L’asma è una malattia infiammatoria cronica che provoca sintomi quali respiro sibilante, dispnea, costrizione toracica e tosse che variano nel tempo, nell’insorgenza, nella frequenza e nell’intensità, e sono associati ad una limitazione al flusso aereo.
In età prescolare fino al 40-50% dei bambini possono presentare tosse, sibilo o difficoltà respiratoria, spesso in associazione a un comune raffreddore; tuttavia non tutti questi bambini continueranno a “fischiare” nelle età successive, pertanto non vengono definiti “asmatici”.
Viceversa, quando gli episodi di ostruzione bronchiale e di sibili espiratori continuano o iniziano dopo i 6 anni e si manifestano anche al di fuori dei raffreddori (durante lo sforzo o in esposizione ad allergeni comuni), si può parlare di asma bronchiale. La prevalenza dell’asma è del 9,3% tra i bambini di 6-7 anni e del 10,3% tra gli adolescenti di 13-14 anni.
L’attacco acuto d’asma può essere scatenato da: infezioni (spesso virali): la maggior parte dei bambini asmatici presenta i sintomi durante il periodo autunnale e invernale, quando la diffusione delle infezioni delle vie respiratorie è particolarmente elevata; esposizione ad allergeni: acari della polvere, alternaria, graminacee, parietaria, epiteliodi alcuni animali (gatto, cane, cavallo) esposizione a inquinanti e/o irritanti: i bambini che frequentano ambienti particolarmente inquinati, polverosi, o che hanno uno o entrambi i genitori fumatori, sono più esposti all’asma; esercizio fisico: il bambino affetto da asma da sforzo non ha controindicazioni assolute a fare sport e in molti casi è sufficiente un buon controllo della condizione per ottenere la scomparsa dei sintomi.
Dal punto di vista clinico l’attacco acuto di asma si manifesta con tosse secca e stizzosa, a riposo o durante l’attività fisica. Il bambino presenta respiro sibilante, con fischi e sibili espiratori, associato a difficoltà respiratoria. Segni di difficoltà respiratoria sono l’aumento della frequenza respiratoria, la presenza di rientramenti sottodiaframmatici, giugulari e/o intercostali e la difficoltà all’eloquio.
E’ molto importante evitare il fai-da-te e rivolgersi sempre a un medico specialista che saprà valutare la situazione del singolo bambino e fornire le giuste cure mediche, in base a gravità, età e peso del paziente. Inoltre, il contatto con lo specialista è molto importante nel sostenere i genitori e consigliarli nella maniera più corretta per il loro bambino, anche nel caso acuto dell’attacco d’asma con un piano di azione condiviso che li aiuterà a capire come comportarsi nell’immediato.
Il salbutamolo, un beta2 agonista, è il farmaco broncodilatatore di riferimento per il trattamento dell’attacco acuto di asma. In caso di attacco grave, si può somministrare il farmaco in dosi frequenti e ravvicinate, fino a 3 cicli ogni 20-30 minuti nella prima ora, mentre dosi più distanziate temporalmente sono sufficienti nelle forme lievi. Nelle crisi asmatiche lievi, il dispositivo ottimale per erogare i beta2 agonisti è il MDI (Metered Dose Inhaler) con il distanziatore. La dose da erogare con lo spray predosato nel distanziatore deve essere individualizzata in base alla gravità dell’attacco.
In caso di attacco lieve di 200-400 μg (2-4 spruzzi), possono essere sufficienti, ma può essere necessario somministrare fino a 10 spruzzi/dose nelle forme più gravi. La dose di salbutamolo può essere ripetuta ogni 20-30 minuti nella prima ora negli attacchi gravi, poi con frequenza variabile a seconda della risposta clinica.•
Bibliografia Sestini P, De Sario M, Bugiani M, e il Gruppo Collaborativo SIDRIA-2. La prevalenza di asma e allergie nei bambini e adolescenti italiani. I risultati del progetto SIDRIA-2; Epidemiol Prev 2005; 29:24-31. Gestione dell’attacco acuto di asma in età pediatrica Linea Guida SIP- Aggiornamento 2016.
a cura dott.ri Luca Bertelli e Andrea Gentili
pneumologo pediatrico, anestesista