Fiabe e altre magie: “La mela settembrina…”

C’era una volta la mela settembrina, era piccola, piccola e nessuno la voleva.... 

Lei sola, stava a guardare i suoi fratelli e le sorelle, che uno alla volta, se ne andavano.

Fantasticava su di loro. Dove andavano? Che bimbi conoscevano? Che avventure realizzavano? Lei stava lì, nel suo cantuccio, piccola mela settembrina e, d’incanto si trovò tra le mani di un piccolo paffuto bambino. E insieme trotterellando, si trovò nella stanza del bambino: si guardò attorno.
Vi erano giocattoli in ogni angolo, libri con illustrazioni colorate su un piccolo tavolo, matite e pennarelli, un lettino e… meraviglia delle meraviglie, un alberino di mele. Era liscio, senza foglie, rigido, ma aveva tanti rami e riconobbe che era il suo… nido dove era germogliata e poi sbocciata e poi maturata. Il paffuto bambino la osservava con curiosità, poi depose la mela settembrina su di un ramo.

Quasi quasi cadde, ma il paffuto bambino congiunse le manine e lei cadde nel suo interno. Erano calde, quelle manine, lisce e profumate. E piano la riportò su di un ramo, il più alto. Poteva osservare tutto intorno, il paffuto bambino rideva e batteva le manine e anche lei avrebbe voluto battere le manine, ma era tanto stanca, aveva avuto una giornata piena di sorprese e sentì che lentamente gli occhi si chiudevano e incominciò a dormire e… a sognare.

La mela settembrina si era ritrovata al mercato e... osservava tutto il via vai delle persone che giravano tra i banchi, per fare acquisti. Era, lei piccola, tra mele più grandi e riconobbe uno dei suoi fratelli che, con la buccia lucida e tutta rossa, non la degnava di uno sguardo. E in quel momento una signora impellicciata scelse quella mela e la mise in un cartoccio.
Addio fratello, pensò, la mela settembrina! Mentre la fruttivendola la adocchiò, la pose all’interno della tasca del grembiule, andava avanti e indietro dal bancone. Si buscò un colpo, chissà dove aveva sbattuto? E la fruttivendola la sollevò e la pose vicino a dei pomodori rossi, lucidi e al vederla si voltarono dall’altra parte. Perché sono più grandi me? Che sfacciati! E ritrovò sul bancone altri fratelli e qualche sorella che, raffreddati, erano diventati molli, deformati e sudati....
Non riuscì a trattenersi, incominciò a ridere e mentre rideva si muoveva così tanto, che andò a scivolare verso i pomodori che la scansarono e così si trovò a rotolare per terra. Sentì qualche dolorino, qua e là, ma era così stanca per tutte quelle emozioni, che si… addormentò non prima di aver mandato un pensiero ai suoi fratelli... (continua la prossima volta!)

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio