La ragione non è nulla senza l’immaginazione
Cartesio
Diventare adulti
Quante volte abbiamo pensato che essere adulti, grandi, volesse significare smettere di sognare? E quante volte lo abbiamo ripetuto ai più giovani come se il sogno, il voler fantasticare, potesse essere prerogativa solo di una fase della vita immatura e precoce. Una fase in cui è possibile abbandonarsi alle fantasticherie e alle favole solo perché c’è un “grande” alle nostre spalle che ci protegge dalle cadute a terra.

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Sognare ad occhi aperti
Come se il sogno ad occhi aperti fosse pericoloso, in qualche modo, o avesse il potere di allontanarci pericolosamente dalla realtà. Come il gioco, l’immaginazione nel nostro codice sociale è qualcosa da confinare con cura nello spazio dell’infanzia e della giovinezza. La maturità dell’età adulta deve perdere necessariamente il colore dell’infanzia, e rassegnarsi al monocromatismo cupo, come gli “uomini grigi” del cartone animato del mondo di Momo.
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Sogno e realtà
E’ luogo comune che l’uso dell’immaginazione in età non più evolutiva sia indicativa di un rischio di distacco dalla realtà quasi irreversibile, simile alla follia, o che, peggio, possa rendere dipendenti da un mondo fittizio.
E’ interessante pensare come questo sia esattamente lo stesso timore di chi vorrebbe sottoporsi ad un percorso terapeutico con lo strumento dell’ipnosi: il timore di abbandonare lo strato di coscienza più superficiale, a favore della profondità, visto come un pericolo di abbandono al controllo dell’altro. In entrambi i casi, l’uso dell’immaginazione e l’induzione ipnotica producono esattamente l’effetto contrario: un maggiore contatto con la parte più profonda di noi stessi e di conseguenza una maggiore autonomia decisionale.
Stimolare l'immaginazione
La sollecitazione dell’immaginazione che nei bambini avviene attraverso i racconti e le favole è infatti molto vicina al processo di induzione ipnotica, tanto è vero che le mamme e i papà le usano per facilitare dolcemente il passaggio dalla veglia al sonno, perché la voce affettuosa del genitore pone il bambino in contatto con l’intera esperienza emotiva e affettiva della relazione con l’altro e lo predispone a raccogliere durante il sonno tutti i segnali che la sua stessa area più profonda e nascosta vorranno offrirgli. E’ proprio il contatto con le aree più remote della persona ad avere la capacità di mettere in moto le risorse che durante la veglia faticano ad emergere, per la stanchezza, l’affaticamento, le compressioni che la vita quotidiana imprimono in ciascuno di noi, soprattutto nei più piccoli.
Ed è per questo che stimolare l’immaginazione è sempre benefico in tutte le fasi della vita.
Connettersi con i nostri bisogni profondi
Il famoso adagio “ volere è potere” racconta proprio questo: quando ci si connette profondamente con le proprie necessità più urgenti e ci si pone con fiducia nella posizione di saperle ascoltare, è il momento in cui si può iniziare a dare una forma tutt’altro che immaginaria, bensì concreta al proprio futuro, radicandolo nei propri sogni e iniziando a costruire la realtà con cui verrà edificato. Il bambino è per sua natura non ancora condizionato dal rigore delle convenzioni sociali, i suoi canali percettivi si aprono con fiducia a tutte le sollecitazioni possibili e come un caleidoscopio in movimento creano contenuti immaginativi sempre nuovi che a loro volta sono i gradini in sequenza di una scala infinita di costruzioni. Queste costruzioni saranno la base su cui crescendo il bambino edificherà la propria vita, dando forma ad aspirazioni e desideri.
Saper costruire qualcosa
Un bambino che non ascolta, non legge le favole e non gioca, non avrà idea di cosa significhi costruire qualcosa. Durante la crescita, la capacità di affidarsi all’immaginazione va incoraggiata, in modo adeguato all’età e sempre con un attento monitoraggio osservativo da parte della famiglia; l’uso dei videogiochi a sfondo bellico non va demonizzato, è un tentativo dell’adolescente di trovare la giusta dimensione di sé in uno scenario di autodifesa e autodeterminazione combattiva, attraverso l’immedesimazione ludica.
Come sempre, non c’è miglior sollecitazione educativa dell’esempio in famiglia; un ragazzo che sa riflettersi in una mamma e un papà che non temono di sognare, imparerà a non perdere questa capacità, consapevole che è l’unico modo di crescere in una direzione evolutiva.
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ANTONELLA GAZZELLONE
medico criminologo, pedagogista clinico,
giudice tribunale minorile
Contatti: tel. 393.702.06.29
antonellagazzellone@gmail.com
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