociale complessa: dall’infanzia in avanti fanno attivamente parte di un mondo costituito da altre persone; adulti e bambini, persone familiari e no.

Dunque, per i bambini è importante capire le intenzioni, i sentimenti e le azioni di chi condivide il loro mondo e di conseguenza cominciare a intuire le norme sociali che regolano quel mondo.

Queste capacità sono centrali nello sviluppo umano e si evolvono in modo relativamente lento.

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L'adolescenza

Durante l’adolescenza si cominciano a fare i primi bilanci sulla qualità dell’esperienza che il bambino ha condiviso con la famiglia durante il periodo dell’infanzia.

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L’adolescenza è il periodo del naufragio e della scoperta.

È il continuo susseguirsi di momenti di crisi e di passaggio da situazioni note a situazioni ignote che deve assiduamente affrontare.

L’adolescente non sa chi è.

Ma è proprio questo non sapere che diventa desiderio di conoscenza che si rinnova. Quindi, le possibili strategie di comportamento possono essere quella di scoraggiarsi e lasciarsi schiacciare dalla paura dell’ignoto, oppure di ribellarsi e accettare la sfida con tutti i mezzi possibili a disposizione.

L’adolescenza è una seconda nascita!
Qual è il ruolo dei genitori in questa delicata fase della crescita?

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Il ruolo dei genitori

Mamma e papà devo avere un ruolo “presente non presente” nella vita dell’adolescente.

Deve essere una presenza costante, ma distante.

Che lascia spazio. Spazio di attesa. Spazio di espressione. Spazio di esperienza attiva, che accetta che il figlio sta crescendo e che lo rispetta, facendo un passo indietro.

Che c’è, ma non si vede.

Ma si percepisce. Nettamente.

Cosa dignifica diventare genitori di un figlio adolescente?

Divenire genitori ci obbliga a rivivere, in parte coscientemente ma, in misura molto maggiore inconsciamente, molte delle esperienze e delle criticità della nostra infanzia, inducendoci a cercare di risolverle comportandoci in un certo modo con nostro figlio.

Questo aspetto, che è il “dono nel dono” dell’avere dei figli, può anche diventare fonte di notevoli blocchi relazionali e affettivi.

Meno abbiamo coscienza di quello che avviene dentro di noi mentre cresciamo nostro figlio, più probabile sarà che nel rapporto con lui mettiamo in atto nostri antichi vissuti irrisolti.

Il non poter fare a meno di confrontarci a livello di coscienza e ancor più a livello inconscio con le esperienze della nostra infanzia, è una sfida insita nella condizione di genitori, ciò che rende la vita con i figli diversa da qualunque altra esperienza umana.

Avere un figlio adolescente, viverci insieme, comporta dunque molto di più della verifica delle nostre aspettative sulla nostra bravura, e su quella del nostro partner, come educatori o sulla bontà o meno di nostro figlio.

Ci obbliga a mettere in discussione, alla luce della realtà quotidiana, le nostre prospettive su ciò che significa essere una famiglia.

Cosa possiamo fare?

Crediamo sempre nei nostri figli. Anche quando collezionano delusioni, anche quando si ribellano al sistema.

Favoriamo il loro essere protagonisti attivi della loro vita.
Promuoviamo esperienze di autonomia.
Investiamo sulla loro autostima.

Altrimenti non riusciranno a sviluppare un’immagine positiva di sé stessi.

Dirigiamo i nostri sentimenti verso l’azione che hanno commesso o non fatto, piuttosto che verso di loro.

Il nostro non giudicare li accompagnerà nel percorso della vita a una prospettiva gentile ed efficace, in grado di riflettere sulle emozioni e sui sentimenti propri e degli altri.

I nostri figli hanno bisogno di queste certezze.
Queste certezze hanno la radice nell’amore.

SILVIA FERRETTI
pedagogista, formatrice, Direttrice Centro per l'infanzia 12-36 mesi "Il Chicco"

CONTATTI e-mail: ilchiccoinfanzia@hotmail.it
tel. 347.178.29.48

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