Siamo troppo ansiosi… perché? Scopriamolo grazie a un pizzico di pedagogia e l’aiuto di Daniele Novara

«Alla fine i ragazzi ce la fanno sempre, vince il loro istinto di sopravvivenza. I veri ansiosi sono mamma e papà».

Daniele Novara, esperto nella gestione dei conflitti, è uno dei più stimati pedagogisti italiani. Al professor Novara, che da oggi accresce con la sua autorevole presenza la Comunità Educante di Bambini e Genitori, il primo Ente NOprofit a sostegno delle famiglie, diamo un caloroso benvenuto. Uno sguardo più proiettato verso le scienze dell'educazione e della formazione mancava tra le pagine del nostro progetto etico!

Molto ironico nell'esporre le sue teorie, Novara sarà presto protagonista, sottoforma di personaggio animato, della quarta stagione del cartone Lampadino e Caramella nel MagiRegno degli Zampa in onda su Rai Yoyo. «Mi chiamerò Dodo, che è il nomignolo che avevo da ragazzo», anticipa.  Come racconta nel suo libro Mollami! (Bur Rizzoli), il professore è convinto che i veri ansiosi oggi siano i genitori. Tuttavia, molte ricerche raccontano di un aumento dell'ansia fra gli adolescenti.

Professor Novara, lei concorda?

«No. In assenza di dati diacronici e longitudinali e, dunque, di termini di paragone, è un'affermazione priva di senso. Così come trovo intellettualmente disonesto dire che i ragazzi di oggi sono più violenti. La pratica sempre più diffusa dei sedicenni che mandano avanti i centri estivi, alla maniera della scuola di Barbiana di don Milani, è la dimostrazione che è vero il contrario».

Come ribattere a questa descrizione dei nostri figli?

«La deriva che ha visto aumentare esponenzialmente le neurodiagnosi, gli screening e le autocertificazioni va fermata. Si rischia di etichettare come patologici comportamenti basati per lo più sull'immaturità tipica di quell'età. L'adolescenza è per definizione turbolenta. È neurofisiologico che nel passaggio dall'infanzia all'età adulta, immerso nella competizione con gli altri e con se stesso, un ragazzo debba riformularsi. E il modo più sano per farlo è allontanarsi vigorosamente dalla famiglia.

Se da bambino era proteso verso la dipendenza genitoriale, il contatto e la promiscuità; da adolescente si comporta all'opposto: vuol far perdere le tracce e scrollarsi di dosso ogni forma di controllo». È lì che scatta l'ansia di mamma e papà.

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I genitori urlano troppo per risolvere i conflitti con i figli?

«Il genitore è più emotivo. Nel libro Urlare non serve a nulla (Bur Rizzoli), concordo con gli studiosi dell'Università di Pittsburgh, Ming-Te Wang e Sarah Kenny che, dopo aver condotto una ricerca in dieci scuole medie nell’arco di due anni, hanno dimostrato che se l'educazione è basata su urla e punizioni il rischio di minare il senso di fiducia dei bambini nei confronti dell'altro è molto alto. Atteggiamenti genitoriali urlanti e punitivi invece di correggere o limitare i comportamenti scorretti dei figli li peggiorano. E la possibilità che già fra i 12 e i 14 anni si sviluppino stati depressivi o antisociali si fa più elevata».

Che valutazione dà delle famiglie contemporanee?

«Incontro genitori molto fragili e soli, affetti da narcisismo, presi da sé stessi, con una preponderanza individualistica che vince sull'interesse comune e che a volte sfocia nel perfezionismo ("Mio figlio non deve fare i capricci") e nell'esibizionismo. Spesso i due componenti della coppia non comunicano, sono estranei. Paradossalmente, però, dai figli esigono dialogo a tutti i costi e li crescono in un rapporto di intimità esagerata. Sono onnipresenti, soprattutto le madri, nelle vite dei figli. Un’onnipresenza che continua anche quando questi avrebbero già l'età per essere autonomi».


Sta invitando le famiglie a farsi da parte?

«Invito i genitori a dotarsi di un'organizzazione educativa, di fare squadra e imparare il giusto distacco attraverso la negoziazione, il silenzio attivo e la tecnica del paletto».


Con il medico dell'età evolutiva Alberto Pellai ha promosso un appello al governo per bloccare gli smartphone fino a 14 anni e i social fino a 16.


Perché lo ritiene necessario?

«Numerosi studi indicano una correlazione tra l’uso precoce e prolungato degli schermi e problemi di attenzione successivi. Non c'è alcuna fretta di rendere i nostri figli dipendenti dai device».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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