«Ognuno faccia la sua parte per educare all'uso virtuoso del virtuale»
Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Movimento Bambino onlus e colonna portante della Comunità Educante di Bambini e Genitori, il primo Ente NOprofit a sostegno delle famiglie, è in libreria con Il bullo interiore Le radici del bullismo e del cyberbullismo, scritto col collega Cristiano Zamprioli (Armando Curcio Editore). «È necessario – esorta – liberare l'immaginario delle nuove generazioni ed educarle ad un uso virtuale della tecnologia».
L'anno scolastico sta per iniziare ed è sempre più frequente sorprendere i nostri figli porre domande a strumenti come ChatGPT per svolgere i compiti.
C'è chi dice che i telefonini sono come le calcolatrici, Lei è d'accordo?
«L'intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un patrimonio dell'umanità se fosse utilizzata nel modo giusto. È la super competenza delle competenze: è un grande archivio in cui sono raccolte tutte le fatiche immense che hanno visto l'uomo protagonista per milioni di anni. Poter fruire agevolmente di un patrimonio incommensurabile è certamente un beneficio, ma quell'aiuto non deve essere sostitutivo».
I nostri ragazzi stanno diventando più pigri a causa della pervasività della tecnologia?
«Non parlerei di pigrizia e non alimenterei questa posizione che pare quasi giustificativa. Il costume di non faticare per arrivare ad una soluzione è sempre più diffuso, ma la vera emergenza si chiama dipendenza. Una dipendenza che, se diventa totale, può essere paragonata a quella del neonato dalla madre. E nelle menti più adulte dei ragazzi può produrre depressione». Se vuoi approfondire, leggi: Perché i figli adolescenti diventano aggressivi e ci sfidano?
Come educarli ad un uso virtuoso della tecnologia?
«Innanzitutto, vanno formati gli educatori: famiglie e insegnanti. Va arginata quella perdita di potere e capacità di avanzare da soli attraverso idee e intuizioni che sta contagiando i nativi digitali: delegare tutto alle tecnologie significa favorire una dipendenza che poi non produce ulteriore necessità di ricerca. Estremizzando, come scrivevo già nel 2009 con Tonino Cantelmi e Francesca Orlandi ne L'immaginario prigioniero Come educare i nostri figli a un uso creativo e responsabile delle nuove tecnologie, il rischio è che sparisca l'essere umano ed emerga prepotentemente l'essere artificiale, l'avatar».
Il teologo francescano Paolo Benanti, unico italiano membro del comitato sull'intelligenza artificiale delle Nazioni Unite, è più preoccupato dei danni prodotti dalla stupidità naturale...
«Solo due cose sono infinite – sosteneva Albert Einstein –: l'universo, su cui ho ancora dubbi, e la stupidità umana. Un esempio? I 56 conflitti bellici in corso nel mondo».
Oggi esistono applicazioni che consentono ai genitori di bloccare certi contenuti fruibili su Internet e di fissare, in collaborazione coi propri figli, il cosiddetto "tempo schermo".
Cosa ne pensa?
«Fissare regole e confini in maniera competente è sempre auspicabile e, finalmente, dopo anni in cui si è ignorato il fenomeno, è possibile farlo concretamente. La famiglia, però, non deve essere lasciata sola: serve una materia scolastica ad hoc. Sono almeno dieci anni, anche alla luce del rischio ritiro sociale tipico della sindrome Hikikomori, che noi psicoterapeuti suggeriamo un intervento didattico. La dipendenza da smartphone sta assumendo gli stessi connotati di quella da droga: basta osservare le reazioni dei ragazzini di fronte all'imperativo categorico di un genitore che dice: "Adesso basta". C'è chi ha subito calci, pugni o fughe da casa. Siamo di fronte a vere crisi d'astinenza 5.0». Se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: Come si diventa un genitore competente?
Che fare?
«È semplice: gli adulti devono mettersi a studiare seriamente i rischi connessi ai dispositivi che mettono in mano ai figli e imparare ad organizzare, con autorevolezza, un uso virtuoso del virtuale. Segnalo un altro mio libro: Prima di tutto la famiglia L'Accademia della famiglia al tempo del virtuale, sempre Curcio editore». E se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: Figli connessi: siamo sicuri che siano anche felici?
C'è qualcosa che si può ancora salvare?
«La cultura, l'approfondimento e la psicologia. Va corretta la comunicazione. Cito l'antica leggenda africana del colibrì che risponde anche al nostro bisogno, in una società che ci bombarda di informazioni negative, di buoni esempi: la foresta è in fiamme e gli animali scappano. Solo un uccellino va controvento: "Ho una goccia d'acqua e la vado a scaricare sull'incendio. Provo a fare la mia parte per spegnerlo».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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