La sfida del cibo

Il cibo, e più in generale il momento del pasto, rappresentano per molte famiglie di bimbi autistici una sfida vera e propria.

Fin dai primi anni di vita, molti dei nostri bambini manifestano un rapporto difficile con il cibo, che può tradursi in selettività alimentare e rifiuto del cibo stesso.

Per selettività alimentare si intendono non solo interessi alimentari ristretti, ma anche predilezione per una certa consistenza della pietanza o per un colore e odore, fino alla modalità di impiattamento.

Se la selettività alimentare è spesso comune a tutti i bambini e tende a scomparire con l’andare del tempo, per i bimbi autistici, invece, certe modalità di assumere il cibo diventano un vero e proprio rituale che difficilmente si riesce ad eliminare, se non in parte.

L'immagine è composta da tanti cerchi luminosi di differenti colori che si fondono fra loro e rappresenta idealmente l'unione e il sostegno della Community Etica di Bambini e Genitori

A volte poi la selettività cambia periodicamente, così come Picasso aveva il periodo blu, in cui per i suoi quadri sceglieva unicamente il colore blu, così i nostri bambini possono avere il periodo rosso: tutte le pietanze devono essere rosse, per poi passare a quello verde, e così via.

In generale, alla base di questa rigidità nel variare la propria alimentazione vi sono probabilmente disturbi gastrointestinali, piuttosto che difficoltà nella masticazione o deglutizione.

Personalmente, ritengo valida anche un’altra possibilità ascoltata di recente: la scarsa attitudine del bambino autistico a tollerare l’imprevisto, lo portano a muoversi nel terreno del conosciuto, di ciò che a livello sensoriale ha già registrato. Se la registrazione è avvenuta per la consistenza cremosa, o per il colore rosso, o per quella certa temperatura, il bambino vorrà muoversi nella sua “comfort zone” e nutrirsi solo di ciò che vi rientra, diciamo così, per evitare sorprese.

Ovviamente esistono una serie di esercizi e tecniche che, sotto la guida di personale esperto, permetterà al bambino di allargare il suo orizzonte “alimentare”, introducendo così nella sua dieta anche alimenti fino ad allora “proibiti”.

Provate solo ad immaginare, la difficoltà ad andare al ristorante in questi casi. La nostra paura è quasi sempre quella di non trovare nulla nel menu di adeguato e lasciare il nostro bimbo digiuno, o peggio ancora, di scatenare in nostro figlio un comportamento problema, magari di fronte a tutti, semplicemente perché la pasta non è del giusto formato o non è rossa.

Solo con la terapia e affrontando  certe difficoltà, il nostro bambino  riuscirà, non solo ad assumere alimenti più vari e ad avere una dieta più bilanciata, ma anche a vivere una vita sociale più ricca insieme alla sua famiglia.

FRANCESCA DELMONTE
presidente "Comitato Autismo 365"

Contatti: autismo365.it


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