Essere genitori oggi: come riuscire a tirar fuori il meglio di noi?

Diventare genitori è il viaggio più trasformativo che un essere umano possa attraversare.

Non si tratta semplicemente di accogliere una nuova vita, ma di rifondare la propria. Spesso ci si concentra sui bisogni materiali del neonato o sui manuali di pedagogia, sicuramente utilissimi, dimenticando però forse una delle variabili più importanti dell'avventura educativa: noi stessi.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Come si fa a essere un buon genitore oggi?

La competenza genitoriale non è un insieme di regole da applicare o di tecniche di persuasione da somministrare ai figli. Al contrario, è il risultato di un profondo lavoro di introspezione. Per crescere un bambino equilibrato, dobbiamo prima impegnarci a sviluppare la parte migliore di noi.

Su questa scia, diamo un caloroso benvenuto per la prima volta sulla nostra Comunità Educante al neuropsichiatra infantile Stefano Vicari, il cui prezioso contributo va ad affiancarsi a quelli del sociologo e psichiatra Paolo Crepet, del medico e neuropsichiatra infantile Alberto Pellai e del pedagogista Daniele Novara, da anni colonne portati del nostro progetto di sostegno alla genitorialità.

I figli non ascoltano ciò che diciamo, guardano ciò che siamo.

Funzionano come specchi spietati e meravigliosi, capaci di riflettere le nostre virtù ma anche le nostre zone d'ombra, le nostre paure e le nostre fragilità irrisolte. Quando un genitore perde la calma di fronte a un capriccio, per esempio, raramente il problema è il comportamento del bambino; quasi sempre è la risonanza che quel comportamento ha con il vissuto dell'adulto. Diventare competenti significa allora coltivare l'autoconsapevolezza. Dobbiamo imparare a riconoscere i nostri attivatori emotivi, a fare i conti con la nostra storia personale e con il modo in carenza in cui siamo stati educati. Solo curando le nostre vecchie ferite possiamo evitare di proiettarle sulle nuove generazioni.

Sviluppare il meglio di sé richiede una dote oggi rarissima: l'umiltà. La competenza non coincide con la perfezione. I genitori perfetti non esistono e, se esistessero, sarebbero persino dannosi, perché non preparerebbero i figli a un mondo che perfetto non è. Il genitore maturo è colui che accetta di sbagliare, che sa chiedere scusa al proprio figlio e che trasforma l’errore in un momento di apprendimento condiviso. Questo atteggiamento insegna la resilienza, termine spesso abusato in maniera non pertinente, molto più di mille discorsi teorici sulla gestione del fallimento.

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Perché oggi tanti genitori si sentono in difficoltà?

Sviluppare la parte migliore di noi significa imparare a sperimentare l'intelligenza emotiva,  validando le emozioni, sia le nostre sia quelle dei nostri figli. Troppo spesso questa società dell'immagine e col mito della competizione ci spinge a reprimere il pianto, la rabbia o la frustrazione. Un adulto competente sa invece accogliere queste tempeste emotive senza farsi travolgere, offrendo un porto sicuro e un vocabolario per nominare ciò che si agita nel cuore. Educare non è controllare o reprimere, ma guidare e integrare.

Infine, la competenza genitoriale si nutre di presenza, di ascolto autentico e di dialogo. In un’epoca dominata dalle distrazioni digitali e dalla fretta cronica, il dono più grande che possiamo fare ai nostri ragazzi è la nostra attenzione. L'attenzione non richiede una presenza quantitativa costante, ma una qualità dell'esserci che faccia sentire il bambino visto, riconosciuto e amato per quello che è, e non per le aspettative che riponiamo in lui.

Qual è il vero compito di un genitore?

La sfida della genitorialità è prima di tutto una sfida evolutiva personale. Non possiamo donare ciò che non possediamo. Se vogliamo figli empatici, dobbiamo praticare l'empatia; se li vogliamo pazienti, dobbiamo coltivare la pazienza; se li vogliamo felici, dobbiamo riconoscere la nostra piccola felicità. Sviluppare la parte migliore di noi non è un atto di egoismo, ma il più grande gesto di amore e di responsabilità che possiamo compiere per le generazioni di domani. Genitori non si nasce, si diventa, camminando un passo alla volta verso la versione più autentica,  consapevole e accogliente di noi stessi.

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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