Figli nostri, o figli delle nostre paure?

Nel lontano 1999 il grande Giovanni Bollea scriveva il libro "Le madri non sbagliano mai" che ha rassicurato generazioni di genitori alle prime armi ma che mi pare ormai un po' superato... 

Trovo senza dubbio più attuale l'articolo del collega Paolo Sarti dal titolo "i figli della paura" che così descrive i sentimenti dei genitori di oggi: "Prima che nasca... paura che soffra, paura che sia troppo piccolo, paura che nasca troppo presto, paura che nasca tardi, paura che sia malformato o che non c'è la faccia.

Finalmente è nato... paura che soffra per la separazione dal corpo della madre, paura che non si risvegli, paura che non si addormenti, paura dei germi, paura di "romperlo", paura che abbia freddo, paura che abbia caldo, paura che non mangi, paura della cacca... sono tre giorni che non la fa!!!

Comincia a crescere... paura delle malattie, paura delle vaccinazioni, paura degli antibiotici, terrore del cortisone,  paura che i nonni lo vizino o che la tata lo torturi, paura che rifiuti la pappa, paura delle allergie, paura di mandarlo al nido e con il lavoro come si fa? 

Infine adolescente... paura degli amici, paura che si droghi, che sia omosessuale, paura del motorino, paura di una gravidanza, paura che sia dislessico, che sia preso in giro dai compagni, paura di parlarci,  paura... che abbia paura..."

Che bambini saranno e che adolescenti poi questi "figli delle nostre paure"? 

Saranno di sicuro spaventati, insicuri, alcuni cercheranno la soluzione nell'aggressività, altri nella forza ottusa del branco oppure saranno vittime sacrificali ma saranno di certo generazioni di giovani ripiegati su se stessi, incapaci di accettare ciò che è diverso per colore della pelle, religione, tendenze sessuali. 

Spetta dunque a noi genitori per primi superare le nostre paure o quantomeno ridimensionarle e renderle invisibili agli occhi dei nostri figli tenendo presente che loro sono più resistenti di quanto pensiamo, fin da neonati non si 'rompono' facilmente, i nonni e le tate sono solo un grande aiuto e le ginocchia sbucciate sono segno di salute e vivacità e non devono mai mancare e, se ogni tanto cadranno i nostri ragazzi, guardiamoli rialzarsi da soli e solo se sono in vera difficoltà interveniamo ad aiutarli! 

Insegniamo loro la forza della tolleranza ed impariamo noi stessi a vivere serenamente questa stupenda esperienza di essere madri e padri per trasmettere poi loro la sicurezza, il carattere, la gioia necessari ad affrontare quella meravigliosa avventura che può e deve essere la Vita.•

a cura dott.ssa Marina Ciampoli
ex-responsabile unità pediatrica-nido Ospedale Palestrina RM