Sicurezza dei figli e intelligenza artificiale: quali pericoli dobbiamo conoscere? Ascoltiamo i consigli di Paolo Crepet

«Affidare ogni soluzione ad una macchina è la morte del pensiero. Anche se i buoi sono già scappati, voglio esercitare il mio diritto a dire “no”».

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, colonna portante della Comunità Educante di Bambini e Genitori, il primo Ente NOprofit a sostegno delle famiglie, non ha dubbi e nell'incipit del suo nuovo libro che uscirà nella primavera 2026 e che non ha ancora un titolo, sarà scritto: «Nulla di ciò che leggerete è prodotto dall'intelligenza artificiale».

È sempre più frequente sorprendere un ragazzino che interroga il proprio smartphone per avere risposte immediate su qualsiasi argomento, dalla posizione di un negozio in cui fare compere ad un quesito scolastico…

Professor Crepet, cosa ne pensa?

«Ne penso il peggio possibile. Non è nemmeno dipendenza, non possiamo considerare le tecnologie come fossero una droga, è proprio un nuovo modo di non pensare. Che, purtroppo, appartiene anche ai genitori, che non si sanno separare dal proprio telefonino neanche a tavola».

Qual è il rischio dell'utilizzo sfrenato della tecnologia in età evolutiva?       

«Una completa perdita di autonomia. Se da una parte vinci, dall'altra perdi. Con l'intelligenza artificiale siamo all'evoluzione estrema della calcolatrice, che ha aiutato il nostro cervello a fare i conti in maniera più rapida ma ci ha fatto perdere la capacità di calcolo. Un cannocchiale ci fa vedere lontano e più nitidamente le cose, ma non va a cancellare il ruolo dell'occhio. L'intelligenza artificiale, invece, è un salto enorme, esponenziale rispetto a qualsiasi altra innovazione tecnologica. Non migliora o supporta una nostra capacità singola; la sostituisce, elimina lo sforzo. È stata, completamente, superata la linea Maginot». A questo proposito, puoi approfondire leggendo: Vogliamo crescere figli felici?


Sì al braccio meccanico che aiuta il facchino che prima si spaccava la schiena per tirare su un peso, dunque, ma…

Dobbiamo far attenzione al processo in atto di sostituzione macchina-uomo?

«È evidente. Non esiste solo l'intelligenza artificiale. La robotica, per esempio, ha un'evoluzione straordinaria. Non siamo qui per demonizzare il progresso, ma oggi le big tech stanno andando troppo oltre. Siamo alla geopolitica. Recentemente a Pechino abbiamo visto umanoidi sfidarsi a colpi di pallone. Questo non è progresso, questa è una dimostrazione di onnipotenza da parte di un Paese che vuol ricordare che le sue capacità tecnologiche sono arrivate a un livello tale da far tremare il mondo».


C'è qualcosa che si può ancora fare per arginare questa egemonia tecnologica?

«Se esiste un umanoide in grado di calciare come Maradona c'è poco da arginare. L'intelligenza artificiale ha già immagazzinato tutte le informazioni sul calcio mondiale. E non solo. Tutto lo scibile è stato memorizzato». Ti potrebbe interessare approfondire con: L’intelligenza artificiale è utile al cervello dei nostri figli?


In un mondo in cui tutto è praticamente possibile, come possiamo formare le nuove generazioni ad un utilizzo sano di questi strumenti?

È possibile educare ad un uso virtuoso del virtuale?

«Parlare di uso virtuoso del virtuale è puro marketing. Mi dispiace, ma qualcuno dovrà pure avere il coraggio di dirlo. Per salvare i nostri figli bisognerebbe ritornare al Novecento. Che fare con l'intelligenza artificiale? È semplice. basta non usarla». Puoi approfondire leggendo: Seminiamo emozioni, diamo lezioni di sogni!


Lei non è mai caduto in tentazione?

«Certo, ho provato qualcosa. Ma, sinceramente, non ci ho trovato niente di imperdibile. E non sono un retrogrado che non usa la tecnologia. Ma preferisco ausili come YouTube, di cui è possibile fare un uso consapevole andando ad approfondire, autonomamente, quel che si ignora e che si vuole conoscere».


Da quest'anno anche nelle scuole superiori italiane sarà vietato l'uso del telefonino agli studenti. Ne è contento?

« Il ministro dell'Istruzione e del merito Giuseppe Valditara conosce il mio pensiero: non è abbastanza. È ancora troppo poco. In Paesi come l'Australia, la Francia, la Finlandia e l'Inghilterra esistono leggi coraggiose che vietano l'uso dei social ai minori di 16 anni. Ciò significa che si potrebbe fare molto di più anche qua, dove preferiamo continuare a dare messaggi contraddittori e a non mettere i bastoni fra le ruote ai profitti delle grandi multinazionali».


A un ipotetico nipote che alla vigilia della prima media le chiede uno smartphone, cosa risponde?

«Che gli regalo una bicicletta». Se vuoi proseguire, può esserti utile leggere: Vita reale vs. Virtuale: alla ricerca dell’orizzonte perduto con i consigli di Paolo Crepet

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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