Come si diventa un genitore competente? La parola alla prof.ssa Maria Rita Parsi

«Per essere genitori serve formazione, una patente dell'educare»

«Ringrazio soprattutto la mia famiglia. Vorrei che tutti avessero dei genitori come i miei, mi hanno permesso sempre di scegliere, non mi hanno mai messo sotto pressione e auguro a tutti i bambini di avere la libertà che ho avuto io».

La psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che da anni ci accompagna nel nostro progetto a sostegno della genitorialità, cita il campione di tennis Jannik Sinner per indicare ai nostri lettori la strada migliore per educare i figli alla vita: attenzione per le loro propensioni, rispetto per la loro identità, sostegno e ore di tempo da dedicare loro. Nella vita reale così come nell'approccio al virtuale.

«Per essere genitori servirebbe una patente, perché accompagnare un ragazzo nella sua crescita è importante quanto guidare una nazione».

L’importanza di essere genitori

Professoressa, come si diventa un genitore competente?
«Assumersi la responsabilità di diventare genitori è importante come imparare a leggere e a scrivere. Come studiare la storia, la geografia, la matematica. Fare i genitori richiede una formazione, una patente. Alla base di tutto c'è una analisi della propria storia, di come si è cresciuti, di quale rapporto si è avuto con la propria famiglia e con l'ambiente circostante per riflettere su quello che si è ricevuto per poi rielaborarlo e usarlo al meglio per  accompagnare una nuova vita nel mondo».

In una società in cui il digitale è sempre più pervasivo, quanto è importante l'esempio della famiglia per educare i bambini alla vita?

«L'esempio è tutto. L'uso di Internet che fanno gli adulti è il metro di riferimento. I figli copiano ampiamente quello che vedono accadere in casa e oggi ricevono i devices troppo presto e direttamente dalle mani di genitori che, per primi, non sanno fare a meno di uno smartphone. E che già verso i 6-7 anni li lasciano soli davanti ad uno schermo, quando invece l'utilizzo della tecnologia richiedere un affiancamento, una supervisione e, dunque, tempo da dedicare a quel che guardano, percepiscono e per aiutarli a riconoscere limiti e confini». 

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Situazioni familiari fuori controllo

Tutte le famiglie felici si somigliano, ma ogni famiglia infelice lo è a modo proprio, scriveva Lev Tolstoj in "Anna Karenina". Quali sono le strategie per affrontare le situazioni e i dolori che sfuggono al nostro controllo?

«È necessario che ogni famiglia si cerchi degli alleati. Ci si può aiutare attraverso i libri, studiando le teorie di pedagogisti e formatori o chiedendo consulenza agli specialisti per fare propri gli strumenti umanistici e scientifici dell'educare, ma soprattutto è utile avere al proprio fianco dei compagni d'avventura. Questi alleati possono essere nonni, fratelli e sorelle, amici o babysitter, ma anche gli educatori e gli insegnanti di riferimento e gli allenatori delle discipline sportive svolte dai bambini».

Le aspettative in crescita 

Come le aspettative dei genitori incidono sulla crescita dei figli?
«Se un genitore ha aspettative sui propri figli sta sbagliando il movimento. Probabilmente, da bambino, ha dovuto fronteggiare lui stesso le attese e le speranze che la sua famiglia ha caricato su di lui. La domanda è: era quello che voleva? I figli non sono il braccio armato delle nostre rivendicazioni e dei nostri desideri; vanno lasciati liberi da questo peso. I genitori devono prestare attenzione a quelle che sono le propensioni e gli interessi dei figli, sostenendoli nel percorso che li porterà ad essere se stessi. Proiettare le proprie aspirazioni sui ragazzi, invece, rischia di creare frustrazioni delle quali prima o poi quei ragazzi chiederanno il conto. Mi piace allora citare il campione di tennis, Jannik Sinner, che dopo una sua vittoria ha ringraziato la famiglia con queste parole: "Ringrazio soprattutto la mia famiglia. Vorrei che tutti avessero dei genitori come i miei, mi hanno permesso sempre di scegliere, non mi hanno mai messo sotto pressione e auguro a tutti i bambini di avere la libertà che ho avuto io"».

In conclusione, cosa davvero i figli si aspettano dai propri genitori?
«Che siano presenti, ma non ossessivamente presenti. I ragazzi si aspettano accoglienza, amore, ascolto, sincerità. Non supereroi o bancomat per accumulare oggetti, ma semplicemente adulti affidabili che li accompagnino con serenità e continuità nel loro percorso verso l'autonomia».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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