L’estate è sinonimo di libertà anche per i genitori. Come evitare di trasformarla in un incubo senza regole?

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Le giornate si allungano, si evade dalla routine e i ritmi rallentano, compresi quelli della “supervisione” dei genitori sui figli… ma è un bene?

La parola ‘libertà’ intesa come salvaguardia del benessere individuale e del suo contesto di riferimento, si è inserita all’interno dei modelli educativi genitoriali soffocati da anni di rigidità, regole e punizioni dell’educazione autoritaria degli anni 50’, per evolversi in “autorevole” ed ultimamente in un modello educativo un po’ ‘anarchico’. La “libertà” oggi è diventata ‘commerciale’ - diciamocelo – e, talvolta, con un retrogusto abbandonico, della serie “fa un po’ come ti pare”.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Cosa determina la libertà educativa sui figli?

Il problema principale della “libertà educativa” si concretizza sia nell’assenza della figura genitoriale come riferimento contenitivo e normativo che passa attraverso le regole ed i confini, sia nella delega del proprio ‘potere’ genitoriale direttamente al figlio.

In altre parole, è vero che gli adolescenti hanno bisogno di imparare ad autoregolarsi nelle relazioni e sviluppare le cosiddette skills sociali, ma è altrettanto vero che i genitori dovrebbero essere disponibili a supervisionare -quantomeno a distanza- i movimenti relazionali dei propri figli perché non c’è una “responsabilizzazione del figlio” quando l’adulto scompare dalla scena educativa.

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Perché nasce questa delega educativa?

Molti genitori hanno paura di dire: “no” ai propri figli come se gli stessero negando la relazione vera e propria, perché confondono il contenimento genitoriale dato dal confine del ‘no’ con una propria inadeguatezza o incapacità. Pertanto:

  • concedono tutto sperando di essere amati sempre di più o di essere considerati dei ‘bravi genitori’ (gratificazione narcisistica);
  • offrono grandi libertà decisionali e modelli di autogestione, perché “se gli dico di no, poi mi odierà o peggio ancora, chissà cosa farà!”

Non cediamo alle provocazioni dei nostri adolescenti! I ragazzi hanno bisogno di genitori con le spalle larghe capaci di gestire queste rabbie e provocazioni. E, soprattutto, non deleghiamo loro la scelta su qualunque decisione solo perché sono più grandi: dall’orario di rientro alla gestione del cellulare, al modo di vestirsi per la scuola o la serata perché “tutte le mie amiche vanno vestite cosi”.

Non è in questo modo che conquisteremo il loro amore! Al contrario, avremo dei giovani adulti senza un riferimento autorevole interiorizzato e con il tempo saranno sopraffatti dall’ansia nel non trovare altri riferimenti adulti attorno a loro. Può essere utile leggere: Eviti di discutere con i figli? Ecco cosa si cela dietro al tuo timore e come risolvere

Non commettiamo l’errore di delegare loro le nostre responsabilità e ruoli genitoriali, perché la percezione che ne avranno sarà quella di un genitore pari per età al figlio e pertanto totalmente inaffidabile! Qualunque ‘regola’ imposta dopo, non avrà alcun peso in un figlio che non riconosce l’autorità genitoriale prima. Come può un figlio sentirsi ‘contenuto’ nei momenti più complicati della propria vita da un genitore che non ha mai usato il proprio tempo per discuterci, per ascoltarlo nei suoi ragionamenti, per contrattare insieme a lui il raggiungimento di un obiettivo comune e dirgli di NO motivandone le proprie opinioni?

Definire insieme il punto esatto in cui il figlio può arrivare (un confine appunto) ha una funzione protettiva, soprattutto perché determina dove non deve andare. È come quando abbiamo insegnato ai nostri figli ad attraversare la strada leggendo il semaforo; quel ‘verde’ diventa rassicurante perché ci fa attraversare con sicurezza e, allo stesso modo, deve svolgersi la nostra funzione genitoriale. Vuoi approfondire? Leggi: Educare, proteggere e dare fiducia: come farlo con i figli nel modo adeguato?

PATRIZIA VALENTI
psicoterapeuta sistemico-relazionale Direttrice "STF Studio Terapia Familiare"

CONTATTI web: studioterapiafamiliare.com
tel. 339.733.47.11

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