Quando la libertà di decidere diventa un lusso per pochi
Scegliere significa prendere una direzione, considerarla la migliore possibile e, inevitabilmente, rinunciare ad altre. È così per tutti, almeno in apparenza. Ma ci sono scelte che pesano più di altre, decisioni che non consentono un ritorno e ci lasciano con domande che non smettono di tornare: sarà stata quella giusta? E se non lo fosse stata, come sarebbero andate le cose?*
Le scelte dei genitori di bambini autistici sono davvero libere?
Per noi genitori di bimbi autistici, le scelte assumono un peso diverso. Decidere un percorso riabilitativo, affidarsi a un professionista o scegliere una scuola non è mai solo una questione organizzativa: può diventare una scelta definitiva, con conseguenze importanti e, a volte, irreversibili.
Il cambiamento, per molti dei nostri figli, è qualcosa di difficile da affrontare. Per alcuni è un momento addirittura doloroso. E allora, più che “scegliere” continuamente, ci troviamo ad *affidarci*: all’intuito, al nostro sentire più profondo, e soprattutto alla speranza.
Speriamo che la strada intrapresa sia quella giusta, anche se il dubbio ci accompagna sempre.
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Cosa succede quando una scelta sbagliata diventa un punto di non ritorno?
Una decisione errata può compromettere anni di fatiche, di progressi conquistati passo dopo passo. È per questo che ogni scelta si porta dietro un carico di ansia costante: e se sbagliassi? E se, nel tentativo di fare il meglio per mio figlio, finissi invece per fargli del male?
Eppure, spesso, non abbiamo alternative reali. In una società che ancora oggi dimostra scarso interesse per l’autismo, le nostre scelte sono, di fatto, “scelte obbligate”.
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Quando la società toglie la possibilità di scegliere
Facciamo un esempio semplice: un ragazzo autistico con grandi capacità potrebbe voler intraprendere un percorso universitario. Ma i test d’ingresso, pensati per menti neurotipiche, lo mettono in difficoltà non perché sia meno intelligente, ma perché “funziona” in modo diverso.
Il risultato? Quel percorso, per lui, diventa irraggiungibile. Non per mancanza di capacità, ma per mancanza di comprensione da parte del sistema.
E non è l’unico caso. Se un gruppo sportivo rifiuta un bambino “per paura” di comportamenti aggressivi, basandosi su un pregiudizio, quel bambino viene escluso da un’esperienza importante, da una possibilità di crescita. Anche qui, la scelta non c’è.
Allora, chi può davvero scegliere?
Per molti, fortunatamente, la possibilità di scegliere rimane aperta: si può cambiare idea, correggere la rotta, ricominciare. Ma per i bambini e ragazzi autistici, le occasioni di scelta sono poche, a volte uniche, e in certi casi nemmeno esistono. Ecco perché ogni passo, ogni decisione che prendiamo per loro, pesa come una responsabilità enorme. E allo stesso tempo, è un atto d’amore immenso: scegliere, anche quando non si può davvero scegliere.

FRANCESCA DELMONTE
presidente "Comitato Autismo 365"
CONTATTI web: autismo365.it
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