Tuo figlio fatica a dormire? 5 modi che funzionano davvero per aiutarlo a superare l’ansia notturna, fin da piccolissimo!

“Mamma, non riesco a dormire!” Quante volte ci è capitato di sentire queste parole pronunciate con una vocina tremante nel cuore della notte?

Dietro a un sonno agitato o a risvegli frequenti, spesso si nasconde un vissuto emotivo profondo, che merita attenzione. L’ansia non “arriva da grandi”, può fare capolino anche nella primissima infanzia e si manifesta proprio nel momento più vulnerabile e simbolico della giornata, quello del sonno.

Questo contenuto è Certificato

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo. Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi e Alberto Pellai, veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Si può provare ansia fin da piccoli? Perché?

Accade spesso: i bambini sono molto sensibili, immersi in stimoli, cambiamenti, richieste. Il loro sistema nervoso è in maturazione e faticano a decodificare ciò che sentono, a dare un nome alle emozioni. E il disagio lo esprimono con il comportamento (irritabilità, difficoltà ad addormentarsi, incubi, bisogno di contatto…). L’ansia può emergere:

  • durante i passaggi di crescita: inizio del nido, arrivo di un fratellino, ecc…
  • per sovraccarico emotivo: nuove routine, cambiamenti familiari, genitori agitati…
  • quando il bambino sente che deve “essere” qualcosa che ancora non è, o non si sente libero di essere sé stesso.

L’ansia è una spia, è un modo che i nostri bambini hanno per dirci: sto cercando un equilibrio, ma non riesco a trovarlo”. Il loro corpo reagisce, il respiro cambia, il cuore accelera e dormire diventa difficile e magari dopo mesi di notti serene arriva la difficoltà ad addormentarsi da soli, pianti notturni, paure, regressioni improvvise...

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I neonati possono vivere ansia e difficoltà nel sonno?

Sì! Nei primi mesi di vita il sonno non è solo una funzione biologica, è anche un'esperienza di relazione e di continuità. I neonati percepiscono il mondo attraverso i sensi e ogni separazione dalla figura di riferimento -anche temporanea- può essere vissuta come fonte di disagio. Risvegli frequenti, difficoltà ad addormentarsi nella culla, pianti intensi soprattutto nelle ore serali, agitazione o maggiore irritabilità dopo eventi stressanti (vaccinazioni, spostamenti) sonosegnali di un neonato che vive ansia o stress.

Nelle nostre vite accelerate dove bisogna “fare” di continuo, tutto ha un ritmo, tranne il tempo per ascoltarsi! E se noi siamo ansiosi, in affanno, lo diventano anche i figli. Le nostre aspettative, anche quelle non dette, rappresentano un carico silenzioso e i bambini la percepiscono. A questo proposito può esserti utile leggere: Essere genitori fra ideali e realtà: quando il conflitto è dentro di noi, come affrontarlo?

5 strategie per aiutare i nostri figli che funzionano davvero

  1. Accogliere le emozioni senza spegnerle: quando un bambino esprime disagio, la prima reazione istintiva è calmarlo, ma questo non vuol dire zittirlo. Le emozioni hanno bisogno di un nome, di un adulto che dica: “Capisco che hai paura. Sono qui con te”. Solo così il bambino impara che l’ansia non è un mostro da cui scappare, ma un messaggio da ascoltare.
  2. Creare rituali serali lenti e rassicuranti: il momento della nanna dovrebbe essere un rito, non una corsa contro il tempo. Aiutiamoli spegnendo le luci forti 30 minuti prima; evitando stimoli intensi (tv, devices, giochi movimentati); utilizziamo una routine (es.: bagnetto, pigiama, libro) che sia prevedibile per far calare l’ansia e permettere al sonno di arrivare più facilmente.
  3. Ascoltare il corpo, insegnare la consapevolezza: anche i più piccoli possono imparare a riconoscere ciò che sentono. Possiamo dire: “Senti il tuo cuoricino che batte forte? Facciamo insieme tre respiri lenti.”  Con piccoli esercizi di respirazione e rilassamento, i bambini imparano a ritrovare il sonno come un porto sicuro.
  4. Prendersi cura anche del nostro sonno e delle nostre ansie: siamo il primo specchio emotivo dei nostri figli. Dedicare tempo a noi, ai nostri bisogni, non è egoismo ma prevenzione. Il nostro equilibrio nutre il loro.
  5. Chiedere aiuto! Se l’ansia dei nostri figli, anche piccolissimi, si manifesta in modo intenso o perdura nel tempo, chiedere un confronto con una figura esperta (pediatra, psicologo infantile, consulente del sonno) può essere un passo prezioso. Non per “trovare la soluzione”, ma per aprire uno spazio di ascolto e comprensione.

Il sonno può diventare una scuola di consapevolezza, di fiducia, di amore. Un tempo sacro, dove bambini, neonati e adulti si fermano, si ascoltano, e imparano a rispondere ai propri bisogni più profondi.

Un bambino che dorme bene è un bambino che si sente al sicuro. E un genitore che lo accompagna con empatia, è un genitore che semina pace anche nei suoi sogni. Se vuoi approfondire, puoi leggere: Hai figli piccoli? 5 strategie da mettere in pratica per sostenere la loro autostima attraverso il sonno

RONDINE DE LUCA
puericultrice e sleep coach, fondatrice Accademia formazione consulenti del sonno

CONTATTI web: lefatedellananna.it
Instagram: @lefatedellananna

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