Perché essere genitori oggi sembra così difficile anche quando amiamo tantissimo i nostri figli? Ne parliamo con Alberto Pellai

Oggi molti genitori amano profondamente i propri figli, ma si sentono più soli e insicuri nel loro ruolo educativo. Cosa sta succedendo davvero alle famiglie?

Il medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva Alberto Pellai colonna portante della Comunità Educante di Bambini e Genitori, il primo Ente NOprofit a sostegno delle famiglie, incontra i genitori ogni giorno e - ogni giorno - veste i panni del motivatore: «I genitori di oggi sono disorientati, come se fossero sguarniti della cassetta degli attrezzi per svolgere il loro ruolo adulto e vivessero un continuo senso di impotenza».

Perché i genitori di oggi si sentono così in difficoltà?

« Siamo di fronte a una generazione di genitori che ama moltissimo, ma che si riscopre troppo fragile per risultare autorevole agli occhi dei propri figli. Credo che questa fragilità diffusa dipenda dalla solitudine. Persi dentro vite ultra-frenetiche si ritrovano isolati uno dall'altro, senza la possibilità di fare gioco di squadra e stringere alleanze con altri genitori, con figli della stessa età ed esperienze simili. Sono soli in un mondo che sembra metterli uno contro l'altro e in cui ognuno cerca di essere perfetto, senza per fortuna poterlo essere».

In questa solitudine genitoriale, incidono anche le famiglie “piccole”, ovvero con figli unici o monogenitoriali e/o separate?

«Oggettivamente, all'interno di famiglie sottodimensionate, i figli sono molto impegnativi: richiedono più presenza, più contatto, più guida e più contenimento. Vi è poi questa convinzione ansiogena che abbiano bisogno della nostra protezione in ogni momento e per qualunque cosa. E troppe madri e troppi padri vivono con l'incubo che succeda qualcosa se non controllano il proprio pargolo continuamente. Faccio un esempio pratico: un tempo se i bambini svolgevano qualche attività all'aperto si metteva in conto che qualora piovesse bastava infilarsi l'impermeabile, oggi invece si controlla il meteo compulsivamente con giorni e giorni di anticipo. Genitori, state tranquilli: la pioggia non è diventata d'acciaio e i vostri figli non sono affatto più biodegradabili che in passato (!)».

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Perché i genitori di oggi temono che i figli siano fragili?

« Non pensandosi forti e competenti come genitori, i genitori stessi temono che i propri figli siano molto più fragili di quanto effettivamente siano davvero».

Quali sono le 3 parole chiave che possono aiutare?

«Ottimismo, fiducia e alleanza. L'ottimismo è la visione del mondo che verrà abitato dai vostri figli tra un anno, cinque, dieci, ma anche tra dieci minuti. Basta con la visione deleteria secondo cui un bambino rischia di rompersi ad ogni passo che compie nel mondo. Poi, la fiducia che va riposta sia nel mondo sia negli altri. E, soprattutto, nei vostri figli che sono nati per farcela. Infine, l'alleanza, che è quella che andrebbe stretta con altri genitori e con altre famiglie. Va ripristinato un mondo adatto, a misura di bambini, in cui gli adulti collaborano per aiutarli a crescere autonomi».


Qual è l’urgenza nell’educare oggi?

«In attesa che anche in Italia, come sta già accadendo in altri Paesi, si legiferi sull'uso della rete e dei social da parte dei minori, sarebbe bene che si diffondesse la pratica dei patti digitali con cui diversi genitori si stanno già accordando per porre le stesse regole e gli stessi limiti nell'utilizzo, o ancora meglio del non utilizzo, per esempio fino ai 16 anni, dei social network».


E la frase che un genitore dovrebbe dire più spesso?

« Provaci!».

Invece quella che è meglio non pronunciare mai?

«Da cancellare dal vocabolario genitoriale è: “Fallo per me”. I ragazzi devono poter trovare la loro misura in qualsiasi “pezzo” di mondo».

Perché dire “no” ai figli è così importante?

«Il problema è che i genitori vorrebbero ricevere sempre un applauso dai propri figli,  essere considerati meravigliosi, come se avessero bisogno di avere conferme del loro affetto. Invece sono proprio i “no”, quelli che ai nostri figli non piacciono e che ci fanno sentire “cattivi”, che li aiuteranno a crescere avendo ben chiaro il senso del limite».

Essere genitori oggi non significa essere perfetti. Significa accompagnare i figli nella crescita con fiducia, regole e presenza. E aiutare i figli a trovare il coraggio di provarci, credendo essi stessi per primi nelle loro capacità. Se vuoi proseguire, puoi approfondire leggendo:

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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