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L’ansia è un elemento chiave della memoria evolutiva umana e ognuno di noi ha avuto, almeno una volta nella vita, un incontro diretto con essa.
Come sottolineano alcuni autori, l’ansia deriva dal desiderare qualcosa e temere di non poterla ottenere e, se da una parte scombina e spaventa, dall’altra non potremmo vivere senza, poiché è una delle strategie di sopravvivenza più antiche: è uno strumento di consapevolezza interiore sufficientemente buono che ci consente di anticipare potenziali pericoli e gestire eventuali scenari catastrofici.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Si può provare ansia fin da piccoli? E perché?
Proprio perché ognuno di noi, dai tempi che furono, è sopravvissuto in funzione di obiettivi (come il desiderio di vita e l’evitamento del dolore), anche i più piccoli hanno sviluppato tale meccanismo: secondo gli studi, già a partire dai 6 anni di età emergerebbero i primi segnali di ansia, i quali rimangono moderatamente stabili e persistenti per tutta l’infanzia e l’adolescenza, diventando un efficace predittore anche per l’insorgenza di difficoltà future.
Cosa si agita sotto al nostro stato ansioso? Come affrontarlo?
Il bisogno di attaccamento, uno stile genitoriale instabile, standard irrealizzabili e le (normali) sfide evolutive possono dare vita ad una tempesta di emozioni inappropriate, spesso ingestibili poiché legate a pensieri irrealistici, i quali portano a pensare in bianco e nero, senza alcuna sfumatura, e ad agire di conseguenza.
Dal punto di vista evolutivo, tuttavia, l’ansia può diventare un importante laboratorio di sperimentazione delle proprie abilità: preserva le condizioni per una vita soddisfacente e allo stesso tempo consente di trovare strategie adeguate allo sviluppo di grandi e piccini, senza le quali sarebbero in totale balia dei bias cognitivi e delle emozioni contrastanti.
Incidono anche vita frenetica e aspettative sui figli? E quelle su noi stessi?
Immersi ormai in una quotidianità fatta di performance, pregiudizi e soprattutto “doveri”, gli adulti significativi si trovano a dover fare i conti con il perfezionismo genitoriale, meccanismo attraverso il quale non solo si interrogano sul loro valore personale, ma riflettono sui figli i dubbi circa la loro efficacia educativa, portando i più piccoli ad introiettare tali timori e scegliendo di conformarsi all’ideale genitoriale pur di non deludere nessuno.
A questo proposito, puoi approfondire leggendo: Far crescere l’autostima dei figli è possibile? 4 consigli per sostenere la loro crescita emotiva
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Strategie e consigli per affrontare ansie, paure e stress
Se l’ansia è dunque la lente attraverso la quale conoscersi con più consapevolezza, come adulti possiamo coltivare, durante tutta la giornata, diversi momenti (anche giocosi) con i più piccoli.
Ad esempio possiamo:
- Invitarli a riconoscere i momenti in cui si sentono sopraffatti dalle emozioni. Concentrarsi sul respiro come ancoraggio per il presente, orienta la loro attenzione a sensazioni, pensieri, stati d’animo, osservandoli per ciò che sono e lasciandoli sfilare come se fossero in un corteo.
- Creare uno spazio apposito in cui incontrarsi. A fine giornata incontriamoci nella nostra oasi o isola: attraverso lo storytelling, l’adulto fornisce un modello per accogliere, etichettare e affrontare anche le emozioni più difficili.
- Utilizzare fiabe pedagogiche nelle quali i più piccoli possono identificarsi. Stimolandoli alla riflessione con i protagonisti, imparano a tradurre le emozioni inappropriate: strumenti creativi come il calligramma possono supportarci in questo!
- Sviluppare un lessico che valorizzi l’accettazione anziché il giudizio. Giochiamo con i più piccoli a identificare tutte quelle espressioni del “dovrei” e proviamo a sostituirle con “sarebbe bene” per stimolare la propositività e la sperimentazione.
Se l’ansia è un fattore che emerge dalla relazione adulto-bambino, è solo nel “noi” che possiamo coltivare pazienza e accettazione: un va bene così è spesso l’abbraccio più accogliente per i timori dei più piccoli.

ALESSANDRA PONTIS
psicologa positiva, autrice e facilitatrice certificata Mindfulness Educators®
CONTATTI web: diariodiunapiscologapositiva.it
Instagram: @diariodiunapsicologapositiva
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