Come insegnare ai figli ad ascoltarsi e a rispondere ai propri bisogni? 4 semplici idee per ridurre ansie, paure e stress

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L’ansia è un elemento chiave della memoria evolutiva umana e ognuno di noi ha avuto, almeno una volta nella vita, un incontro diretto con essa.

Come sottolineano alcuni autori, l’ansia deriva dal desiderare qualcosa e temere di non poterla ottenere e, se da una parte scombina e spaventa, dall’altra non potremmo vivere senza, poiché è una delle strategie di sopravvivenza più antiche: è uno strumento di consapevolezza interiore sufficientemente buono che ci consente di anticipare potenziali pericoli e gestire eventuali scenari catastrofici.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Si può provare ansia fin da piccoli? E perché?

Proprio perché ognuno di noi, dai tempi che furono, è sopravvissuto in funzione di obiettivi (come il desiderio di vita e l’evitamento del dolore), anche i più piccoli hanno sviluppato tale meccanismo: secondo gli studi, già a partire dai 6 anni di età emergerebbero i primi segnali di ansia, i quali rimangono moderatamente stabili e persistenti per tutta l’infanzia e l’adolescenza, diventando un efficace predittore anche per l’insorgenza di difficoltà future.

Cosa si agita sotto al nostro stato ansioso? Come affrontarlo?

Il bisogno di attaccamento, uno stile genitoriale instabile, standard irrealizzabili e le (normali) sfide evolutive possono dare vita ad una tempesta di emozioni inappropriate, spesso ingestibili poiché legate a pensieri irrealistici, i quali portano a pensare in bianco e nero, senza alcuna sfumatura, e ad agire di conseguenza.

Dal punto di vista evolutivo, tuttavia, l’ansia può diventare un importante laboratorio di sperimentazione delle proprie abilità: preserva le condizioni per una vita soddisfacente e allo stesso tempo consente di trovare strategie adeguate allo sviluppo di grandi e piccini, senza le quali sarebbero in totale balia dei bias cognitivi e delle emozioni contrastanti.

Incidono anche vita frenetica e aspettative sui figli? E quelle su noi stessi?

Immersi ormai in una quotidianità fatta di performance, pregiudizi e soprattutto “doveri”, gli adulti significativi si trovano a dover fare i conti con il perfezionismo genitoriale, meccanismo attraverso il quale non solo si interrogano sul loro valore personale, ma riflettono sui figli i dubbi circa la loro efficacia educativa, portando i più piccoli ad introiettare tali timori e scegliendo di conformarsi all’ideale genitoriale pur di non deludere nessuno.

A questo proposito, puoi approfondire leggendo: Far crescere l’autostima dei figli è possibile? 4 consigli per sostenere la loro crescita emotiva

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Strategie e consigli per affrontare ansie, paure e stress

Se l’ansia è dunque la lente attraverso la quale conoscersi con più consapevolezza, come adulti possiamo coltivare, durante tutta la giornata, diversi momenti (anche giocosi) con i più piccoli.

Ad esempio possiamo:

  1. Invitarli a riconoscere i momenti in cui si sentono sopraffatti dalle emozioni. Concentrarsi sul respiro come ancoraggio per il presente, orienta la loro attenzione a sensazioni, pensieri, stati d’animo, osservandoli per ciò che sono e lasciandoli sfilare come se fossero in un corteo.
  2. Creare uno spazio apposito in cui incontrarsi. A fine giornata incontriamoci nella nostra oasi o isola: attraverso lo storytelling, l’adulto fornisce un modello per accogliere, etichettare e affrontare anche le emozioni più difficili.
  3. Utilizzare fiabe pedagogiche nelle quali i più piccoli possono identificarsi. Stimolandoli alla riflessione con i protagonisti, imparano a tradurre le emozioni inappropriate: strumenti creativi come il calligramma possono supportarci in questo!
  4. Sviluppare un lessico che valorizzi l’accettazione anziché il giudizio. Giochiamo con i più piccoli a identificare tutte quelle espressioni del “dovrei” e proviamo a sostituirle con “sarebbe bene” per stimolare la propositività e la sperimentazione.

Se l’ansia è un fattore che emerge dalla relazione adulto-bambino, è solo nel “noi” che possiamo coltivare pazienza e accettazione: un va bene così è spesso l’abbraccio più accogliente per i timori dei più piccoli.

ALESSANDRA PONTIS
psicologa positiva, autrice e facilitatrice certificata Mindfulness Educators®

CONTATTI web: diariodiunapiscologapositiva.it
Instagram: @diariodiunapsicologapositiva

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